Quando il genovese Cristoforo Colombo nel 1492 giunse sull’isola Haiti, in quelli che oggi chiamiamo i Caraibi non si rese conto di essersi imbattuto in un continente, nuovo per noi, ma ben conosciuto e abitato dai suoi originari abitanti. Ma dato che a quei tempi la Storia scritta, e la Geografia, era quella degli europei, un qualche nome occorreva pur darlo a quei luoghi, a quell’isola, e Colombo gli mise il nome della nazione dei finanziatori della sua impresa, la Spagna, e la chiamò Hispana. Non aveva elementi per rendersi conto di trovarsi al centro di un continente che dopo, molto dopo, avrebbe ricevuto un nome.
Quando poi, nel 1497 il veneziano Giovanni Caboto esplorò per la corona inglese quel continente nella sua parte più settentrionale, non si sognò di dare alle terre da lui trovate il proprio nome, mentre accadde il contrario, che il suo nome venisse storpiato in John Cabot, cosa che ancor oggi succede, e perfino una università degli Stati Uniti porta questo nome inventato.
Tuttavia per i cartografi, con il passare del tempo e delle scoperte in quella parte di mondo ancora non si era fatta avanti l’idea che si trattasse di un continente, ancora si pensava che fossero le estreme propaggini dell’Asia, e che di conseguenza non v’era necessità di dargli un qualche nome continentale.
Giungiamo poi al 1501, quando l’esploratore fiorentino Amerigo Vespucci, viaggiando al servizio del Portogallo si imbatté nel Brasile e, per primo, si rese conto che quelle nuove terre fossero un continente nuovo. In suo onore i cartografi cominciarono perciò a chiamarlo America. Ma era il Brasile, direte voi, era l’America del Sud. No, era l’America, tutta l’America perché le parti scoperte da Colombo e da Caboto, in quel momento non avevano nome. Erano solo isole, lembi di terra ancora slegati tra loro, ai quali i cartografi ancora non avevano dato un nome, e che ancora non avevano pensato collegati all’America scoperta a Sud da Vespucci.
Perciò dopo, quando capirono che le due parti erano un tutt’uno si pose il problema di come chiamare la parte a settentrione dell’America, e con molta creatività decisero di chiamarla: Nord dell’America. Così nelle prime carte geografiche a partire dal sud scrissero America (cioè il continente) e, come sua appendice nel settentrione il Nord dell’America. In seguito, per convenzione, decisero di chiamare tutto il continente, settentrionale, centrale e meridionale con un unico nome: America.
Poi capitò che alcune colonie del regno britannico situate nella parte settentrionale del continente decidessero di affrancarsi dalla madre patria. Esse erano suddivise in vari stati separati, ma decisero di unirsi, pertanto decisero di chiamarsi Stati Uniti d’America, non ebbero alcuna fantasia di chiamarsi “America” tout court, né i loro abitanti osarono di chiamarsi “Americani”. Erano, e sono, semplicemente “statunitensi”, cioè gli abitanti degli Stati Uniti d’America.
Dovremmo rammentarlo sempre: l’America è il continente tutto, diviso in Nord, Centro e Sud. Solo gli abitanti di questo continente nel loro complesso si chiamano Americani, come noi nel nostro complesso ci chiamiamo Europei, e per quanto riguarda l’America del Nord, al suo interno, vivono i messicani, i canadesi e gli statunitensi, come nella parte nord dell’Europa vivono i francesi, i tedeschi e i britannici, tanto per citarne solo tre.
Ebbene, cos’è questa aberrazione di chiamare America gli Stati Uniti e americani gli statunitensi? Perché non chiamiamo America anche il Messico o il Canada, e americani i messicani o i canadesi? A cosa è dovuta questa stupida semplificazione che induce una ancor più stupida mistificazione? Certo, ormai sembra quasi normale confondere gli Stati Uniti con l’America e gli abitanti degli Stati Uniti con gli abitanti dell’intero continente americano. Ma questa mistificazione, di là dell’errore, sottace una perniciosa aspirazione egemonica del nostro amico e alleato statunitense di annettersi tutto il continente, prima semanticamente e poi realmente. come ha iniziato a fare il suo nuovo presidente. Dobbiamo ringraziare Trump per la sua franchezza, sta finalmente esprimendo apertamente il pensiero inespresso che era latente nella mente di gran parte dei cittadini lì.
Ne abbiamo riprova evidente con la sua farneticazione di cambiare nome al Golfo del Messico, che secondo il presidente statunitense dovrebbe essere rinominato Golfo d’America, nella convinzione di attribuirgli il nome della sua unione di stati e che questa unione si possa semplicemente e pacificamente chiamare America, cosa che non è per le ragioni su esposte. Dato che l’apposizione del nome costituisce da sempre la prima manifestazione della proprietà su di un bene, poiché solo il proprietario ha il diritto di denominarlo, questa pratica deve essere assolutamente impedita, primo perché errata, secondo perché ingiusta per difetto di titolo. E occorre avere la pazienza di far ben capire a chi non ha o non ha avuto i mezzi didattici o le capacità cognitive per comprenderlo, che quel golfo non è e non sarà mai appannaggio degli Stati Uniti America, ma nell’assurdo e non concesso caso in cui in parte lo diventasse, al massimo si potrebbe chiamare Golfo del Messico e degli Stati Uniti. Perché gli Stati Uniti sono quel paese situato come il prosciutto cotto in mezzo a un panino formato dal Messico e dal Canada, nella parte Nord di quel continente che si chiama America. Non sono l’America nel loro insieme, al massimo una sua sineddoche.
Quanto a noi italiani ed europei, sarebbe l’ora di smettere la nostra inveterata abitudine di chiamare “americano” tutto ciò che è solo “statunitense”. Quindi, ad esempio, “gli Stati Uniti d’America” vanno chiamati come tali e non semplicemente “America”, anche nella loro aggettivazione, ad esempio i “cittadini degli Stati Uniti” vanno chiamati “cittadini statunitensi” e non semplicemente “Americani”, e via via fino ad arrivare alla “gomma americana”, che va chiamata “gomma da masticare”. Anche un film “made in USA” dovrà essere chiamato “statunitense”, poi se proprio vogliamo andare al cinema, o guardare un telefilm alla televisione, perché non guardarne uno italiano o europeo? Tutto questo sarà difficile all’inizio, ma abituiamoci, perché ne va della nostra indipendenza culturale ed economica. Pensiamoci!


