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Economia

Madagascar, la Banca centrale apre punti di raccolta dell’oro per contrastare il commercio illegale

In Madagascar la Banca centrale apre nuovi punti di raccolta dell’oro per aumentare le riserve nazionali, regolamentare una filiera che impiega circa 600.000 persone e contrastare un contrabbando stimato in passato fino a una tonnellata al mese.

La Banca centrale del Madagascar ha annunciato l’imminente apertura di nuovi punti di raccolta dell’oro in quattro aree del Paese ad alto potenziale aurifero. L’iniziativa punta contemporaneamente ad aumentare le riserve nazionali del metallo prezioso e a riportare sotto un maggiore controllo pubblico un settore nel quale l’attività informale e il contrabbando continuano ad avere un peso considerevole.

I nuovi punti di acquisto saranno istituiti nelle aree di Ambilobe e Maevatanana, nel nord del Madagascar, Miandrivazo, nella parte occidentale dell’isola, e Mananjary, nel sud-est. In queste zone la Banca centrale intende acquistare direttamente l’oro prodotto localmente, creando un circuito ufficiale che possa rappresentare un’alternativa ai canali informali.

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Attualmente l’istituto possiede circa una tonnellata d’oro nelle proprie riserve e punta ad aumentarne la quantità. La scelta si inserisce nella più ampia tendenza delle banche centrali a diversificare le proprie riserve attraverso l’acquisto del metallo prezioso. Nel caso malgascio, l’operazione assume però una particolare rilevanza anche per la fragilità dell’ariary, la valuta nazionale, soggetta a forti oscillazioni.

L’aumento delle riserve auree dovrebbe quindi contribuire alla diversificazione delle riserve valutarie del Paese e, nelle intenzioni delle autorità monetarie, rafforzare gli strumenti a disposizione per sostenere la stabilità finanziaria.

Ma la questione monetaria costituisce soltanto una parte dell’intervento. L’altro obiettivo è la progressiva formalizzazione della filiera aurifera malgascia, nella quale, secondo i dati citati dalla Banca centrale, lavorano circa 600.000 persone, in gran parte in condizioni di informalità.

I nuovi centri dovrebbero permettere una maggiore tracciabilità dell’oro, controllarne la qualità e creare un rapporto più diretto tra produttori e circuito legale. Il progetto prevede inoltre interventi per migliorare le condizioni di lavoro dei cercatori d’oro e ridurre i rischi ambientali e sanitari, in particolare attraverso l’eliminazione dell’impiego del mercurio nelle attività estrattive artigianali.

Sul fondo rimane soprattutto il problema del contrabbando. La distanza tra i quantitativi che transitano attraverso i canali ufficiali e quelli che si ritiene lascino clandestinamente il Madagascar mostra le dimensioni della questione.

Nel 2025 appena 13 chilogrammi d’oro sarebbero stati venduti ad acquirenti stranieri attraverso lo sportello unico per l’esportazione, cioè il circuito previsto per il commercio legale. Una quantità minima se confrontata con una stima diffusa nel 2024 dal ministero delle Miniere, secondo cui circa una tonnellata d’oro avrebbe lasciato clandestinamente il Paese ogni mese.

Se rapportate, le due cifre restituiscono l’immagine di un settore nel quale una quota potenzialmente enorme della ricchezza prodotta sfugge ai circuiti ufficiali, alla tassazione e al controllo dello Stato. Il problema non riguarda dunque soltanto la perdita di entrate pubbliche: la scarsa tracciabilità dell’oro favorisce l’esistenza di reti di intermediari e trafficanti capaci di controllare parti significative della filiera.

L’apertura dei nuovi punti di raccolta rappresenta perciò un tentativo di intervenire contemporaneamente su più livelli: politica monetaria, fiscalità, regolamentazione del settore minerario, condizioni dei lavoratori e contrasto ai traffici illegali.

Per il Madagascar la sfida sarà trasformare una risorsa abbondante ma in larga parte sottratta al controllo pubblico in una ricchezza maggiormente tracciabile e capace di contribuire all’economia nazionale. L’efficacia della misura dipenderà tuttavia dalla capacità delle istituzioni di rendere il circuito ufficiale sufficientemente accessibile e conveniente per i piccoli produttori e, nello stesso tempo, di ridurre lo spazio economico e operativo delle reti clandestine.

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