In Mali, le autorità militari hanno arrestato decine di soldati accusati di aver pianificato un colpo di stato contro la giunta attualmente al potere, insediatasi a seguito di due colpi di stato nel 2020 e 2021. Secondo fonti di sicurezza, negli ultimi tre giorni sono state fermate almeno 20 persone, ma un membro del Consiglio Nazionale di Transizione ha parlato di circa 50 arresti. Tra i detenuti figura il generale Abass Dembele, ex governatore della regione di Mopti e figura di rilievo nelle forze armate, prelevato domenica mattina nella località di Kati, vicino alla capitale Bamako.
Il contesto politico e sociale del paese resta fragile: dal 2012 il Mali affronta una grave instabilità, segnata da violenze jihadiste legate ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico, conflitti settari e criminalità diffusa, mentre la situazione economica è in forte deterioramento. Dopo aver interrotto i rapporti con la Francia, la giunta si è avvicinata a nuovi alleati come la Russia, ricevendo supporto militare dai mercenari del gruppo Wagner e del suo successore Africa Corps. Tuttavia, permangono difficoltà nel contenere la minaccia jihadista e le forze armate, insieme agli alleati russi, sono spesso accusate di abusi contro i civili.
Secondo il sociologo Oumar Maiga, questa nuova ondata di arresti indica tensioni interne alle forze armate, alimentate anche dal malcontento di alcuni soldati per i privilegi concessi ai mercenari russi a discapito dei militari locali. A luglio, il parlamento nominato dalla giunta ha approvato una legge che conferisce al leader della transizione, generale Assimi Goïta, un mandato presidenziale di cinque anni, rinnovabile senza limiti e senza obbligo di elezioni, rinviando così il ritorno a un governo civile precedentemente promesso per marzo 2024.


