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Sviluppo

Kenya, una petizione per salvare la grande migrazione degli gnu dagli hotel di lusso

In Kenya una coalizione di organizzazioni ambientaliste e per i diritti umani ha chiesto ai giudici di fermare la costruzione e l'espansione di strutture ricettive nella riserva del Maasai Mara, sostenendo che mettono a rischio la storica migrazione degli gnu.

La celebre migrazione annuale degli gnu tra il Serengeti, in Tanzania, e il Maasai Mara, in Kenya, è al centro di una nuova battaglia giudiziaria che intreccia tutela ambientale, turismo di lusso e diritto. Un gruppo di organizzazioni regionali e per i diritti umani ha presentato una petizione all’Environment and Land Court del Kenya per chiedere il blocco della costruzione e dell’espansione di nuove strutture ricettive all’interno della riserva nazionale del Maasai Mara.

L’iniziativa è promossa dalla East Africa Law Society, da Natural Justice, JustAct e dall’Africa Centre for Peace and Human Rights. Nel ricorso vengono chiamati in causa, tra gli altri, Ritz-Carlton Hotel Company, Marriott International, il governo della contea di Narok, la National Environment Management Authority (NEMA), il Kenya Wildlife Service (KWS) e altre società che gestiscono campi turistici nell’area protetta.

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Secondo i ricorrenti, alcuni resort di lusso sarebbero stati costruiti o ampliati in aree che il piano di gestione del Maasai Mara 2023-2032 destina alla conservazione ecologica e dove, almeno sulla carta, era stato imposto un blocco alle nuove strutture ricettive. In particolare, la contestazione riguarda il Ritz-Carlton Maasai Mara Safari Camp, realizzato nei pressi del Sand River, ma anche altre strutture già operative all’interno della riserva.

Uno degli aspetti centrali della petizione riguarda il possibile impatto sulle rotte migratorie degli gnu. I ricorrenti richiamano uno studio del Serengeti Biodiversity Programme dell’Università di Glasgow, basato su ventisei anni di dati GPS, secondo cui il nuovo insediamento turistico sorgerebbe lungo uno dei principali corridoi utilizzati dagli animali durante la migrazione. La ricerca suggerisce che, dopo l’avvio dei lavori nel 2022, una delle rotte più frequentate attraverso il Sand River sarebbe stata progressivamente abbandonata, costringendo un numero crescente di gnu a rimanere sul lato tanzaniano del confine.

Per le organizzazioni promotrici della causa, la questione supera il singolo progetto edilizio. L’obiettivo è ottenere un pronunciamento che chiarisca se i corridoi ecologici della fauna selvatica godano di una tutela costituzionale, se gli obblighi internazionali del Kenya in materia ambientale possano essere fatti valere direttamente davanti ai tribunali nazionali e se la concessione di terreni all’interno di una riserva naturale per finalità turistiche avrebbe richiesto un’approvazione parlamentare.

I ricorrenti chiedono inoltre un audit completo di tutti gli hotel e dei lodge presenti nelle zone protette del Maasai Mara, affinché venga verificata la loro conformità alle normative ambientali.

Il caso riporta al centro un tema sempre più rilevante in molte aree naturali del continente africano: il delicato equilibrio tra sviluppo economico e conservazione. Il turismo rappresenta infatti una risorsa fondamentale per l’economia del Kenya e per il finanziamento delle aree protette, ma proprio il successo delle destinazioni più celebri rischia, secondo gli ambientalisti, di trasformarsi in una minaccia per gli ecosistemi che attraggono milioni di visitatori.

La decisione della magistratura potrebbe quindi avere effetti che vanno ben oltre il Maasai Mara, contribuendo a definire i limiti entro cui il turismo può svilupparsi senza compromettere uno dei fenomeni naturali più straordinari e simbolici dell’Africa.

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