Ha fatto scalpore, nelle ultime ore, la scelta del presidente di Stellantis, John Elkann, di rifiutarsi di partecipare a un incontro in Parlamento per discutere delle sfide che il gruppo automobilistico sta affrontando, tra cui il calo dei volumi produttivi e delle immatricolazioni, oltre alla previsione di significativi tagli occupazionali in Italia.
Dopo un’audizione che ha visto protagonista il CEO di Stellantis, Carlos Tavares, le reazioni da parte delle forze politiche sono state critiche. Tavares ha fornito linee generali sulla situazione del gruppo, ma molti esponenti della maggioranza e dell’opposizione hanno giudicato le sue risposte insoddisfacenti e poco incisive. In questo contesto, diversi leader delle forze progressiste hanno sollecitato la presenza di Elkann, ritenendola fondamentale per un dibattito approfondito sulle strategie future della multinazionale. Tuttavia, Elkann ha scelto di non presentarsi, affermando di non avere «nulla da aggiungere» rispetto a quanto già discusso da Tavares.
La strategia del “silenzio” sembra essere di casa nella sede di Stellantis..
Nonostante le affermazioni di Stellantis riguardo a una profonda trasformazione aziendale, con il lancio di nuove piattaforme globali e circa 20 nuovi prodotti previsti per quest’anno, la multinazionale automobilistica si trova al centro di una crisi di credibilità.
La “raffinatezza” delle nuove piattaforme STLA multi-energia, che promettono di caratterizzare i lanci del 2024, rischia di essere oscurata da gravi questioni etiche legate alla filiera di approvvigionamento delle materie prime, in particolare il cobalto.
Il cobalto e i diritti umani
Il cobalto, essenziale per le batterie dei veicoli elettrici, viene spesso estratto in condizioni di sfruttamento e violazioni dei diritti umani, specialmente nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove la maggior parte della produzione globale avviene. Stellantis, che comprende marchi storici come FIAT, Chrysler e Peugeot, acquista ingenti quantitativi di questo minerale da fornitori che non sempre rispettano i diritti dei lavoratori. In questo contesto, la mancanza di trasparenza da parte di FIAT riguardo ai propri fornitori di cobalto rappresenta una grave lacuna, in netto contrasto con le “Linee Guida destinate alle Imprese Multinazionali” dell’OCSE.
La richiesta di trasparenza
Diversi gruppi e associazioni, tra cui CIPSI, FOCSIV, ARCS e Rete Pace Congo, hanno sollevato la questione, chiedendo a FIAT di fornire informazioni dettagliate sui propri fornitori di cobalto. Nonostante le ripetute sollecitazioni e una diffida formale, l’azienda non ha fornito alcun riscontro. Questa omertà rappresenta non solo un problema etico, ma potrebbe mettere a rischio la reputazione di Stellantis in un mercato sempre più attento alle questioni di sostenibilità e responsabilità sociale.
Se Il silenzio da parte di FIAT perdurasse, le associazioni sono pronte a inviare di una segnalazione al Punto di Contatto Nazionale dell’OCSE. Un’iniziativa che non implica i rischi tipici di un’azione legale, ma rappresenta una procedura mediativa volta a incoraggiare una cooperazione tra le parti.
Se FIAT deciderà di non aderire al processo di mediazione, si potranno tenere incontri formali per cercare una soluzione. Il fallimento in questo contesto sfocerà in una dichiarazione finale da parte del PCN che verrà pubblicata per trasparenza.
Il business che oscura e ignora l’etica
A fronte della crisi di Stellantis, che solleva interrogativi sulla solidità delle sue promesse di trasformazione e innovazione, l’etica sembra non essere sempre una priorità.
Mentre la società si impegna nell’introduzione di tecnologie all’avanguardia e in un futuro sostenibile, non sembra una priorità affrontare con serietà le questioni legate all’approvvigionamento sostenibile del cobalto e alle violazioni dei diritti umani.
Solo attraverso la trasparenza e la responsabilità etica sarà possibile ricostruire la fiducia dei consumatori e degli investitori in un contesto globale che richiede un impegno sempre maggiore verso la sostenibilità. La sfida che Stellantis si trova davanti non è solo tecnologica, ma profondamente umana.


