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Crisi

Kenya, sangue e repressione nel giorno della memoria democratica

Violente proteste in Kenya durante la Giornata Saba Saba: almeno dieci morti e centinaia di arresti segnano una crisi politica profonda.

In Kenya, la Giornata del 7 luglio, conosciuta come “Saba Saba Day”, è stata segnata da gravi disordini e violenze che hanno provocato almeno dieci morti e ventinove feriti, secondo la Commissione nazionale dei diritti umani del Kenya. Le proteste, che si sono svolte in almeno 17 contee, erano inizialmente volte a commemorare i 35 anni dalla storica mobilitazione del 7 luglio 1990, quando i cittadini kenioti si sollevarono contro il regime autoritario di Daniel arap Moi per chiedere il ritorno alla democrazia. Tuttavia, quest’anno, le manifestazioni si sono intrecciate con un’ondata di contestazione più ampia contro il governo attuale del presidente William Ruto.

A Nairobi, il centro della capitale è stato completamente blindato e i principali accessi bloccati fin dal mattino. Nonostante il massiccio dispiegamento della polizia e l’uso di gas lacrimogeni per disperdere la folla, numerosi giovani manifestanti si sono radunati nelle periferie intonando slogan come “Ruto deve andarsene” e “Wantam” (abbreviazione di “one term”, ovvero un solo mandato presidenziale).

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La repressione è stata particolarmente violenta. La Commissione nazionale dei diritti umani ha denunciato la presenza di bande criminali mascherate, armate di bastoni, fruste e altri strumenti rudimentali, che avrebbero operato fianco a fianco con le forze dell’ordine. Questi gruppi ricordano da vicino gli aggressori che, il giorno precedente, avevano attaccato la sede della stessa Commissione per i diritti umani a Nairobi.

Secondo molti manifestanti, le autorità avrebbero deliberatamente utilizzato questi “vandali” per screditare le proteste e renderle più facilmente criminalizzabili. Le autorità, dal canto loro, hanno paragonato le manifestazioni a un tentativo di colpo di Stato. La polizia ha riferito di aver arrestato 567 persone in tutto il Paese, accusandole di saccheggi e attacchi contro gli agenti.

Il 7 luglio, da giornata di memoria democratica, si è trasformato in un nuovo episodio di tensione politica e repressione violenta, lasciando il paese in una fase critica di instabilità sociale e istituzionale.
Le proteste in atto nel paese si sono intensificate dalla morte in carcere dell’attivista e blogger Albert Ojwang.

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