Le piogge torrenziali che hanno colpito il Kenya tra il 7 e il 9 marzo hanno provocato gravi inondazioni in diverse aree del paese, causando almeno 42 morti e costringendo oltre 50.000 persone ad abbandonare le proprie case. La capitale Nairobi è la città più colpita dall’emergenza, dove il sistema di drenaggio urbano non è riuscito a reggere l’intensità delle precipitazioni.
Secondo i dati diffusi dal Kenya Meteorological Department (KMD), tra venerdì e sabato Nairobi ha registrato alcuni dei livelli di pioggia più elevati dell’intero paese. Le precipitazioni hanno rapidamente saturato canali e fognature, provocando allagamenti diffusi in numerosi quartieri della capitale e paralizzando parte della rete stradale.
Le stazioni meteorologiche hanno registrato quantità di pioggia eccezionali. Presso la base aerea di Moi sono caduti 67,3 millimetri di pioggia venerdì e 145 millimetri sabato. A Dagoretti si sono registrati 51,3 millimetri venerdì e 112 millimetri il giorno successivo. All’aeroporto Wilson sono stati misurati 88 millimetri venerdì e addirittura 160 millimetri sabato, mentre a Kabete sono caduti 121 millimetri venerdì e 117 millimetri sabato, dopo altri 144 millimetri registrati già il 2 marzo.
At least 42 people have been killed by floods across the country, Public Service, Human Capital Development and Special Programmes Cabinet Secretary Geoffrey Ruku has announced.https://t.co/kDcftQVDNj
— The Standard Digital (@StandardKenya) March 9, 2026
Secondo Mary Kilavi, assistente direttore del KMD, l’agenzia meteorologica aveva segnalato con anticipo la possibilità di precipitazioni molto intense tra il 4 e l’8 marzo. Le previsioni indicano ora una progressiva diminuzione dell’intensità e dell’estensione delle piogge nei prossimi giorni, anche se la situazione resta critica in diverse aree già allagate.
Il bilancio delle vittime continua tuttavia a crescere. Il segretario generale della Croce Rossa del Kenya, Ahmed Idris, ha confermato che almeno 42 persone hanno perso la vita e che oltre 50.000 risultano sfollate in tutto il paese. Le squadre di soccorso sono ancora impegnate nelle operazioni di ricerca e recupero, mentre continuano le segnalazioni di persone disperse.
La maggior parte delle vittime si registra nella capitale. Secondo i dati della polizia, 26 morti sono stati registrati a Nairobi, 10 nella regione orientale del Kenya, quattro nella Rift Valley e una vittima rispettivamente nelle regioni di Nyanza e della costa.
Le autorità locali hanno invitato i cittadini che hanno parenti o amici scomparsi dopo le inondazioni a recarsi al Nairobi City Mortuary per aiutare nell’identificazione delle vittime. Al momento la struttura ospita 27 corpi non ancora identificati: tra questi 22 uomini, tre donne e due bambini. Sono in corso esami autoptici e procedure ufficiali di riconoscimento.
Le inondazioni improvvise del fine settimana hanno causato danni diffusi a case, negozi e infrastrutture urbane, costringendo numerosi residenti a evacuare le zone più esposte. Diversi tratti stradali sono stati chiusi e il traffico nella capitale ha subito forti interruzioni.
Il governatore di Nairobi, Johnson Sakaja, ha definito l’emergenza una vera e propria “catastrofe nazionale”, sottolineando come uno dei problemi strutturali principali sia rappresentato dal sistema di drenaggio urbano, considerato insufficiente rispetto alla crescita della città.
Secondo Sakaja, per una revisione completa del sistema di drenaggio di Nairobi sarebbero necessari circa 25 miliardi di scellini kenioti. Più in generale, la capitale avrebbe bisogno di almeno 60 miliardi di scellini all’anno per affrontare adeguatamente le esigenze infrastrutturali e garantire i servizi pubblici.
Il governatore ha tuttavia espresso un moderato ottimismo per il recente accordo di cooperazione tra il governo nazionale e l’amministrazione della contea, che potrebbe sbloccare fino a 80 miliardi di scellini destinati allo sviluppo delle infrastrutture e al miglioramento dei servizi urbani.
Le piogge degli ultimi giorni riaccendono il dibattito sulla vulnerabilità delle grandi città africane di fronte agli eventi meteorologici estremi. L’espansione urbana, spesso accompagnata da sistemi infrastrutturali insufficienti, rende infatti molte metropoli particolarmente esposte agli effetti di precipitazioni intense e improvvise.


