In Madagascar torna al centro del confronto politico il ruolo dell’Assemblea nazionale. Mentre la camera bassa è riunita dal 25 agosto in sessione straordinaria per esaminare sette progetti di legge, una parte della Gen Z malgascia chiede apertamente il suo scioglimento, accusando l’istituzione di non rappresentare più adeguatamente la popolazione e di non esercitare la propria funzione di controllo sull’esecutivo.
L’appello è stato lanciato sui social network all’inizio della settimana da una ventina di giovani che si riconoscono nel movimento della Gen Z ed è stato successivamente rilanciato dall’Assedu-Mada, una delle principali organizzazioni studentesche del Paese. La richiesta è che l’Assemblea venga sciolta entro il prossimo 25 settembre.
La data ha un forte valore simbolico: coinciderà con il primo anniversario dell’inizio della mobilitazione contro l’allora presidente Andry Rajoelina, successivamente estromesso dal potere. Secondo uno degli esponenti della Gen Z, indipendentemente dai governi che si sono succeduti, il Parlamento malgascio sarebbe rimasto sostanzialmente subordinato al potere esecutivo e incapace di funzionare come autentico contro-potere democratico.
La contestazione non si limita ai social network. Rappresentanti del movimento avrebbero presentato formalmente alla Presidenza e alla Primatura la richiesta di sciogliere l’Assemblea nazionale.
Al centro delle critiche vi è anche la traiettoria politica dei deputati eletti nel maggio 2024. In quelle elezioni, 84 dei 163 seggi erano andati a candidati della coalizione Irmar, legata a Rajoelina. Una parte di quegli stessi parlamentari, tuttavia, il 14 ottobre 2025 aveva votato una mozione di impedimento contro il presidente e, più recentemente, diversi deputati hanno aderito a una piattaforma di sostegno all’attuale regime di transizione.
Sono proprio questi riposizionamenti ad alimentare l’accusa di opportunismo politico e di eccessiva dipendenza del Parlamento dagli equilibri del potere esecutivo. Il partito Kintana si è rivolto alla Haute Cour constitutionnelle nel tentativo di ottenere lo scioglimento dell’Assemblea, ma il ricorso è stato dichiarato irricevibile il 26 agosto.
Di fronte alle contestazioni, il presidente dell’Assemblea nazionale, Siteny Randrianasoloniaiko, ha respinto l’immagine di un Parlamento inerte. Aprendo la sessione straordinaria, ha richiamato il lavoro delle commissioni parlamentari, comprese quelle impegnate a verificare l’utilizzo delle risorse pubbliche durante il precedente regime e la gestione della Jirama, la società nazionale responsabile della produzione e distribuzione di acqua ed elettricità.
La decisione sul futuro dell’Assemblea non spetta tuttavia né ai movimenti giovanili né alla giustizia costituzionale. La prerogativa dello scioglimento appartiene al capo dello Stato, Michaël Randrianirina.
La questione parlamentare si intreccia così con gli equilibri della transizione e con la prospettiva delle prossime elezioni presidenziali, previste entro la fine del 2027. Secondo fonti citate dalla stampa, tra Randrianirina e Randrianasoloniaiko starebbe crescendo una rivalità politica destinata a pesare sulla futura competizione per la presidenza.
Dietro la richiesta di scioglimento emerge però una questione più ampia, che supera il destino dei singoli protagonisti. La mobilitazione della Gen Z mette in discussione la capacità delle istituzioni rappresentative malgasce di mantenere un’autonomia effettiva dall’esecutivo e di conservare la fiducia di una generazione che ha già avuto un ruolo importante nelle recenti trasformazioni politiche del Paese.
A un anno dall’inizio delle proteste contro Rajoelina, la contestazione sembra dunque spostarsi dalle persone alle istituzioni. Per una parte dei giovani malgasci, il cambiamento politico non può esaurirsi nella sostituzione di chi governa: deve riguardare anche il funzionamento dei meccanismi di rappresentanza, controllo e responsabilità democratica.


