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Analisi

L’origine delle guerre – Parte terza

La recente escalation militare tra USA e Iran rivela un conflitto sotterraneo con Mosca, tra droni, oro, armi e strategie globali di controllo.

Ricordate la prima conferenza degli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale? A Teheran nel dicembre 1943, presenti Stalin, Churchill e Roosevelt. Perché si era tenuta proprio a Teheran?

Era stata la Russia sovietica a proporla, ufficialmente perché Stalin non amava viaggiare in aereo e quindi ci poteva arrivare via terra lungo la ferrovia trans-iraniana e navigando lungo il Mar Caspio, ma la verità era che la Russia in Iran poteva fare quel che voleva, lo considerava da sempre il suo accesso sull’Oceano Indiano e con Teheran Mosca era in stretti rapporti sin dai tempi del Granducato di Moscovia e la Persia Safavide della metà del sedicesimo secolo.

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Ma più vicino ai tempi nostri, il rapporto speciale tra Russia sovietica e Persia era stato suggellato con la stipula del trattato di amicizia russo- persiano del 1921, e soprattutto con l’invasione Anglo-Sovietica della fine del 1941, con la quale le soverchianti divisioni della Russia e le scarse truppe del Regno Unito (ma con il beneplacito degli U.S.A. di Roosevelt) si erano impossessate della Persia, allora neutrale, per prevenire un possibile schieramento a favore del Terzo Reich, mettere in sicurezza i giacimenti di petrolio ed anche per aprire una via di rifornimento da parte degli Alleati verso la Russia (specialmente degli U.S.A., mediante il programma Land-Lease), cosa che si rivelò essenziale per non far soccombere i sovietici di fronte alla soverchiante potenza della Germania Nazista (piccolo particolare che i russi tendono sempre a dimenticare quando celebrano la lodo Grande Guerra Patriottica).

Nel dopoguerra, in seguito alla rivoluzione Islamica e all’allontanamento dall’occidente, il panislamismo tra Iran e altre repubbliche sovietiche a maggioranza musulmana favorì l’entrata di Teheran nell’orbita russa, posizione consolidatasi con il passaggio dalla Russia sovietica a quella federale: i due paesi sono stati alleati strategici e hanno formato un asse nel Caucaso insieme all’Armenia. Sono anche stati alleati militari nei conflitti in Siria e Iraq e partner in Afghanistan e nell’Asia centrale post-sovietica. La collaborazione si consolidò specialmente riguardo il comparto militare (oggi la Federazione Russa è anche il principale fornitore di armi e infrastrutture militari del paese) e quello dell’energia nucleare, suggellato recentemente con il trattato di partenariato strategico globale nel gennaio 2025: riguardante, fra l’altro, la cooperazione militare, economico-finanziaria, il divieto all’uno di fornire qualsiasi tipo di assistenza al nemico dell’altro in caso di attacco, eccetera.

In particolare, con l’invasione russa dell’Ucraina, la speciale collaborazione instaurata tra le due nazioni attraverso il Mar Caspio si è sviluppata con la vendita di decine di migliaia di droni Shaded e missili a corto raggio prodotti sia in Iran, sia nel vicino Tatarstan su licenza iraniana, droni e missili che hanno contribuito, da più di tre anni a questa parte, a colpire obiettivi infrastrutturali e civili di Kiev, ripagati da Puntin con quasi cinque tonnellate di oro (in barba ai docili lavoratori e pensionati russi costretti a tirare la cinghia gli uni e vendere fiori ed effetti personali fuori dalla metropolitana gli altri per sbarcare il lunario). Inoltre, ripagati mediante la fornitura di 64 o più aerei da combattimento Sukhoi Su-35 (un caccia multiruolo pesante, costruito a partire dagli anni 2010, appartenente alla quarta generazione avanzata) e un numero imprecisato di sistemi di difesa aerea S-300, comprese almeno 4 batterie S-300PMU2.

Inutile dire che la Russia federale e l’Iran hanno ampliato nel tempo i loro commerci instaurando una zona di libero scambio tra di loro e l’Unione Euroasiatica, oltre che con l’ingresso dell’Iran nel novero dei cosiddetti paesi BRICS plus.

Se per la Russia federale l’Iran costituisce il partner privilegiato nell’area, per gli Stati Uniti esso è sempre stato una spina nel fianco. Con l’Iran hanno attraversato una crisi epocale durante il mandato del presidente Carter, perdendo ostaggi e onore. Non migliore fu l’accordo sottoscritto da Obama per mettere fine a quella stagione e normalizzare i rapporti tra i due paesi: con quel trattato di fatto l’Iran sentì di avere le mani libere per sviluppare il proprio programma nucleare, e riequilibrare la potenza strategica con il proprio avversario di sempre: Israele.

