Conclave significa “chiuso a chiave” perché l’elezione del papa si fa da secoli a porte chiuse per evitare interferenze. È una tradizione importante, direi fondamentale, e non solo per la Chiesa cattolica, perché un papa nuovo è un’incognita che può influire sulla politica mondiale, questo l’hanno capito ormai tutti, specialmente quelle superpotenze che in passato snobbavano o ridicolizzavano i riti guardati come folcloristici dello stato il più piccolo, più insignificante e più ininfluente, seppur ricco, e seguito del mondo.
Famosa fu la domanda retorica, fatta dal dittatore della Russia-sovietica Josif Vissarionovič Stalin e riferita nelle memorie dal suo interprete Valentin Berezhkov, che quando Winston Churchill a Yalta gli faceva notare che il papa non dovesse essere infastidito toccando gli interessi di un paese cattolico come la Polonia, gli chiedeva di rimando di quante divisioni militari disponesse il Vaticano. Divisioni il Vaticano non ne aveva e non ne ha nemmeno ora, tuttavia, nonostante ciò la potenza morale che secondo Churchill non doveva essere infastidita, la Russia-sovietica di Mihail Sergeevic Gorbachёv – non di Stalin che era ormai passato agli eterni riposi – l’ha potuta sperimentare quando papa Karol Józef Wojtyła, cioè Giovanni Paolo II ha innescato, senza possedere nemmeno una divisione, il crollo dell’Impero Sovietico!
Churchill aveva ragione a toccare intelligentemente questo concetto, che la rozzezza di Stalin non aveva la capacità nemmeno di concepire. Ne abbiamo avuto prova con il recente funerale di papa Jorge Bergoglio, Francesco: nessun capo di stato, specialmente se dotato di tante divisioni e di enormi arsenali militari è mai stato ricordato alle sue esequie da più di 160 delegazioni di stati provenienti da tutto il globo terraqueo, con 14 sovrani in carica e principi ereditari, 66 capi di Stato e di governo, eccetera, e infine, ma non ultimi quasi mezzo milione di persone comuni venute da tutto il mondo. Perché la potenza morale detenuta dal papato di Roma è unica al mondo ed è stata spesso capace di determinare cambiamenti politici epocali.
Senza andare troppo indietro, dalla semplice elezione nel 1846 di un papa sconosciuto, cioè Giovanni-Maria Mastai-Ferretti, Pio IX, il quale aveva annunciato insignificanti riforme, ma che a torto era ritenuto “liberale” – almeno all’inizio, – istanze prima latenti ricevettero un impulso tale da innescare nel 1848 in tutta Europa una sequenza di rivoluzioni sociali e nazionali che portarono alla nascita di stati, e movimenti politici prima inimmaginabili. Dall’elezione di papa Gioacchino Pecci, Leone XIII, nel 1891 sorse nella società quel movimento politico che in seguito avrebbe portato alla crescita nei vari paesi di partiti popolari d’ispirazione cristiana e democratica, attenti a quella dimensione sociale, che oggi guidano l’Europa in contrapposizione ai movimenti socialisti e di destra. Insomma, senza fare troppi esempi, perfino Adolph Hitler che mise a ferro e fuoco mezza Europa si guardò bene dall’invadere il Vaticano di papa Eugenio Pacelli, Pio XII, pur sapendo della sua diplomatica ostilità nei confronti del Terzo Reich e di lui stesso, e delle migliaia di oppositori ed ebrei che direttamente o indirettamente proteggeva e favoriva. Una cautela, quella che dettava il concetto della non interferenza con il potere morale del papa, che i potenti della terra ancora onorano.
Un concetto che, volenti o nolenti, dobbiamo sempre tenere a mente, perché un tempo non era così: i papi per secoli avevano rivendicato, tenuto stretto e difeso con le unghie e con i denti, magari altrui, il loro doppio dominio sul cielo e sulla terra, e a quest’ultimo, nonostante i consigli d’illuminati uomini di chiesa come, ad esempio, padre Alessandro Gavazzi, non avevano mai voluto rinunciare, il che avvenne anche e specialmente nel 1849 con la Repubblica di Mazzini, al costo di migliaia di morti romani e francesi, questi ultimi venuti a restaurare il potere terreno del papa. Perché proprio l’assenza di potenza militare, l’assenza di quel potere temporale, di quelle divisioni evocate da Stalin, fa la grandezza dell’odierno papato. Una potenza che i papi possedevano già prima, ma che oggi risulta decuplicata dallo spessore morale e spirituale degli ultimi pontefici, al di là di quello che laici, agnostici o atei come il sottoscritto possano pensare della religione.
