Al termine di una lunga ricerca, Amnesty International ha accusato le forze armate del Mali e l’agenzia militare privata russa Gruppo Wagner di aver commesso crimini di guerra durante operazioni congiunte effettuate tra giugno 2023 e dicembre 2025 in sette località del paese africano situate lungo la frontiera con la Mauritania.
La ricerca descrive una popolazione civile intrappolata in un conflitto che si trascina da anni e sottoposta ad attacchi coi droni, uccisioni, torture, sparizioni, saccheggi e distruzioni.
Le sette operazioni congiunte, svolte nelle regioni di Ségou, Mopti e Timbuktu, hanno causato la morte di almeno 34 civili che non stavano prendendo parte alle ostilità, uccisi mentre cercavano riparo o dopo essere stati arrestati. Alcuni corpi sono stati ritrovati bruciati o con la gola tagliata. Non è stata riscontrata, al momento delle operazioni, alcuna attività di gruppi armati né erano presenti obiettivi militari.
Uno degli attacchi indagati nella ricerca di Amnesty International si è verificato il 17 marzo 2025, quando un drone ha centrato un mercato pieno di gente a Ejdeir. L’esercito maliano ha dichiarato di “aver colpito terroristi”, uccidendone 11, all’interno di un campo di transito. In realtà i morti sono stati 16, tutti civili. Altre sette persone sono rimaste ferite.
Amnesty International ha intervistato 15 uomini sottoposti a torture a seguito delle operazioni congiunte, in particolare all’interno delle basi militari di Léré e Nampala. Secondo le testimonianze, che hanno parlato di almeno 30 persone torturate, gli autori erano soprattutto membri del Gruppo Wagner, affiancati da soldati incaricati di fare da traduttori. Le vittime sono state appese per le braccia a sbarre metalliche, semi-soffocate con la tecnica del waterboarding, sottoposte a scariche elettriche o picchiate con bastoni e tubi di metallo.
Per tutta la durata della loro detenzione, che in alcuni casi si è protratta per quattro mesi, queste persone non sono mai state portate di fronte a un giudice né hanno potuto vedere un avvocato.
A essere prese di mira sono state soprattutto le comunità tuareg, fulani e arabe dedite alla pastorizia, sospettate in blocco di colludere coi gruppi armati non statali – come il Gruppo per il sostegno all’Islam e ai musulmani e il Fronte di liberazione azawad – per il mero fatto di vivere in luoghi dove questi sono attivi o a causa della loro etnia.
Secondo un pastore della regione di Ségou, uno dei quasi 300.000 maliani rifugiatisi in Mauritania a seguito del conflitto, “nella loro mente tutti i pastori sono terroristi. Dunque, non esitano a dare fuoco alle persone e alle loro proprietà. Non risparmiano nessuno: hanno ucciso una persona non vedente e altre anziane”.
La popolazione civile del Mali continua a essere in pericolo. L’Unione africana non agisce. Ai circa 1000 uomini del Gruppo Wagner, dal giugno 2025, è succeduta l’Africa Corps. L’accordo concluso col governo non è pubblico.
La situazione del Mali è oggetto di un’indagine della Corte penale internazionale dal 2013. Nel giugno di quest’anno il governo maliano ha notificato il suo ritiro, che comunque non avrà effetto sulle indagini, che potranno riguardare il periodo che andrà fino al 23 giugno 2027.
NEWS e ANAlisi dalle Afriche venerdì 09 Ottobre 2026


