Il presidente William Ruto annuncia un giro di vite contro gli stranieri attivi nel piccolo commercio, sostenendo che alcune attività debbano essere riservate ai cittadini keniani. La decisione apre un delicato confronto tra tutela dell’economia locale, immigrazione e rischio di tensioni sociali.
Il Kenya si prepara a cambiare le regole per gli stranieri che operano nel piccolo commercio. Il presidente William Ruto ha ordinato l’avvio, dal 7 settembre, di controlli contro i cittadini stranieri impegnati in attività come vendita ambulante e piccoli negozi, sostenendo che questi settori debbano offrire maggiori opportunità ai keniani.
Parlando a Nairobi davanti a rappresentanti delle piccole e medie imprese, Ruto ha chiarito che il Kenya resta aperto agli investimenti stranieri, ma con una distinzione precisa: chi arriva nel Paese dovrebbe creare occupazione e contribuire alla produzione, evitando di competere con i commercianti locali nelle attività a basso capitale.
«Non abbiamo costruito la fiducia degli investitori perché arrivassero venditori ambulanti», ha affermato il presidente, annunciando parallelamente l’accelerazione del Local Content Bill, una proposta legislativa che dovrebbe individuare i settori da riservare ai cittadini keniani.
Per Ruto c’è di base una dimensione politica da non trascurare. Con le elezioni del 2027 all’orizzonte, difendere le opportunità economiche dei piccoli commercianti significa parlare direttamente ad una parte importante dell’elettorato. Il vero banco di prova sarà però mantenere questo equilibrio senza trasformare la protezione del mercato locale in una contrapposizione verso le comunità straniere.
Il Kenya vuole attirare capitali e investimenti, ma Ruto sta indicando con sempre maggiore chiarezza le condizioni a cui questi dovranno rispondere: più occupazione, più produzione e maggiore beneficio per l’economia nazionale.


