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Liberia, ex Vicepresidente Howard-Taylor fermata e incriminata per traffico di droga e riciclaggio

L'ex numero due del Paese è stata bloccata mentre tentava di lasciare il territorio nazionale. Coinvolti nell'inchiesta anche tre cittadini stranieri.

Un terremoto politico scuote i vertici della Liberia. Jewel Howard-Taylor, vicepresidente della Liberia dal 2018 al 2024 sotto l’amministrazione Weah, è stata fermata mercoledì 19 agosto 2026 all’aeroporto internazionale “Roberts” di Monrovia, mentre cercava di imbarcarsi su un volo per lasciare il Paese. Il Ministero della Giustizia ha confermato il successivo trasferimento in custodia di polizia, notificandole un pesante capo d’imputazione formale in sette punti. L’operazione, condotta in stretta collaborazione con i vertici della polizia nazionale, punta a smantellare un presunto traffico internazionale di stupefacenti e una complessa rete di riciclaggio di denaro.

I reati contestati all’ex vicepresidente comprendono l’importazione, la vendita, la distribuzione e il trasporto non autorizzato di droghe e stupefacenti, oltre a cospirazione, facilitazione criminale, sollecitazione (ossia l’aver istigato o spinto altri a commettere le azioni illecite) e riciclaggio di denaro sporco. Insieme a lei, le autorità liberiane hanno proceduto all’incriminazione in absentia di tre cittadini stranieri — nello specifico due cittadini croati, Nikolai Ivancic e Mihovil Vrovac, e un ucraino, Tara Zaderieko — ritenuti nodi cruciali della stessa organizzazione criminale transnazionale. Il Ministro della Giustizia liberiano, Oswald Tweh, ha sottolineato la tolleranza zero del governo, avvertendo che nessuno godrà di immunità o protezione politica di fronte alla lotta contro la criminalità organizzata. L’inchiesta si inserisce in un clima di controlli straordinari, alimentati da recenti e ingenti maxi-sequestri di stupefacenti, tra cui carichi di cocaina stimati per centinaia di milioni di dollari e destinati al mercato europeo, che hanno messo in luce come il Paese dell’Africa occidentale sia diventato un punto di transito nevralgico per i cartelli internazionali della droga. Questo giro di vite giudiziario si intreccia anche con la complessa agenda diplomatica del Paese, sottoposto alle attenzioni dei partner internazionali e a recenti dibattiti interni legati alla sicurezza e alla gestione dei flussi transnazionali. In questo momento la Liberia si trova al centro dell’attenzione internazionale per due motivi principali. Da un lato, il governo ha stretto accordi con potenze straniere, come la discussa intesa con gli USA che prevede l’accoglienza di 1200 cittadini di Paesi terzi, persone non originarie della Liberia provenienti da Americhe, Caraibi e nazioni africane, espulsi o rimpatriati. Dall’altro, le autorità locali lavorano fianco a fianco con organizzazioni internazionali e agenzie di sicurezza estere, tra cui l’agenzia antidroga francese OFAST e i programmi di supporto di ONU e Stati Uniti, per bloccare i cartelli della droga che usano l’Africa occidentale come rotta per trasportare stupefacenti verso l’Europa.

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Al momento la difesa non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, preferendo attendere i prossimi passaggi procedurali. Da parte loro, le autorità giudiziarie hanno ribadito con forza che le accuse non sono ancora state discusse o testate in un’aula di tribunale: vige dunque il rigoroso principio di presunzione d’innocenza per tutti gli indagati fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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