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Diritti umani

Kenya, torna il dibattito sulle punizioni corporali nelle scuole

In Kenya il senatore Boni Khalwale propone di reintrodurre le punizioni corporali nelle scuole attraverso una modifica legislativa, riaprendo il dibattito nazionale tra esigenze di disciplina e tutela dei diritti dei minori.

Il Kenya torna a confrontarsi con un tema che sembrava ormai archiviato dalla legislazione nazionale: l’uso delle punizioni corporali nelle scuole. A riaprire il dibattito è stato il senatore Boni Khalwale, che ha annunciato la presentazione di un disegno di legge per reintrodurre la possibilità per gli insegnanti di ricorrere alla canna e ad altre forme di punizione fisica nei confronti degli studenti.

Secondo il parlamentare, la misura sarebbe necessaria per contrastare il crescente fenomeno dell’indisciplina scolastica, delle proteste studentesche e degli incendi che negli ultimi mesi hanno colpito numerosi istituti del Paese. Khalwale sostiene che l’eliminazione delle punizioni corporali abbia privato insegnanti e dirigenti scolastici di uno strumento efficace per mantenere l’ordine all’interno delle scuole.

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Durante un incontro pubblico, il senatore ha dichiarato di aver già preparato una proposta di modifica delle leggi sull’istruzione. Il provvedimento punta a ripristinare alcune pratiche disciplinari abolite dai precedenti parlamenti. Khalwale ha inoltre affermato che i genitori contrari a tali metodi dovrebbero assumersi direttamente la responsabilità educativa dei propri figli, lasciando che le scuole possano applicare strumenti più severi nei confronti degli studenti considerati problematici.

La proposta arriva in un momento particolarmente delicato per il sistema scolastico keniano. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli episodi di disordini e danneggiamenti nelle scuole secondarie, con centinaia di istituti costretti a sospendere temporaneamente le attività. La situazione ha spinto il Ministero dell’Istruzione a raccogliere suggerimenti e proposte per riformare alcuni aspetti dell’organizzazione scolastica e della gestione disciplinare.

Tuttavia, il ritorno delle punizioni corporali si scontra con l’attuale quadro normativo del Paese. La pratica è infatti vietata dal 2013 attraverso il Basic Education Act ed è stata ulteriormente esclusa dalla legislazione sulla tutela dell’infanzia con il Children’s Act del 2022. Le norme vigenti prevedono sanzioni severe per gli insegnanti che ricorrono a punizioni fisiche, comprese multe, sospensioni, licenziamenti e, nei casi più gravi, conseguenze penali.

Il dibattito che si sta sviluppando in Kenya non riguarda soltanto la gestione dell’ordine nelle scuole, ma tocca questioni più ampie relative al rapporto tra educazione, autorità e diritti dei minori. Da una parte vi sono coloro che considerano le punizioni corporali uno strumento tradizionale di disciplina; dall’altra, organizzazioni per la tutela dell’infanzia, pedagogisti e attivisti sostengono che tali pratiche possano avere effetti negativi sul benessere psicologico degli studenti e favorire modelli educativi fondati sulla paura piuttosto che sulla responsabilizzazione.

Nei prossimi mesi sarà il Parlamento keniano a stabilire se la proposta del senatore Khalwale troverà spazio nel dibattito legislativo. Intanto, la questione continua a dividere l’opinione pubblica e a interrogare il Paese sul difficile equilibrio tra sicurezza, disciplina scolastica e protezione dei diritti fondamentali dei bambini e degli adolescenti.

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