Skip to content
Focus internazionale

Liberation Day o Libitinarius Day?

Trump ha rivendicato la sua decisione, e sicuramente continuerà a farlo, come il bevitore nega la bottiglia contro ogni evidenza: “Tutti i Paesi ci stanno chiamando. È il momento di arricchirsi”.

Ai due lati stretti del Colosseo si aprono due grandi archi, la Porta Triumphalis e la Porta Libitinaria: le porte dei trionfi e dei funerali. Ai tempi degli antichi, dopo il combattimento i gladiatori potevano uscire dalla prima porta se avevano vinto, dalla seconda se avevano perso, la Porta Libitinaria, e erano trascinati fuori morti verso il loro funerale. Ebbene, il presidente degli Stati Uniti Trump il 2 aprile è sceso nell’arena sfidando tutto il monto, amici e nemici. Tutto il mondo meno il suo “partner in crime”, Vladimir Vladimirovic Putin. Resta da vedere da quale porta uscirà alla fine, ovviamente dal punto di vista metaforico. Lui ha chiamato quel giorno il Liberation Day, stia attento che per lui non si trasformi nel Libitinarius Day!

Intanto che ciò si avveri o no, facciamo una breve considerazione. Noi pensiamo che la Seconda Guerra Mondiale sia iniziata nel 1939 con l’invasione tedesco-russa della Polonia. Formalmente è vero. Tuttavia, se analizziamo i fatti bene, essa è iniziata molto prima, esattamente nel momento in cui un uomo chiamato Adolph Hitler con il suo personale progetto di sfida e di predominio del mondo è salito al potere. Ce lo ricordiamo tutti nei documentari in bianco e nero di fronte all’Arco di Trionfo a Parigi: tutte le disgrazie successive sono state la conseguenza di questa fondamentale discesa nell’arena. Era inevitabile poi arrivare alla guerra guerreggiata nel 1939, certo, ma già si verificavano guerre non dichiarate sotto forma vari tipi di violenze: contro persone, gruppi, nazioni, tutti considerati inferiori e, pertanto, soggiogabili, conquistabili, eliminabili per il conseguimento del suo demoniaco dominio mondiale. Poi anche lui è passato sotto la sua Porta Libitinaria.

Annunci

Oggi, ci domandiamo quando inizierà la terza guerra mondiale. O meglio, qualcuno infonde questa paura, o teme esso stesso che la terza guerra mondiale possa scoppiare, e qualcun altro ci mette in guardia, affinché restiamo fermi a subire, a non fare nulla, o a non prendere iniziative che possano innescare questa guerra, e qualcun altro è arrivato perfino ad ammonirci di non scommettere sulla guerra, noi che non abbiamo fatto nulla se non, guardare, aiutare o difenderci da chi ci è entrato in casa. Non è stato Trump ad ammonire Zelenskiy, l’eroico presidente ucraino, dicendogli: “tu stai scommettendo sulla Terza Guerra Mondiale!”, per la sua ossessione nel volendosi difendere a tutti i costi dall’invasione russa?

Ebbene tutte queste persone, inconsciamente o consciamente non si rendono conto (o fingono di farlo) che la guerra è già iniziata nel momento stesso in cui personaggi come Putin e Trump stesso sono scesi nell’arena e saliti al potere, legalmente o meno, come fece Hitler del resto, con il loro disegno di egemonia mondiale, con il loro comportamento spregiudicato: Putin quando ha pensato di poter annettere la Cecenia, la Georgia, la Moldavia e l’Ucraina, e Trump, per ora solo verbalmente, quando ha detto di voler a tutti i costi annettere la Groenlandia, Panama e il Canada, e quando hanno cominciato a trattare tra di loro, scoprendo tanta affinità da risonare come un diapason, per spartirsi il mondo.

La Terza Guerra Mondiale non scoppierà! Perché è già “scoppiata”. Dal punto di vista guerreggiato, globale, forse non scoppierà mai come non è scoppiata nel corso di tutta la Guerra Fredda; e se scoppierà lo farà in un momento successivo. Tuttavia, con le premesse, con i comportamenti, con le violenze verbali e fisiche, con la demolizione degli istituti democratici e gli attacchi agli organi di controllo e garanzia, con l’asservimento delle magistrature, con le annessioni parziali e i tentativi di annessione totale, è già scoppiata. Tutti questi sono tasselli, separati tra di loro, di un unico disegno che inevitabilmente porterà a un confronto, perché i nazionalisti sono fatti così, all’inizio si alleano (come fecero Hitler e Stalin) ma poi si scontrano, e coinvolgono tutti gli altri. Allora, solo allora chi ci sarà si accorgerà dello scoppio della Terza Guerra Mondiale, e s’illuderà che sia scoppiata allora, invece è già in atto oggi. Questa volta però non si limiterà ad alcune nazioni, sarà globale.

