Questa mattina l’Etiopia è andata al voto per rinnovare il Parlamento e le rappresentanze regionali. Non ci si aspettano grandi novità, i risultati dovrebbero consegnare al Prosperity Party, il partito del PM Abiy Ahmed al potere, una vittoria quasi scontata, ma alcuni fattori sono da tenere d’occhio.

L’assenza di elezioni nel Tigray certifica il fallimento di parte degli accordi di Pretoria, post guerra del 2020, tra il governo federale e il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray. Gli accordi di Pretoria hanno si messo fine alla guerra, ma non alle controversie interne al Tplf, né hanno decretato un controllo del territorio pieno e legittimo. Inoltre l’esclusione dal voto del Tigray sta esacerbando ulteriormente gli animi nella regione, del tutto tagliata fuori dalle dinamiche federali, andando a scontrarsi con quanto viene ripetuto come un mantra da parte del governo di Addis Abeba, secondo cui l’Etiopia sta entrando in una fase politica più stabile rispetto al passato.La sicurezza interna rimane una sfida esistenziale. Sono molte le circoscrizioni nelle quali il voto è stato rimandato a causa della mancanza di sicurezza. La commissione elettorale ha annunciato questa settimana che il voto sarà rinviato anche in otto circoscrizioni della regione di Amhara a causa dell’instabilità legata al conflitto tra le forze federali e le milizie Fano. Secondo quanto riferito, le circoscrizioni colpite si trovano a South e West Gondar, Ambasel e Dega Damo portando a ben 46 le circoscrizioni nelle quali oggi non si è potuto andare al voto.In Oromia, i combattimenti tra l’ENDF e l’OLA (l’Esercito di liberazione oromo) influenza fortemente gli spostamenti, rende insicure le campagne e le zone più remote, colpisce direttamente le amministrazioni locali. Ciò vale anche per alcune circoscrizioni nel Benishangul Gumuz. Ciò ha significato l’impossibilità per i candidati di non poter svolgere le proprie campagne elettorali a fronte di comizi e proclami tv ai quali non tutti hanno potuto avere accesso. Ciò ha ristretto fortemente se non annullato la possibilità di rappresentanza, amplificando ulteriormente la percezione di una stretta alle istanze politiche al di fuori del Prosperity Party.
La frammentazione dei partiti di opposizione è il fattore che più di tutti sta contribuendo al concentramento del potere nell’attuale partito in carica. Il panorama politico legato all’opposizione è diventato sempre più frammentato negli ultimi anni. Diversi partiti fino ad oggi di peso e molto influenti si sono divisi internamente, e affrontano sfide e lotte intestine organizzative o legali. Sei partiti sono stati esclusi dalla competizione elettorale sin da principio, per decisione della Commissione nazionale elettorale.
Il peso massimo dell’opposizione, Behranu Nega si è dimesso mesi fa dalla segreteria del suo partito, mentre il National Movement of Amhara (NAMA) non si è presentato in molte circoscrizioni della regione Amhara, la sua roccaforte, lasciando campo libero al PP di poter arrivare a percentuali mai raggiunte.
Infine vi è la capitale, Addis Abeba. Storicamente la capitale di questa immensa e variegata federazione è stata un centro di dissenso ed opposizione politica ai centri del potere. Addis ha avuto spesso una parte da attore principale nei risvolti storici del paese ma, nonostante sia comunque da tenere d’occhio, ciò che non si vede è l’intensa carica della mobilitazione urbana vista in altri contesti e momenti, come nei primi anni dell’ascesa di Abiy Ahmed.
Addis non è una città qualunque d’Africa, è anche la sede dell’Unione africana e l’eco dei risultati e degli stravolgimenti politici può arrivare lontano. Il paese di 135 milioni di abitanti, sta passando una fase economica turbolenta, ma per alcuni versi non prevista: si calcola che il paese crescerà più del 10%, uno dei tassi più veloci del continente e dalla sua parte ha una popolazione che per quasi la metà, non ha ancora compiuto i 18 anni.

