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Cultura

Marocco, al via la CAN femminile 2025 con un nuovo trofeo simbolo d’uguaglianza

Parte in Marocco la Coppa d’Africa femminile: tra talento e criticità, il calcio delle donne africane cerca spazio e rispetto.

Con l’inizio oggi in Marocco della “Coppa d’Africa delle Nazioni Femminile (CAN 2025)”, il calcio femminile africano entra in una fase nuova e simbolicamente significativa. La Confederazione Africana di Calcio (CAF) ha infatti svelato il nuovo trofeo della competizione: un oggetto carico di significati, che richiama formalmente il trofeo maschile ma si distingue per il suo design originale. Costituito da petali ascendenti che rappresentano le 12 nazioni partecipanti, il trofeo prende la forma di un fiore in fioritura, da cui emerge una sfera dorata raffigurante l’Africa, a indicare la crescita, l’orgoglio e l’emancipazione del calcio femminile nel continente. Realizzato in argento lucente e oro opaco, poggia su una base in marmo bianco con incisioni dorate, suggellando il valore sportivo e culturale della CAN femminile come patrimonio pan-africano.

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La competizione, che si svolge dal 5 luglio in sei stadi marocchini, accoglie 12 squadre suddivise in tre gruppi. Il Marocco ospita per la seconda volta consecutiva il torneo, dopo l’edizione del 2022, vinta dal Sudafrica. Le Marocchine – capitanate da Sanaâ Mssoudy, miglior giocatrice della Champions femminile CAF – sono le favorite nel gruppo A, che comprende anche Zambia, Senegal e RD Congo. Nella squadra zambiana spiccano due talenti: Fridah Mukoma, 18 anni, stella emergente che gioca a Pechino, e Barbra Banda, già nota per i suoi triplé nei tornei internazionali.

Nel gruppo B domina sulla carta la Nigeria, con la sua punta di diamante Asisat Oshoala, cinque volte Pallone d’Oro africano, oggi attiva negli Stati Uniti. Il gruppo comprende anche Tunisia, Algeria e Botswana.

Nonostante l’entusiasmo crescente attorno al calcio femminile africano, la realtà è ancora segnata da gravi problemi strutturali: finanziamenti scarsi, mancanza di campi in erba (il 52% dei club ne è privo), stadi inadeguati e fortissima disparità con il calcio maschile. Cynthia Djohoré, portiera della nazionale ivoriana, ha denunciato pubblicamente la situazione nel 2024: niente contratti, compensi irrisori e scarsa visibilità. Ha ricordato, ad esempio, che in Costa d’Avorio le sovvenzioni pubbliche per il calcio maschile sono dieci volte superiori a quelle per le competizioni femminili. A causa di problemi economici, la federazione ivoriana ha dovuto ritirarsi dalle qualificazioni per le Olimpiadi di Parigi.

La CAN femminile 2025 diventa così non solo un evento sportivo, ma anche un banco di prova per il futuro del calcio femminile nel continente: una sfida tra sogni di equità e dure realtà strutturali, tra simboli ambiziosi e lotte quotidiane delle atlete.

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