Il 20 novembre 2024, la Corte Penale Internazionale (CPI) ha condannato Abdoulaziz al-Hassan, un ex-membro del gruppo jihadista Ansar Dine, a 10 anni di prigione per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi a Tombouctou (Timbuctù), una città del nord del Mali. Al-Hassan era stato accusato di aver partecipato a torture e persecuzioni contro la popolazione locale durante l’occupazione jihadista della regione tra il maggio 2012 e il gennaio 2013.
🇲🇱⚖️ La Cour pénale internationale (CPI) a prononcé, mercredi 20 novembre, une peine de 10 ans de prison contre Abdoulaziz al-Hassan, un ex-djihadiste du groupe #AnsarDine.
►En juin dernier, celle-ci l'avait reconnu coupable de crimes de guerre et de crimes contre l’humanité à… pic.twitter.com/2BBQzU3ZCQ— RFI Afrique (@RFIAfrique) November 21, 2024
La CPI aveva precedentemente riconosciuto al-Hassan colpevole di aver svolto un ruolo significativo nel sistema repressivo instaurato da Ansar Dine, che aveva preso il controllo di Timbuctù insieme ad altre organizzazioni jihadiste. Nonostante le gravi accuse contro di lui, il tribunale ha inflitto una condanna relativamente mite, pari a 10 anni, mentre il procuratore aveva chiesto una pena di almeno 22 anni di prigione.
La motivazione per una condanna più leggera è stata fornita dalla presidente della camera della CPI, la giudice Kimberly Prost, che ha sottolineato che al-Hassan ricopriva solo il ruolo di commissario della polizia islamica, e non era una figura di vertice all’interno dell’organizzazione jihadista Ansar Dine, né tra i principali responsabili della pianificazione degli attacchi. La giudice ha riconosciuto che, sebbene al-Hassan avesse una certa responsabilità nella repressione durante l’occupazione, il suo ruolo non era quello di un leader centrale del gruppo.
Nonostante la sentenza, la procedura di riparazione per le vittime di questi crimini dovrebbe presto essere avviata. Le parti coinvolte nel processo possono ancora fare appello contro la condanna, ma la sentenza segna un passo importante nella giustizia internazionale per i crimini commessi durante il conflitto in Mali.
In sintesi, la condanna a 10 anni di prigione di Abdoulaziz al-Hassan evidenzia la complessità dei processi per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, considerando i ruoli individuali e la responsabilità all’interno di gruppi jihadisti come Ansar Dine, nonostante la gravità delle atrocità commesse.


