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La morte di Mona Khalil e l’ecocidio in Libano, il volto della guerra che distrugge la natura

L’uccisione della "guardiana delle tartarughe" non è un incidente, ma il simbolo di una strategia che sta cancellando l’ecosistema e la memoria del Libano meridionale.

Il 19 giugno 2026, il Libano ha perso una figura che, per oltre vent’anni, aveva rappresentato l’unica vera difesa contro la lenta agonia dell’ecosistema della costa meridionale. Mona Khalil non è “morta”: è stata uccisa. Le ferite riportate il 4 giugno scorso, quando un attacco aereo israeliano ha centrato in pieno la sua abitazione di famiglia a Mansouri, sono state la causa diretta di un decesso che priva il Libano di una delle sue voci più coraggiose.

Mona non era una combattente. Era una donna di 76 anni, nata nel 1949, che aveva vissuto una vita ricca di esperienze prima di dedicarsi anima e corpo all’attivismo ambientale. La sua uccisione non è un “danno collaterale”, è stato colpito deliberatamente di un punto di riferimento civile e ambientale. Quello che stiamo osservando in Libano, così come in Palestina, è un vero e proprio ecocidio, il bombardamento sistematico delle zone costiere non sta distruggendo solo gli edifici, ma sta devastando le riserve naturali e le spiagge che servono da nidi per le tartarughe marine. L’impatto dell’esplosivo altera la composizione della sabbia, contamina il substrato marino con frammenti metallici e composti chimici tossici e persistenti, eliminando le praterie di posidonia essenziali per la biodiversità. Questi agenti inquinanti si accumulano nella catena alimentare, e non solo avvelenano la fauna protetta, ma compromettono anche la salubrità delle risorse ittiche su cui le comunità costiere libanesi hanno basato la propria sussistenza per secoli.

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Ancora prima dell’intensificarsi del conflitto, la costa era già vittima di una cementificazione aggressiva e di una gestione dei rifiuti che aveva causato il deterioramento della qualità dell’acqua. La guerra ha agito come un acceleratore, rendendo impossibile ogni intervento di bonifica o protezione ambientale pianificato, trasformando aree che dovevano essere santuari naturali in zone di pericolo permanente. Per più di due decenni, Mona ha consacrato la sua vita a proteggere le tartarughe marine, in particolare le specie Caretta caretta e Chelonia mydas, che nidificano sulla spiaggia di Mansouri. Ha trasformato quella costa in un santuario naturale, monitorando instancabilmente i nidi per proteggerli dai predatori e dalle attività umane distruttive. Attraverso la fondazione dell’Orange House Project, un centro di ecoturismo e conservazione situato a pochi metri dal mare, ha creato un luogo di accoglienza aperto e inclusivo, dove l’amore per la natura si univa a un messaggio di pace e tolleranza, ispirando intere generazioni di libanesi a valorizzare e proteggere il loro naturale patrimonio.

Mona era rimasta a Mansouri sfidando due guerre, rifiutandosi categoricamente di abbandonare la sua casa e gli animali che vegliava da un quarto di secolo. Anche di fronte alle crescenti tensioni e al conflitto che ha trasformato il sud del Libano in un teatro di operazioni militari, lei è rimasta lì, fedele alla sua missione, fino al tragico attacco del 4 giugno. Trasportata inizialmente all’Ospedale Jabal Amel e poi all’AUBMC di Beirut, ha lottato per due settimane prima di soccombere alle ferite. I medici, nonostante i tentativi, non hanno potuto salvarla. Colpire figure di riferimento come Mona Khalil significa annientare chiunque cerchi di preservare non solo l’ambiente naturale, ma soprattutto la speranza e la bellezza. Israele non sta solo colpendo obiettivi militari; sta rendendo i territori inospitali, forzando lo sradicamento delle popolazioni attraverso la distruzione sistematica del loro habitat e del loro legame ancestrale con la terra.

“Mona non stava solo proteggendo le tartarughe. Stava proteggendo una linea costiera, un ecosistema e un modo di vivere profondamente connesso al Sud del Libano”, hanno ricordato i suoi collaboratori. Oggi, il nome di Mona Khalil si aggiunge alla lunga lista dei martiri di questa guerra. La sua scomparsa è un segnale di allarme: finché la guerra continuerà a non conoscere limiti, nessun custode della terra e nessuna forma di vita sarà al sicuro.

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