Desta grande preoccupazione la ripresa delle schermaglie del generale Khalifa Haftar, le cui truppe hanno preso il controllo di parte dei territori del Governo di al-Sarraj, riconosciuto ufficialmente dalle Nazioni Unite e dall’Italia.
Il leader dell’est della Libia ha recentemente acquisito dei droni da combattimento cinesi e turchi, nonostante l’embargo delle Nazioni Unite sulle forniture di armi al paese. Sembra che le basi della Conferenza nazionale di Ghadames per un percorso di pace per la Libia, sia ormai in bilico. Lle parti in causa non hanno mai rinunciato alla violenza e alle prove di forza che rischiano di compromettere ogni possibile accordo. È importante che la comunità internazionale sostenga gli sforzi del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, che è più volto tornato a Tripoli dopo l’intesa con Benghazi per monitorare la situazione.
Anche l’Italia, dopo l’assenza prolungata di un ambasciatore in Libia, sta rivestendo un ruolo di leadership e di facilitatore del dialogo intra-libico per la pace. Pesano anche gli sforzi di Stati come Francia, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Egitto e Russia. A dispetto della sua passata debolezza diplomatica, è proprio l’Italia invece il Paese su cui si scaricheranno le conseguenze maggiori di quanto sta avvenendo in Libia.
Vivono giorni di grande incertezza anche i settecentomila migranti che risiedono in Libia. La recente destabilizzazione rischia di peggiorare ulteriormente la precaria situazione in cui riversano tanti di loro. Rimane particolarmente grave la situazione nei centri di detenzione nei quali vengono portati i migranti intercettati nel Mediterraneo e riportati nel Paese.
NEWS e ANAlisi dalle Afriche martedì 18 Agosto 2026


