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Conflitti

Mali, imboscata jihadista nel centro del Paese: uccisi soldati russi e cacciatori dozo

In Mali almeno quattro soldati russi dell’Africa Corps e sette cacciatori tradizionali dozo sono stati uccisi in un’imboscata rivendicata dal JNIM, gruppo jihadista legato ad al-Qaeda, nei pressi di Sofara, nella regione di Mopti.

Almeno undici uomini appartenenti alle forze che affiancano l’esercito maliano sono stati uccisi il 7 settembre in un’imboscata jihadista a Kaka, nei pressi di Sofara, nella regione di Mopti, nel Mali centrale. Tra le vittime figurano almeno quattro militari russi dell’Africa Corps e sette cacciatori tradizionali dozo appartenenti al gruppo Dan Na Ambassagou.

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L’attacco è stato rivendicato dal Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), coalizione jihadista legata ad al-Qaeda e attiva in diverse aree del Sahel. Il gruppo ha diffuso immagini di alcune delle vittime, senza tuttavia precisare il bilancio complessivo dell’operazione. Diverse fonti locali ritengono infatti che il numero dei morti possa essere superiore a quello finora accertato.

Secondo le informazioni raccolte sul posto, la pattuglia procedeva con i militari russi seguiti dai combattenti dozo, che viaggiavano a bordo di un proprio veicolo. Questi ultimi appartenevano a Dan Na Ambassagou, organizzazione composta principalmente da cacciatori tradizionali e costituitasi negli anni come forza di autodifesa in numerosi villaggi del Mali centrale.

La presenza dei dozo accanto alle forze regolari rappresenta uno degli aspetti della complessa configurazione della sicurezza nel Paese, dove all’esercito maliano si affiancano gruppi armati locali e, sul versante internazionale, personale militare russo. L’Africa Corps ha progressivamente assunto un ruolo nel dispositivo russo nel continente africano dopo la riorganizzazione della presenza precedentemente riconducibile al gruppo Wagner.

L’imboscata di Kaka è avvenuta inoltre appena un giorno dopo un altro grave episodio nella stessa area. Il 6 settembre, a Bourkouma, un attacco condotto con un drone dell’esercito maliano avrebbe ucciso una donna e il suo bambino, ferendo diversi altri civili. Alcune fonti locali ipotizzano che l’azione jihadista del giorno successivo possa essere stata condotta come rappresaglia, ma al momento non vi sono elementi che consentano di stabilire con certezza un rapporto diretto tra i due episodi.

Né le forze armate del Mali né l’Africa Corps hanno finora diffuso comunicazioni specifiche sull’imboscata. L’esercito maliano ha invece riferito di altre operazioni condotte contro le organizzazioni jihadiste in differenti zone del Paese.

Secondo lo stato maggiore, le forze maliane avrebbero distrutto un’importante base definita “terrorista” nella foresta di Kekoro, nei pressi di Bougouni, oltre a diversi punti di concentramento di combattenti nell’area di Abeibera, nella regione settentrionale di Kidal. L’esercito ha inoltre annunciato di aver colpito quattro postazioni della branca saheliana dello Stato islamico nei pressi di Ménaka.

L’attacco di Kaka conferma tuttavia la capacità dei gruppi jihadisti di colpire anche pattuglie composte da forze diverse e inserite nel dispositivo di sicurezza maliano. Nel centro del Paese, dove da anni la violenza coinvolge esercito, organizzazioni jihadiste, milizie e gruppi comunitari di autodifesa, la distinzione tra operazioni militari, protezione delle popolazioni e dinamiche locali di conflitto rimane particolarmente complessa.

L’uccisione contemporanea di militari russi e combattenti dozo mostra inoltre quanto la guerra nel Mali centrale abbia ormai sovrapposto dimensioni differenti: l’insurrezione jihadista saheliana, l’intervento di attori internazionali e le forme locali di autodifesa che si sono sviluppate nelle comunità esposte alla violenza.

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