Almeno 37 bambini sono morti da agosto nel sud-est del Madagascar, dove una doppia epidemia di morbillo e malaria sta interessando il distretto di Ifanadiana, una delle aree più isolate del paese. Secondo il bilancio diffuso dal ministero della Salute pubblica malgascio, una parte consistente delle vittime aveva meno di cinque anni.
La maggioranza dei bambini è morta nelle proprie abitazioni. Alcuni soffrivano anche di malnutrizione e non erano mai stati vaccinati, una combinazione di fattori che ha aggravato gli effetti delle due malattie e reso particolarmente vulnerabili le comunità delle zone più remote.
Il 18 settembre le autorità sanitarie hanno inviato nel distretto 34 tecnici con il compito di effettuare test, vaccinazioni e cure. L’intervento è stato tuttavia giudicato tardivo da Haja Dinah, deputato di Ifanadiana, secondo il quale le prime segnalazioni erano state trasmesse al ministero già il 9 settembre senza ricevere inizialmente una risposta adeguata.
Il parlamentare ha denunciato soprattutto le difficoltà di accesso alle strutture sanitarie. L’epicentro dell’epidemia si trova infatti a circa 145 chilometri dall’ospedale più vicino, situato a Ifanadiana. Per raggiungerlo da alcune delle località interessate possono essere necessari un giorno e mezzo di cammino e altri due giorni di viaggio su un trattore.
È proprio l’isolamento geografico a rendere particolarmente complessa la risposta all’emergenza. Per superare almeno in parte questo ostacolo, le Nazioni Unite stanno utilizzando droni per trasportare rapidamente medicinali e materiale sanitario nelle comunità colpite.
Face à la recrudescence du #paludisme et de la #rougeole à Ifanadiana🇲🇬, @OMSMadagascar appuie la riposte du @msanp_Mdg : coordination, intrants médicaux et appui à la prise en charge.
Avec l’appui de @UNFPAMadagascar , des drones🚁 facilitent aussi l’acheminement de médicaments. pic.twitter.com/beGr4m3z25— OMS Madagascar (@OMSMadagascar) September 25, 2026
Tre velivoli gestiti dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, UNFPA, riescono a coprire in circa un’ora distanze che via terra richiederebbero giorni. Nei primi dieci giorni dell’operazione sono stati effettuati 26 voli, mentre altre missioni sono previste nei prossimi giorni.
I droni hanno trasportato sieri, vaccini e prodotti destinati alla lotta contro la malaria, ma anche apparecchiature necessarie al funzionamento delle strutture sanitarie locali. Al centro sanitario di Ampasinambo sono stati consegnati anche dispositivi per la connessione satellitare e batterie portatili. Il personale viene informato dell’arrivo del velivolo e recupera a terra il carico, rilasciato con un piccolo paracadute.
Il sistema di consegna tramite droni non è stato creato appositamente per l’attuale epidemia: era stato introdotto nella regione all’inizio del 2025 proprio per permettere il trasporto di prodotti sanitari verso località difficilmente accessibili. La crisi di queste settimane ne sta mostrando l’importanza in una situazione nella quale la distanza dai servizi sanitari può diventare decisiva.
Le autorità malgasce affermano che la situazione è ora “totalmente sotto controllo”. Il bilancio delle vittime e le critiche del deputato locale hanno però riportato l’attenzione sulle condizioni strutturali della sanità nelle aree rurali più isolate del Madagascar. Una volta superata l’emergenza immediata, resta infatti il problema dell’accesso continuativo a vaccinazioni, medicinali e assistenza sanitaria per popolazioni che vivono a giorni di viaggio dall’ospedale più vicino.


