Domenica scorsa il Presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi e quello somalo Sheikh Hassan Mohamud si sono incontrati a El Alamein per la seconda volta; la prima volta l’incontro si tenne a Il Cairo il 14 Agosto 2024. Alla fine dell’incontro il presidente egiziano si è detto pronto ad impegnarsi maggiormente per la sicurezza nel Mar Rosso e a intensificare il sostegno militare alla Somalia. Ufficialmente i due paesi avrebbero discusso nel dettaglio gli accordi bilaterali in termini di sicurezza e cooperazione militare per far fronte alle crescenti tensioni nel Corno d’Africa e degli sforzi congiunti per combattere il terrorismo e l’estremismo.
Nell’agosto 2024, Egitto e Somalia hanno firmato un accordo di difesa al quale un mese dopo è seguito l’arrivo di una prima nave cargo militare egiziana che i funzionari somali hanno descritto come “il più grande carico di aiuti militari da quando le Nazioni Unite hanno revocato il loro embargo sulle armi durato decenni”, avvenuto nel dicembre 2023. Nella realtà dei fatti, nelle discussioni tra i due paesi, la posizione rispetto alle richieste etiopi per l’accesso al Mar Rosso, culminate con un Memorandum d’intesa con il Somaliland del 1 Gennaio 2024 (stato somalo che ha dichiarato la propria indipendenza nel 1991) è risultata centrale.
Dal 1993, anno d’indipendenza dell’Eritrea, l’Etiopia ha perso ogni accesso al mare. Tutti i commerci oggi sono affidati al vicino Djibouti con il quale intrattiene solidi accordi commerciali ultraventennali.
Il memorandum ha innescato la dura reazione somala, al centro della questione il riconoscimento internazionale richiesto dal Somaliland in cambio dell’accesso al mare, la possibilità di poter costruire ed implementare una base militare ed un hub commerciale sul Mar Rosso. Sebbene il destino del Memorandum oggi sia incerto, l’ostilità da parte di Egitto e Somalia in merito alle istanze etiopi sono ancora avvertite dai due paesi come fattori altamente destabilizzanti per la regione e minacciare il commercio nel Golfo di Aden e Canale di Suez.

Le relazioni tra i due paesi (Etiopia e Somalia) si erano inasprite al punto da costringere la Turchia ad intervenire per sedare gli animi. Il 13 Agosto 2024, ad Ankara, si erano tenuti dei colloqui, mediati dal Ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, al fine di dirimere il caso, colloqui che però hanno avuto vita breve e poca speranza di arrivare ad un accordo formale.
E’ proprio di queste ore la notizia della sospensione dei colloqui tra Somalia ed Etiopia, mediati dalla Turchia. La notizia arriva in vista della visita programmata del presidente del Somaliland Irro ad Addis Abeba, dove si prevede che le discussioni si concentreranno proprio sulla concessione all’Etiopia dell’accesso marittimo al Golfo di Aden.
Al centro degli interessi egiziani vi è anche quello legato alla diga sul Nilo etiope, la Grand Ethiopian Renaissance Dam (il cui completamento è stato confermato la settimana scorsa).
Il giorno successivo al completamento della diga, il Presidente egiziano al-Sisi ha affermato di rifiutare “qualsiasi misura unilaterale nel bacino del Nilo blu” e che “ogni atto unilaterale sulle acque del Nilo verranno significa aver oltrepassato la linea rossa”.

L’Egitto dipende dal Nilo per l’acqua dolce e teme la riduzione del flusso idrico. Una sola riduzione del 2% della quantità d’acqua del Nilo – ha affermato al-Sisi – potrebbe comportare la perdita di 81000 ettari di terreno irrigato.
Ma al di là della retorica diplomatica o delle minacce via media, è innegabile che l’Egitto abbia consolidato la sua influenza in Somalia. Dall’agosto del 2024 l’Egitto ha addestrato le forze speciali somale in chiave anti Al Shabaab, le forze egiziane sono diventate parte integrante della Missione di sostegno e stabilizzazione dell’Unione africana in Somalia (AUSSONM).
Influenza accresciuta attraverso una accresciuta rete di relazioni e una fitta azione di shuttle diplomacy, arrivata ad una vera e propria alleanza militare tra Egitto, Eritrea e Somalia sancita il 10 Ottobre ad Asmara. Un trilaterale presieduto dal Presidente eritreo Isaias Afwerki, al termine del quale i tre presidenti hanno comunicato la volontà di rafforzare la cooperazione militare con la Somalia per affrontare “il terrorismo in tutte le sue forme, proteggere i suoi confini terrestri e marittimi, e mantenere la sua integrità territoriale”.
Alla lettura di tutto ciò, Villa Somalia ha confermato la volontà di Egitto e Somalia d’intensificare la cooperazione in settori chiave ta i quali la sicurezza, l’istruzione, il commercio, la pesca e la produzione di energia.
“Abbiamo esplorato varie strade per rafforzare i legami Somalia-Egitto in aree strategiche chiave” ha detto il Presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud.
Il Messaggio al PM etiope Abiy Ahmed è inequivocabile: il memorandum tra Etiopia e Somaliland per l’accesso al Mar Rosso rappresenta un’interferenza in questioni interne al pese, una minaccia a interessi nazionali e la Somalia ha pieno diritto di difendere il territorio nazionale da minacce esterne.
Nonostante ciò, l’Etiopia sembra proseguire spedita sulla strada tracciata dall’agenda politica nazionale. Sostiene da sempre la ricerca dell’accesso al mare, considerandolo un diritto sovrano.
In un briefing con i parlamentari del 3 Luglio, Abiy Ahmed ha affermato: “Il nostro desiderio è di seminare buoni semi. Vogliamo l’accesso al mare basato sul principio del beneficio reciproco, non con la forza. Vogliamo ottenere tutto in modo pacifico. Rispettiamo la loro sovranità“.
“L’Etiopia è un paese sovrano – ha aggiunto – e affinché questo sia completo, i nostri vicini devono rispondere positivamente affinché l’Etiopia abbia accesso a un mare“.




