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Economia

Malawi, preoccupazione per la sospensione dell’accordo con l’FMI

Il congelamento del programma di credito da 175 milioni peserà sul futuro e sullo sviluppo del paese

La sospensione da parte del Fondo Monetario Internazionale del programma di credito da 175 milioni di dollari destinato al Malawi ha generato forte preoccupazione nei corridoi del potere, creando inoltre un acceso dibattito pubblico sul futuro economico del Paese. In prima linea tra i critici, il reverendo Baxton Maulidi, voce autorevole del movimento per la Giustizia Economica sotto l’egida dell’All Africa Conference of Churches, che ha lanciato un monito chiaro al governo: “stop a prestiti nascosti”. 

 

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La sua denuncia arriva in un momento delicato, in cui il rischio è che la sospensione dell’Extended Credit Facility (ECF) venga colmata con finanziamenti alternativi ad alto interesse, spesso ottenuti da istituzioni non convenzionali e privi della trasparenza garantita dal FMI. “Non vogliamo scoprire tra qualche mese che il governo ha contratto prestiti onerosi in segreto, solo per vedere quei fondi sparire tra le maglie della corruzione,” ha dichiarato Maulidi in un’intervista rilasciata al Nyasa Times. 

 

Secondo il reverendo, questa sospensione potrebbe però anche trasformarsi in una preziosa opportunità. “È un campanello d’allarme. Serve ora una leadership coraggiosa” ha sottolineato, accusando il governo di mantenere uno stile di vita inadeguato rispetto alla crisi attuale, citando viaggi istituzionali e spese superflue come esempi di mala gestione delle risorse. 

 

Il cuore del problema, secondo fonti interne all’FMI, sarebbe proprio la mancata osservanza delle condizioni pattuite, soprattutto sul fronte dell’austerità e della lotta alla corruzione. Due aspetti che erano stati considerati centrali per ottenere sostegno e fiducia da parte degli investitori internazionali. 

 

Il governo, da parte sua, ha risposto con una nota del Ministero delle Finanze e degli Affari Economici, in cui ha ammesso le difficoltà, ma anche confermato l’impegno nel proseguire le riforme macroeconomiche. In particolare, in riferimento al contesto critico ereditato, con un debito pubblico elevato, le conseguenze della pandemia, i danni di Ciclone Freddy e le sfide poste dal fenomeno climatico El Niño. 

 

Il Ministero ha assicurato che le misure previste dal Public Finance Management Act del 2022 resteranno in vigore e che si attende una nuova missione del FMI entro fine maggio per valutare lo stato dell’economia malawiana e studiare un possibile programma di supporto su misura. Le speranze, insomma, non sembrano del tutto perse. 

 

Intanto, la pressione aumenta. I cittadini affrontano una forte crisi ed un’impennata dei prezzi dei beni essenziali, mentre si fa strada la percezione che la politica non stia reagendo con sufficiente rigore. La sospensione dell’ECF ha dunque posto Lilongwe di fronte a un bivio, ovvero se cedere alla tentazione di soluzioni rapide ma “oscure” oppure perseguire la strada più lunga (ma sostenibile) della trasparenza e del consolidamento fiscale. 

 

Per il Rev. Maulidi, la vera sfida è politica prima ancora che essere economica. Solo una classe dirigente disposta a rinunciare ai propri privilegi può restituire credibilità ad un Paese ancora una volta messo alla prova, ma che, con disciplina e visione, potrebbe riscrivere il proprio futuro. 

 

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