Il Kenya si prepara a una nuova stagione di piogge potenzialmente eccezionali. Il ministero dell’Interno ha presentato il 1° settembre un piano nazionale di preparazione agli effetti di El Niño, in vista della stagione delle piogge brevi, che nel Paese si concentra generalmente tra ottobre e dicembre.
Le autorità temono che il fenomeno climatico possa produrre precipitazioni molto superiori alla media, con conseguenze particolarmente gravi nelle aree già vulnerabili alle inondazioni, alle frane e al dissesto delle infrastrutture. Secondo la Croce Rossa kenyana, 46 delle 47 contee del Paese potrebbero essere interessate nei prossimi mesi da piogge superiori alla norma, con particolare esposizione delle regioni occidentali, della Rift Valley e della costa.
Il piano governativo individua sette linee di intervento. Tra le priorità figura innanzitutto la mappatura delle zone maggiormente esposte, così da consentire evacuazioni più rapide qualora le precipitazioni rendessero necessario l’allontanamento della popolazione.
Un secondo fronte riguarda le infrastrutture urbane. Le autorità prevedono interventi di pulizia e manutenzione dei sistemi di drenaggio, considerati uno dei punti critici nella gestione delle precipitazioni estreme. Tra le città maggiormente sorvegliate c’è Nairobi, dove l’espansione urbana, l’impermeabilizzazione del suolo e l’insufficienza di alcune reti di smaltimento delle acque possono amplificare gli effetti delle piogge intense.
Il problema non è soltanto meteorologico. La capacità di un territorio di assorbire precipitazioni eccezionali dipende infatti anche dalla qualità delle infrastrutture, dall’urbanizzazione, dalla localizzazione degli insediamenti e dalla possibilità di raggiungere rapidamente le persone esposte. La preparazione annunciata dal governo kenyano cerca dunque di intervenire prima dell’emergenza, individuando preventivamente le vulnerabilità che potrebbero trasformare un evento climatico estremo in un disastro.
Un altro elemento centrale è la preparazione della popolazione alla possibilità di evacuazioni. Sono già state individuate aree di rifugio nelle quali vengono predisposte scorte di cibo e medicinali. Parallelamente, le autorità intendono rafforzare le attività di sensibilizzazione, affinché le comunità delle zone più esposte conoscano i rischi e sappiano come comportarsi nel caso venga disposto l’abbandono delle abitazioni.
Il precedente più vicino spiega la preoccupazione. L’episodio di El Niño del 2023-2024 fu accompagnato in Kenya da piogge e inondazioni devastanti. Secondo i dati della Federazione internazionale delle società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa riportati da RFI, gli eventi provocarono complessivamente 490 morti e costrinsero circa 790.000 persone a lasciare le proprie case.
Tra le immagini rimaste impresse di quella stagione vi sono quelle di Mai Mahiu, nella Rift Valley, dove nell’aprile 2024 precipitazioni torrenziali e una violentissima piena investirono abitazioni e infrastrutture. Quell’esperienza costituisce oggi uno dei precedenti rispetto ai quali misurare l’efficacia della preparazione.
La strategia annunciata per i prossimi mesi mostra così un passaggio decisivo nella gestione delle emergenze climatiche: non attendere che l’evento estremo produca le sue conseguenze, ma agire sulle condizioni che possono moltiplicarne gli effetti. Cartografia del rischio, manutenzione, evacuazione, informazione e predisposizione dei rifugi diventano parti di una stessa politica di prevenzione.
In un Paese nel quale quasi tutto il territorio potrebbe essere interessato da precipitazioni superiori alla norma, la sfida sarà soprattutto trasformare il piano predisposto a livello nazionale in capacità operativa nei territori. La prova arriverà con le piogge di ottobre.


