Skip to content
Fenomeni sociali e giustizia

Kenya, smantellato traffico internazionale di formiche rare: quattro condanne

Scoperto in Kenya un traffico illecito di formiche rare destinate al mercato europeo e asiatico: quattro persone condannate per biopirateria.

Nel mese di aprile 2025, le autorità keniote hanno smantellato un traffico illegale di formiche rare, culminato con la condanna di quattro persone: due adolescenti belgi, un cittadino vietnamita e un keniota. I due belgi, Lornoy David e Seppe Lodewijckx, entrambi diciannovenni, sono stati arrestati nella contea di Nakuru con oltre 5.000 esemplari di formiche regine della specie Messor cephalotes, note anche come “formiche giganti africane”. Le formiche erano confezionate in più di 2.000 provette sigillate con cotone, pronte per essere esportate illegalmente verso l’Europa e l’Asia.

Parallelamente, a Nairobi, sono stati arrestati Duh Hung Nguyen, cittadino vietnamita, e Dennis Ng’ang’a, keniota, trovati in possesso di altre 400 formiche rare. Tutti e quattro gli imputati si sono dichiarati colpevoli e sono stati condannati a una multa di 7.700 dollari ciascuno, con l’alternativa di una pena detentiva di 12 mesi.

Annunci

Il Kenya Wildlife Service ha evidenziato come questo caso rappresenti un cambiamento nelle tendenze del bracconaggio, spostando l’attenzione da specie iconiche come elefanti e rinoceronti a insetti meno noti ma ecologicamente cruciali. Le formiche Messor cephalotes svolgono un ruolo fondamentale negli ecosistemi locali, contribuendo alla fertilità del suolo e alla dispersione dei semi. La loro rimozione può avere effetti devastanti sull’ambiente.

Il valore di mercato di queste formiche è significativo: una singola regina può essere venduta fino a 220 dollari nel Regno Unito, rendendo il carico sequestrato potenzialmente valutabile fino a un milione di dollari. Questo traffico illecito è stato descritto come un caso di biopirateria, in violazione delle leggi keniote sulla conservazione della fauna e del Protocollo di Nagoya, che regola l’accesso alle risorse genetiche e la condivisione equa dei benefici derivanti dal loro utilizzo.

Le motivazioni del traffico sono molteplici. Da un lato c’è il fascino estetico e comportamentale di alcune specie, che spinge collezionisti a pagare cifre elevate per possedere colonie rare o difficili da ottenere. Dall’altro, esistono interessi scientifici e commerciali legati alle proprietà chimiche di alcuni feromoni o veleni, potenzialmente utili nella ricerca medica, nella robotica bioispirata o nel controllo biologico dei parassiti. In alcuni casi, infine, il traffico si lega a pratiche culturali tradizionali (riti d’iniziazione, medicina naturale) o alla cucina etnica.

Il Kenya, con la sua straordinaria biodiversità e una rete di controlli spesso limitata, diventa così un bersaglio ideale per trafficanti e intermediari. Le formiche vengono catturate in natura, trasportate illegalmente in contenitori nascosti, e vendute online o attraverso reti clandestine. Il danno ecologico è duplice: da un lato si sottraggono esemplari al loro ecosistema, compromettendo l’equilibrio locale; dall’altro si rischiano introduzioni invasive in nuovi habitat, con effetti potenzialmente disastrosi.

Le autorità keniane hanno rafforzato i controlli nei principali aeroporti e stanno collaborando con organizzazioni internazionali per tracciare i flussi del traffico. Tuttavia, la domanda globale continua a crescere, spinta da un mix di curiosità, moda e speculazione. Un mercato piccolo ma in espansione, che dimostra ancora una volta quanto la biodiversità africana, anche nelle sue forme più minute, sia al centro di dinamiche economiche globali, spesso invisibili ma profondamente significative.

Annunci
biodiversitàbiopirateriaconservazionefauna selvaticaformiche rarekenyamercato neroMessor cephalotesProtocollo di Nagoyatraffico illegale
Leggi anche
Torna su
No results found...