L’elezione di papa Bergoglio, con quel nome rivoluzionario, Francesco, quanto lo era stato nella sua semplice innocuità il poverello d’Assisi, ha portato avanti tesi cristiane diametralmente opposte sia a quelle dei papi dei tempi antichi sia a quelle dei protestanti, e anche dei cosiddetti “evangelici” degli Stati Uniti. Ciò nonostante, abbiamo visto gli esponenti di queste confessioni un tempo ritenute “eretiche” dai cattolici, venire a Roma a omaggiare quel capo della gerarchia della Chiesa un tempo, con irriverente allusione, definita “scarlatta”; quella stessa Roma che alcuni di loro, appartenenti alle chiese riformate, definiva, e forse ancora adesso definisce la nuova Babilonia.
Nessuno mette più in dubbio la potenza morale che il Romano Pontefice oggi riveste e la serie di materie su cui tale potenza possa influire, ed è per questa ragione che il prossimo processo di elezione del successore di papa Bergoglio, il Conclave, riveste tanta attenzione, specialmente in coloro che pro tempore reggono nelle proprie mani terrene (o ritengono di farlo) le sorti del mondo. Perché l’elezione della persona giusta o sbagliata potrebbe dall’oggi al domani rafforzare o mettere a repentaglio il loro stesso potere. Un evento a loro estraneo, sul quale poco possono influire. Ma è davvero così?
In nessuna nazione del mondo la scelta del capo dello stato si trova nelle mani di elettori provenienti dall’esterno, addirittura da 66 paesi diversi, appartenenti a tutti e 5 i continenti: una rappresentanza mondiale, universale, globale mai vista nella storia! Chiunque risulterà eletto avrà un peso che nessun altro uomo al mondo, politico o religioso, ha mai detenuto sulla scena mondiale. Nemmeno quando si contendevano il potere mondiale i papi del medio evo e gli imperatori del Sacro Romano Impero, entrambi sentendosi direttamente investiti da Dio. È per questo motivo che le residenze dei cardinali elettori e la Cappella Sistina dove si svolgeranno le elezioni sono state attentamente ispezionate e “bonificate” da interferenze elettroniche. Perché in quelle sale si svolgerà la partita tra due opposte fazioni: la “continuità”, rappresentata dalla scomoda e dirompente politica autonoma di Francesco e la “restaurazione” di un potere papale tradizionale che la smetta di influire sulle decisioni politiche dei grandi della terra, o che vi sia sottomesso.
Cosa potrebbe fare un “papa di continuità” nel portare avanti le idee e le pratiche di papa Bergoglio (che a loro volta erano la continuazione di quelle di papa Angelo Roncalli, Giovanni XXIII, di papa Giovanni Battista Montini, Paolo VI, di papa Enrico Luciani, Giovanni-Paolo I, e di papa Wojtyła)? Potrebbe ad esempio chiedere agli Stati Uniti di togliere il veto in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e far sì che Israele si ritiri da tutti i territori palestinesi direttamente o indirettamente occupati, consentendo nei fatti la realizzazione della politica dei “due popoli – due stati” di cui tanti paesi si riempiono da tempo la bocca senza però fare nulla di concreto per la sua attuazione. Potrebbe chiedere a tali paesi, mentre fanno le loro insulse e ipocrite dichiarazioni, di arrestare le forniture di armi a Israele da una parte e a Hamas dall’altra.
Cosa potrebbe fare, ad esempio, un “papa di continuità” circa la “martoriata Ucraina”? Potrebbe chiedere alla Federazione Russa di togliere il veto in seno al Consiglio di Sicurezza e far sì che le terre da essa occupate siano liberate e sottoposte a un vero controllo internazionale, con i caschi blu dei paesi volenterosi a protezione, cioè mettere di nuovo in funzione i protocolli di Minsk sempre disattesi da Russia e Ucraina (specialmente dalla prima).
Sono solo due tra gli esempi più eclatanti. Ma ci sono centinaia di conflitti nel mondo, di cui moltissimi in Africa che richiedono attenzione. Un papa con una forza morale planetaria come quella di cui abbiamo detto sopra, avrebbe sicuramente la moral suasion necessaria per far sì che non solo i paesi direttamente coinvolti, ma anche gli altri interessati e non, non si accontentino di semplici promesse e passino dalle parole ai fatti.
E’ ovvio, al contrario, che con un “papa di restaurazione” tutto tornerebbe a prima dell’elezione di papa Bergoglio, a un tempo simile a quello di papa Pacelli, in cui tutto restava sotto traccia. Immobile. O di papa Joseph Ratzinger, Benedetto XVI in cui il centro dell’interesse era il fine studio filosofico e la dotta meditazione. La Chiesa è ormai andata ben più avanti, i problemi del mondo da risolvere sono troppo importanti per estraniarsi, fermarsi e tornare indietro, occorre agire. Una restaurazione non sarebbe più accettabile.


