Il riconoscimento israeliano del Somaliland ha accelerato un processo già in atto. Il Cairo vuole contrastare Addis Abeba ed allinearsi alla Turchia in chiave anti Israele-UAE
Il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi il 30 ottobre ha ricevuto la sua controparte eritrea, Isaias Afwerki, per colloqui sulle crisi regionali e sul rafforzamento del partenariato strategico tra i due paesi.
Entrambe i leader si sono scambiati opinioni sugli sviluppi nel Corno d’Africa. Il presidente Al-Sisi ha riaffermato il “ ferreo impegno dell’Egitto nel far rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dell’Eritrea” sottolineando “ l’importanza di migliorare la cooperazione con Asmara per garantire la sicurezza del Mar Rosso e la libertà di navigazione in questa zona strategica”.
Da parte sua, il presidente Afwerki ha elogiato “ il ruolo dell’Egitto nel promuovere la stabilità regionale e lo sviluppo nell’Africa orientale”, accogliendo con favore “ le prospettive della cooperazione”. I due capi di stato hanno sottolineato la necessità di un più stretto coordinamento arabo e africano per salvaguardare la stabilità lungo il corridoio marittimo.
Che al centro dei colloqui di fine Ottobre vi fosse stata la presenza egiziana nel Mar Rosso era più di una certezza. Certezza che proprio in questa settimana si è palesata con le notizie che hanno cominciato a giungere alle agenzie di stampa: l’Egitto sarebbe pronto a costruire due porti, in Eritrea e Gibuti, rispettivamente ad Assab e Doraleh.

Entrambe i porti sono vicini allo stretto di Bab el-Mandeb, sarebbero per uso militare e prevederebbero la presenza di cacciatorpediniere, sottomarini, porta-truppe ed elicotteri della marina.
Per anni, Al Sisi è stato visto come un pilastro della “moderazione” regionale. Tuttavia dietro l’indignazione della Lega Araba per il riconoscimento israeliano del Somaliland e spinto dalle tensioni con l’Etiopia a causa della Grand Ethiopian Renaissance Dam e dalla disputa sulle quote idriche del Nilo, il Presidente egiziano ha dimostrato di saper dare una corposa accelerata alle ambizioni del paese, allineandosi a quelle della Turchia, rendendo ancora più incandescente la situazione nel Mar Rosso.
Gli sviluppi
Il Cairo si sarebbe assicurato i diritti per il rinnovo e l’ampliamento del porto di Assab in Eritrea e del porto di Doraleh in Gibuti, con l’obiettivo di renderli adatti ad ospitare ospitare cacciatorpediniere e navi per trasporto truppe della Flotta meridionale egiziana.
Il 27 Dicembre il Vice primo ministro egiziano per lo sviluppo industriale, a capo dei Ministeri dell’Industria e dei Trasporti, Kamel Al-Wazir, era a Doraleh per la firma.L’Egitto è passato da una disputa diplomatica sulle quote idriche a una politica di accerchiamento economico e militare, di presenza strategica e di aumento di peso nel Corno d’Africa. Ciò spiegherebbe la reazione furiosa de Il Cairo all’annuncio del riconoscimento israeliano del Somaliland: ciò potrebbe portare il governo del PM Abiy Ahmed a riprendere in mano il Memorandum d’intesa con il Somaliland per l’accesso al mare, ormai fermo da mesi ad un bivio.
L’Egitto richiede una Somalia stabile e nel pieno controllo del proprio territorio, non perché sia davvero preoccupato del futuro di Mogadiscio, ma perché un paese disgregato e alla mercé di Al Shabaab non torna utile nel confronto diretto con l’Etiopia (l’Egitto ha anche indicato l’intenzione di unirsi alla missione AUSSOM dell’Unione Africana nel paese per il mantenimento della pace). Ciò vale anche per l’Eritrea, con la sottolineatura del pieno riconoscimento della sua integrità territoriale (ovviamente il riferimento va al porto di Assab).
Il Mar Rosso è divenuto un gioco a somma zero: il 95% del commercio etiope via mare passa per i porti gibutini e una presenza stabile egiziana potrebbe essere una spada di Damocle per l’economia etiope. Un gioco nel quale rientrano Turchia, Somalia ed Eritrea, in un estremo tentativo di pushing e pressione militare, al fine di mettere all’angolo l’egemonia nel campo idrico, strategico e politico di Addis Abeba nel Corno d’Africa.






