“La povertà rende schiavi milioni di persone, devono essere liberate”. Trafalgar Square, Londra, 3 febbraio 2005.
Nelson Mandela, ex presidente sudafricano, pronunciava queste parole durante un celebre discorso in occasione del lancio della campagna globale “Make Poverty History” alla vigilia del vertice dei ministri delle Finanze del G7.
IO C’ERO… insieme a oltre 20.000 persone che ascoltavano in un silenzio quasi innaturale il premio Nobel per la Pace e leader della lotta contro l’apartheid che esortava il mondo a considerare la povertà una piaga sociale al pari dello schiavismo e dell’apartheid.
Il suo intervento si concentrò sulla necessità di cancellare il debito dei paesi più poveri, di garantire aiuti e uno sviluppo sostenibile ai paesi più poveri e di promuovere un commercio più equo.
Mi colpirono particolarmente le sue riflessioni sulla natura della povertà, che – evidenziava giustamente – non aveva nulla di naturale.
«La povertà è creata dall’uomo e può essere superata ed eradicata solo dall’azione degli esseri umani» sosteneva con forza, aggiungendo che mettere in campo ogni sforzo possibile per”superarla” non era un gesto di carità ma un atto di giustizia: la protezione di un diritto umano fondamentale, il diritto alla dignità e a una vita decente.
Parole straordinarie, pronunciate da un grandissimo uomo che ho avuto il privilegio di ascoltare, avvicinare, guardare negli occhi.
Ogni frase di quel discorso è incisa a fuoco nella mia anima.
Il Mandela Day, per la sottoscritta è per Focus on Africa, è ogni giorno, non solo il 18 luglio.
Chiunque dovrebbe ascoltare o rileggee quelle parole.
Ed è per questo che, senza aggiungere altro, lo allego di seguito.
Testo del discorso pronunciato a Londra, in Trafalgar Square il 3 febbraio 2005.
«Oggi ho il privilegio di essere qui su invito della campagna «Make poverty history»per fare sì che la povertà diventi storia, un ricordo del passato. Come sapete di recente ho annunciato formalmente il mio ritiro dalla vita pubblica e per questo non dovrei essere qui. Ma finché la povertà, l’ ingiustizia e le grandi iniquità sociali persistono nel nostro mondo nessuno può permettersi di fermarsi. Inoltre la campagna globale contro la povertà mondiale rappresenta una causa talmente nobile e urgente che nessuno di noi può declinare un simile invito. La diffusione della povertà e le grandi diseguaglianze tra la popolazione del pianeta sono fasi terribilmente drammatiche dei nostri tempi. Tempi che pure hanno visto grandi progressi nella scienza, nella tecnologia e nella industria e l’ accumulo di enormi ricchezze ma che hanno creato schiavitù fatte di ineguaglianze sociali, iniquità razziali come l’ apartheid. La campagna globale per passare all’ azione contro la povertà può prendere il via come movimento pubblico insieme al movimento per abolire la schiavitù e a quello della solidarietà internazionale. Io non potrò mai ringraziare abbastanza gli inglesi che nei giorni di lotta contro l’ apartheid stettero in molti al nostro fianco. E ora non posso esimermi dal chiedere la solidarietà internazionale di tutti per consegnare questi perversi sistemi di governo e di sfruttamento alla storia. Per sempre. In questo nostro nuovo secolo milioni di persone nei paesi poveri restano ancora in stato di schiavitù in catene, dietro le sbarre: è ora di liberarli. Come la schiavitù e l’ apartheid anche la povertà non è naturale, è qualcosa che l’ uomo ha inventato e che può essere superata e sradicata dal senso di umanità. Superare la povertà non significa fare carità, ma fare qualcosa che appartiene alla tutela dei diritti fondamentali dell’ uomo, alla dignità e a una vita decorosa. Quando la povertà persiste in un paese, in un’ area del mondo, ovunque, in quel posto non vi è libertà. Ho già detto che portare la giustizia commerciale è un impegno preciso per i paesi poveri, significa poter contribuire alla fine della povertà mondiale. Significa dare molti più aiuti umanitari e fare sì che siano della migliore qualità. Nel 2005 vi è un’ opportunità unica per avere un grosso risultato. A settembre a New York ci sarà un incontro in merito alla dichiarazione del millennio, che prevedeva di ridurre il debito e la povertà nel mondo. Ma quegli impegni sono molto indietro rispetto alle scadenze fissate. Ora i nostri leader devono onorare le loro promesse fatte ai cittadini dei paesi più poveri. Qui a Londra i ministri delle Finanze possono dare un nuovo inizio a questa battaglia. Io sarò accanto a loro. Quando si sono incontrati a luglio in Scozia si erano già impegnati per battere la povertà in Africa. Io dissi a quei leader di non esitare, di non rivolgere altrove il loro sguardo. Di passare all’ azione, di smetterla di limitarsi alle parole. Di essere finalmente coraggiosi e immaginare un progetto serio per il futuro. Avere un obiettivo, una visione. Sono orgoglioso di chiamare pubblicamente costoro a passare all’ azione. Voglio invitare voi giovani inglesi, insieme a milioni di altri, al meeting di luglio. Dissi a voi tutti che avremmo atteso questo momento con ansia. Io vi ringrazio di essere qui. Il futuro che ci attende certamente non sarà facile. Ma non fare nulla sarebbe un crimine contro l’ umanità. E invece è proprio tutta l’ umanità che deve alzarsi in piedi e fare che la povertà diventi storia nel 2005. Fate la storia nel 2005. Solo così noi tutti potremo affrontare le sfide del futuro a testa alta. Grazie