Infatti, come dicevamo nell’articolo precedente, proprio Israele è l’anomalia nucleare della zona avendo sviluppato fin dagli anni 70 dello scorso secolo la propria deterrenza basata sulle allora (chi sa quante oggi) 200 testate a fissione più un dieci per cento di testate a fusione. Chi autorizzò a suo tempo Israele ad arricchire indisturbato il proprio uranio non è dato sapere, chi lo ha lasciato per tutti questi anni libero di accrescere indisturbato il suo arsenale? Non si sa, fatto sta che oggi nessuno si azzarda a mettere Israele sotto accusa per la mancata firma del trattato sulla proliferazione (che l’Iran ha firmato), nessuno gli manda le ispezioni della IAEA, nessuno questiona il fatto che Israele possieda un arsenale nucleare. Al contrario, a essere sotto accusa è l’Iran, il guerrafondaio Iran che ha giurato di voler distruggere Israele e che, pur avendo diritto a un programma nucleare civile (come sottolineato da Putin ultimamente) ha superato di gran lunga la soglia consentita per l’arricchimento dell’uranio per scopi pacifici, di qui la reazione israeliana e l’attacco militare degli U.S.A. L’opzione più logica, quella di denuclearizzare l’area togliendo l’anomalia della bomba israeliana non ci passa nemmeno per l’anticamera del cervello. Israele può, Iran non può. Fine del discorso.

Tutto chiaro? No. Perché questo attacco subitaneo e inatteso degli U.S.A. all’Iran sapendo che mancavano ancora tre anni alla teorica realizzazione della prima bomba atomica iraniana (semmai l’avesse poi fatta) a fronte delle già esistenti centinaia e centinaia israeliane? Perché c’è un convitato di pietra che, pur schiaffeggiato in pubblico, non può permettersi di intervenire vedendo il suo alleato colpito e affondato: la Russia. La Russia di Putin, sì lui, tanto amico di Trump, pompato e incensato da che l’inquilino della Casa Bianca si è insediato, invitato più volte a prendere accordi col vituperato Zelensky ma sempre evasivo, invitato a negoziare con la perdente Ucraina ma senza risultato, invitato dopo l’attacco israeliano a fare da mediatore tra Netaniahu e Kamenei (una burla? No un avvertimento in stile corleonese, che decodificato significa: fino ad ora hai fatto come ti pareva, adesso fai capire a Kamenei che deve rinunciare al programma nucleare e noi lo lasceremo in pace, altrimenti la nostra pazienza ha superato il limite e colpiremo duramente, non te, ma lui). La risposta di Putin è stata debole, insufficiente: “l’Iran ha diritto a sviluppare il proprio nucleare per scopi civili”, ha detto. E oggi si appella al diritto internazionale violato da una potenza che siede nel Consiglio di Sicurezza dell’ O.N.U. (da che pulpito viene la predica! Come se l’attacco all’Ucraina non l’avesse fatto la Russia che siede nello stesso posto), che faccia tosta!

Ebbene, secondo me l’attacco all’Iran assolve al doppio compito di bacchettare il discepolo (l’Iran) per educare il pedagogo (la Russia), ottenendo anche il vantaggio aggiuntivo di prosciugare una fonte di armamenti, proprio quelli che più hanno fatto danni contro i civili ucraini (senza darlo a vedere apertamente con Putin, però): Trump non ha colpito l’Iran per l’Ucraina, no, loro due saranno sempre amici (ma con il coltello sotto il tavolo). E la Russia, d’altro canto, non solo non può intervenire a sostegno dell’Iran perché, come abbiamo visto, il patto di partenariato strategico non lo prevede, ma anche perché è dissanguata nel vero senso della parola: ha gettato il fior fiore della propria gioventù (non moscovita) in questa guerra insensata contro l’Ucraina e non avrebbe nemmeno una guardia carceraria o un criminale da inviare a sostegno dell’Iran, ammesso che lo volesse fare, perché li ha già inviati contro Kiev e li ha persi. E quanto ad armi ha già raschiato il barile. Per gli uni e le altre ormai dipende dalle forniture Nord Coreane. Vedrete che gli effetti a lungo termine dell’attacco U.S.A. si faranno sentire su vari teatri di guerra, compreso quello ucraino, come una “vendetta trasversale” corleonese. Bisogna riconoscere che le accuse di agire da mafioso nei confronti di Trump non sono del tutto sbagliate.

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