L’inizio del 2026 segna un punto di svolta per i mercati finanziari africani. Kenya, Costa d’Avorio, RDCongo, Camerun e Benin hanno collocato sui mercati internazionali titoli di debito in dollari per un totale vicino ai 6 miliardi di dollari, circa 5 miliardi di euro: il livello più alto registrato dall’inizio di un anno dal 2013.
Si tratta di un dato che segnala un mutamento di clima nei confronti del rischio sovrano africano. Dopo gli anni segnati dalla crisi pandemica e dalle turbolenze globali, diversi Stati del continente tornano con decisione sui mercati internazionali dei capitali, beneficiando di condizioni finanziarie più favorevoli e di una percezione in miglioramento da parte degli investitori.
A favorire questa “corsa” verso i titoli africani concorrono diversi fattori. In primo luogo, un miglioramento nella valutazione del rischio di alcuni Paesi, sostenuto anche dalle più recenti revisioni delle agenzie di rating. Parallelamente, sui mercati tradizionali del debito si registra un certo affollamento: in questo contesto, i rendimenti offerti dai titoli sovrani africani risultano più appetibili rispetto a quelli dei Paesi sviluppati.
Secondo l’analista Ange Ponou di SikaFinance, il rendimento delle obbligazioni dei Paesi avanzati non appare più competitivo rispetto a quello dei titoli sovrani africani. La Costa d’Avorio, ad esempio, ha raccolto la scorsa settimana 1,3 miliardi di dollari a un tasso d’interesse del 5,39%, condizioni considerate più vantaggiose perfino rispetto al mercato finanziario regionale dell’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale.
Il ritorno ai mercati internazionali rappresenta anche un cambio di scenario rispetto agli anni del Covid-19, quando molti Stati africani avevano privilegiato il ricorso ai mercati regionali. Oggi, con un contesto globale meno instabile, Paesi come Kenya e Costa d’Avorio tornano a finanziarsi all’estero, intercettando capitali in dollari.
Oltre agli aspetti strettamente finanziari, il rinnovato interesse degli investitori riflette anche il dinamismo economico di diversi settori strategici. Le attività minerarie e gli idrocarburi sono sempre più competitivi rispetto ad altre aree del mondo, mentre grandi progetti industriali contribuiscono a rafforzare l’immagine di un continente in trasformazione.
Tra i simboli di questa fase vi è il maxi progetto di raffineria avviato da Aliko Dangote a Lekki, in Nigeria, una delle iniziative industriali più ambiziose degli ultimi anni nell’Africa subsahariana. Progetti di questa portata, insieme alla crescita di alcuni indicatori macroeconomici, stanno contribuendo a modificare la percezione del rischio africano sui mercati globali.
La dinamica non sembra destinata a esaurirsi nel breve periodo. La Repubblica Democratica del Congo prevede di lanciare la sua prima emissione obbligazionaria internazionale per un valore di 750 milioni di dollari, segnale ulteriore di una fase di riapertura verso la finanza globale.
Resta aperta la questione della sostenibilità del debito nel medio periodo, in un contesto ancora segnato da fragilità strutturali e vulnerabilità esterne. Tuttavia, il dato di inizio 2026 rappresenta un segnale chiaro: i mercati internazionali tornano a guardare all’Africa non solo come area di rischio, ma come spazio di rendimento e di opportunità.