Il giorno seguente il 2 aprile, nel momento in cui i dazi, che alla Russia sono stati risparmiati, nei mercati hanno provocato un altro nefasto tassello di questa guerra, Putin si è rallegrato con il suo “partner in crime”, Trump. Come una reazione a catena, gli attacchi finanziari lanciati a pressoché tutti i paesi del mondo, incluse le isole dei pinguini, stanno provocando e provocheranno ritorsioni pari e contrarie che in definitiva innescheranno ulteriori reazioni incontrollate, capaci di mettere in ginocchio tutti, compreso lo sprovveduto iniziatore e il suo paese. E Vladimir Vladimirovic non potrà che rallegrarsene.

Come se ne esce?

Von Klausevitz diceva che la guerra è la politica fatta con altri mezzi, e la guerra dei dazi non sfugge a tale logica, anch’essa è politica fatta con altri mezzi. Se un bullo intelligente e preparato ci provoca con un piano d’attacco complesso e ben studiato occorre stare molto attenti, c’è il rischio che possa prevalere. Tuttavia, non sembra che il piano di Trump, facendo un confronto con tutte le azioni da lui intraprese sino ad ora, sia complesso e accuratamente studiato, né sembra che il suo estensore sia un gran cervello uscito da Harvard. Il cliché è quello classico dei bulli da quattro soldi: terrorizzare gli avversari colpendone uno singolarmente per impaurire tutti gli altri, poi offrire un compromesso per togliere la minaccia e passare a riscuotere il pizzo da ognuno: Cosa Nostra docet.

Non fa così Putin, con tutta la brutalità di cui è capace, salvo poi andare a battersi il petto con una candela in mano come facevano i nostri boss corleonesi? Non fa così Trump, per ora almeno, a parole insultando e intimidendo il suo ospite, che dovrebbe essere sacro? Col bastone e la carota. Così fanno tutti i bulli da strada, da che mondo è mondo.

Quand’è, però, che falliscono i bulli? Quando non riescono a terrorizzare i singoli se i singoli si alleano fra loro facendo fronte comune. Questo è l’esatto atteggiamento di chi impiega la forza della ragione: evitando il panico, associandosi con altri malcapitati e rispondendo in modo calmo, razionale e fermo alle minacce del bullo. Quindi dobbiamo cercare alleati. Chi sono e dove trovarli i nostri alleati? A parte i naturali membri dell’Unione Europea e quelli democratici del blocco occidentale che non hanno la criniera dipinta di giallo, I nostri alleati sono da una parte i mercati, che già hanno dato una risposta forte e spontanea penalizzando le mosse di Trump e continueranno a farlo, non perdonandogli di essersi messo senza patente alla guida di un macchinario che gli sta scappando di mano. E dall’altra, i nostri alleati sono i consumatori, specialmente quelli degli Stati Uniti, che sono in parte gli elettori stessi di Trump: coloro che dovranno pagare per le azioni del presidente, e pagare caro, loro che hanno improvvidamente eletto, o non adeguatamente contrastato questa improbabile e male assortita controfigura di Ronal Regan.

Parlando del consumatore degli Stati Uniti, è d’obbligo fare una considerazione per coloro che non hanno dimestichezza con quel mercato: negli USA il consumatore già paga di base salate le merci di provenienza europea, e lo fa consapevolmente. In primo luogo perché prima che un prodotto europeo giunga a un cliente finale i passaggi sono molteplici, fino a farne quasi raddoppiare il prezzo (raddoppio che non entra nelle tasche del produttore europeo ma in quelle degli intermediatori statunitensi: i principali danneggiati statunitensi dei dazi). Alcuni esempi? Un chilo di Parmigiano in Italia costa circa 20 euro, negli USA oggi come oggi circa 44 euro, ovvero con un ricarico di 24 al kg che corrisponde a un più 120%. Una bottiglia di Brunello di Montalcino in Italia costa circa 30 euro, negli Stati Uniti non può stare a meno di 50 euro, con un ricarico di 20 euro pari a un più 66%. Una Ferrari California, che in Italia costa intorno ai 200 mila euro, negli USA sta intorno ai 327 mila euro, con un maggior costo di 127 mila euro peri a un più 63,5%. La lista può continuare. In secondo luogo, negli Stati Uniti il consumatore paga consapevolmente i rincari perché è un acquirente benestante, che ricerca la qualità rinomata, e compensa adeguatamente le maggiori performance dei prodotti che conosce bene e che ama: un acquirente che non si accontenterebbe mai di un prodotto falso, fintamente italiano o “autarchico”, perché pretende l’originale, che, per lui è uno, “status symbol”, non cerca come prima cosa il risparmio.

