Skip to content
Diritti umani

Madagascar, cinque anni dopo la carestia il popolo antandroy soffre ancora

Amnesty International accusa il governo malgascio di non aver protetto e assistito gli sfollati, soprattutto per quanto riguarda le condizioni di alloggio e il diritto di spostarsi liberamente in altre zone dell’isola

Nel 2017 una spaventosa carestia dovuta alla siccità colpì il Madagascar, soprattutto nella parte meridionale dove si trovano le terre ancestrali del popolo antandroy.
Da allora, circa 90.000 persone sono state costrette a spostarsi altrove nel paese, in alcuni casi percorrendo 1500 chilometri fino alla regione settentrionale di Boeny: viaggi estenuanti in pullman, interrotti più volte per mancanza di denaro, poi racimolato a fatica indebitandosi con gli autisti (che a volte hanno preteso prestazioni sessuali) o lavorando in nero e nel frattempo accampandosi precariamente all’interno dei mercati o delle foreste.
Un rapporto di Amnesty International ha accusato oggi il governo malgascio di non averle protette e assistite adeguatamente, soprattutto per quanto riguarda le condizioni di alloggio e il diritto di spostarsi liberamente in altre zone dell’isola in cerca di terre da coltivare, dato che nella regione di Boeny non ce n’è per tutti.
Il rapporto ricorda le responsabilità del periodo coloniale, quando la Francia introdusse in Madagascar la cocciniglia, un parassita adatto a sradicare l’opuntia monacantha, un cactus particolarmente resistente alla siccità. La cocciniglia aumentò la vulnerabilità al clima del popolo antandroy. Al resto, in tempi più recenti, ha pensato la crisi climatica che ha colpito duro nel sud di un paese il cui contributo alle emissioni globali di gas serra è praticamente nullo ma che non ha mai pensato di chiamare la Francia a rispondere delle sue responsabilità.
Circa quelle che Amnesty International imputa al governo del Madagascar, questo ha replicato chiamando in causa le scarse risorse finanziarie logistiche per la gestione del programma di ricollocamento – presentato come progetto pilota nel 2023 – di quelli che a tutti gli effetti sono da considerare profughi climatici interni. Non ha però fornito spiegazioni su una serie di sgomberi forzati eseguiti nel 2021 ai danni di un gruppo di antandroy che si era accampato nei pressi del parco nazionale di Ankarafantsika.
Nella regione di Boeny gli alloggi sono costituiti da capanne vulnerabili al caldo così come alla pioggia. Quelle più vicine al fiume Kamoro sono minacciate dalle piene nella stagione piovosa così come dalla presenza dei coccodrilli. Nel 2023 sono morti due uomini: uno morso da un coccodrillo, l’altro annegato nel fiume. Quest’anno a gennaio è morto un neonato perché la madre, senza cibo né acqua, non era più in grado di allattare.
Annunci
Antandroymadagascar
Leggi anche
Torna su
No results found...