La Corte penale internazionale ha concluso l’udienza di conferma delle accuse nei confronti del libico El Hishri, il comandante del carcere di Mitiga, sospettato di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
I giudici decideranno entro 60 giorni se la Corte ha giurisdizione sul caso che coinvolge il sodale del torturatore Almasri e quindi se potrà essere processato. Il libico, è sospettato di ben 17 capi d’imputazione per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi tra il 1° maggio 2014 e il 30 giugno 2020. Questi crimini includono: reclusione o altra grave privazione della libertà fisica, oltraggi alla dignità personale, trattamenti crudeli, tortura e altri atti disumani commessi contro i detenuti principalmente nel carcere di Mitiga; e stupro e altre forme di violenza sessuale, omicidio, tentato omicidio, riduzione in schiavitù e persecuzione di determinate persone principalmente nel carcere di Mitiga. El Hishri è stato arrestato il 16 luglio 2025 dalle autorità tedesche, che a differenza di quelle italiane hanno pienamente collaborato con la Corte.
Un migliaio di persone ha testimoniato i crimini accaduti e che accadono ancora nel carcere. Tutti sentiti dai magistrati della CPI, secondo cui nel carcere vigeva un «sistema istituzionalizzato» di «violenze e schiavitù». El Hishri, il più alto in grado nel lager era soprannominato Angelo della morte,in quanto era padrone della vita dei detenuti, ivi compresi donne e bambini.
Le vittime identificate al momento sarebbero 159, e la Corte ne ha autorizzato la partecipazione di 54. Alcune hanno preso parte alla udienze all’Aia, ad esempio Lam Magok, che ha denunciato il governo italiano per aver liberato Osama Almasri, sodale di al Hishri su cui pendeva un mandato di cattura internazionale della CPI. In questo caso il Governo Meloni invece di consegnarlo alla Corte lo ha spedito addirittura in Libia su un aereo dei nostri servizi segreti! La mancata collaborazione italiana ha dato luogo ad un deferimento al Consiglio di sicurezza ONU.
La difesa dell’imputato ha respinto le accuse, sopratutto appelandosi al fatto che la CPI può intervenire solo se un paese «non vuole» oppure «non è in grado» di perseguire realmente i criminali. La stessa linea difensiva sostenuta da Almasri, formalmente detenuto in Libia che in questo modo evita di essere estradato all’Aia e quindi processato.
Ad ogni modo l’imputato “si è trovato di fronte alle testimonianze – ha affermato il vice procuratore Nazhat Shameem Khan al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite -alle voci di molti libici direttamente colpiti dai suoi presunti crimini. Le voci di donne, uomini e bambini che, con le loro stesse parole, non osavano credere che questo giorno sarebbe arrivato. Voci che raccontavano le sofferenze più profonde”. Comunque grazie ala coraggio delle vittime, che pretendono verità e giustizia la vera storia di Mitiga è venuta alla luce
E’ auspicabile che questo processo sia solo un primo passo per portare in tribunale non solo gli autori materiali di tante atrocità indicibili, ma anche i mandanti, i governanti italiani ed europei che hanno consentito la barbarie, sostenendo politicamente, finanziando ed armando le milizie, per evitare che tanti disperati venissero in Europa a cercare un futuro migliore. In tal modo hanno trasformato il Mediterraneo e la Libia in luoghi di morte. «Tra il gennaio del 2018 e il settembre del 2025 – spiegano dalla ong Mediterranea – oltre 145.000 persone sono state intercettate e riportate in Libia. Molte sono finite proprio in luoghi come il carcere di Mitiga. Eppure l’Italia e l’Unione Europea continuano a rinnovare finanziamento e sostegno tecnico alle autorità libiche». «È il momento -afferma Mediterranea – in cui la responsabilità per un sistema che il nostro governo e l’Ue finanziano da quasi un decennio viene messa nero su bianco da una corte internazionale – dicono ancora da Mediterranea -. Non è un processo a un singolo torturatore. È il processo a un sistema che riguarda anche noi».