Voi pensate veramente che qualcuno in grado di spendere 44 euro per un chilo di Parmigiano, 50 euro per una bottiglia di Brunello, o 327 mila euro per una Ferrari, se proprio vuole questi prodotti, si possa spaventare di un rincaro del 20% dovuto ai dazi? Ovviamente, a nessuno piace gettare il denaro dalla finestra, ma il consumatore di prodotti d’elite, com’è lo statunitense e il canadese che acquista prodotti europei, non considera uno spreco remunerare la qualità, e quindi non smetterebbe di acquistarli per un aumento di prezzo, anzi in alcuni casi si sentirebbe maggiormente gratificato per potersi permettere tale esclusività. D’altro canto, anche se il consumatore statunitense non considererà uno spreco di denaro pagare di più per la qualità, sarà molto arrabbiato per i dazi di Trump, e i consumatori non sono pazienti e hanno una memoria duratura. Quindi calma, almeno per i prodotti “made in Europe” di pregio, che sono una gran fetta, perché quelli di minor pregio, di brand anonimo, o non di tendenza è la Cina a produrli in massa.

In questi giorni in cui stiamo assistendo all’entrata del comandante in capo, dalla Porta Triumphalis dell’arena, paludato di tutta la sua ignoranza geopolitica, mescolata alla follia del principiante, di fronte alla platea plaudente della sua setta inebetita e incapace di qualsiasi minima riflessione critica, mentre lo vediamo, squallidamente per un Presidente degli Stati Uniti, mostrare il prodotto del suo “ingegnoso piano” sulla lavagnetta, come un venditore televisivo qualsiasi e innescare, con la firma del suo ennesimo ordine esecutivo, su un tavolinetto da apprendista colletto bianco alla mister Bean, la prossima uscita sua assieme al sistema finanziario globale dalla Porta Libitinariadell’arena.

“Muoia Sansone con tutti i Filistei”, pensava Hitler nel suo ridotto prima di suicidarsi per non accettare la sconfitta del suo folle piano. Solo che Hitler non era all’altezza di Sansone, e nemmeno Trump lo è.

La buona notizia è che l’Europa finalmente, a forza di questi colpi al di sotto della cintura, si sta svegliando dal suo letargo e, seppur con qualche incertezza, sta prendendo coscienza del suo crescente bisogno di ristrutturazione e di rinascita per assumere nel consesso mondiale il ruolo che le compete, e che per ormai un secolo ha delegato ad altri difensori oggi dimostratisi inaffidabili. Certo il processo avrà bisogno di ulteriori colpi come quelli ricevuti finora. Ma sappiamo che nessuno potrà mai sopportare indefinitamente di ricevere colpi sotto la cintura o sui denti, perché tutti hanno un solo inguine e una sola bocca, e anche i denti sono limitati.

Trump ha rivendicato la sua decisione, e sicuramente continuerà a farlo, come il bevitore nega la bottiglia contro ogni evidenza: “Tutti i Paesi ci stanno chiamando. È il momento di arricchirsi”. Ha detto con un ultimo sprazzo di prosopopea a una frotta di giornalisti, quelli che per partecipare ai suoi breefing s’inginocchiano a lui e che per questo lui graziosamente ammette al bacio della pantofola di pontificia memoria, solo che i pontefici hanno smesso da oltre un secolo a farsi baciare i piedi. Certamente, i governanti sensati, sebbene sprovvisti del supporto dell’appartenenza a un’unione, lo avranno chiamato per tentare un accomodamento, assecondando la sua scontata tattica mafiosa che tende al compromesso. Lo dovrà fare al più presto, perché negli Stati Uniti gli industriali stanno perdendo la pazienza dopo aver perso somme ingenti di capitalizzazione azionaria.

Ieri a Wall Street il titolo dell’auto elettrica Tesla era diventato un sottomarino elettrico, essendo praticamente “affondato” ai minimi storici: Musk ha dovuto ammettere un “danno senza precedenti”. In generale il Dow Jones segnava meno 5,5%, il Nasdaq meno 5,8% e lo S&P meno 5,97%. Il gancio del libitinarius è già pronto per essere attaccato alla cintura del gladiatore e trascinarlo al funerale, la Porta Libitinaria è lì che aspetta.

Annunci
Leggi anche
Torna su
No results found...