Il 23 settembre il Marocco ha rinnovato i 395 seggi della Camera dei Rappresentanti, con oltre 15,8 milioni di elettori registrati. I risultati ufficiali hanno premiato il Partito dell’Autenticità e della Modernità (PAM), arrivato primo con 97 seggi. Alle sue spalle il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (RNI) e l’Istiqlal, entrambi attestati a 66 seggi, e il PJD, in netta risalita a 54 seggi rispetto ai soli 13 del 2021. L’affluenza, circa il 38%, è la seconda più bassa dal 1997, appena sopra il minimo storico del 37% toccato nel 2007, e ben distante dal 50% del 2021, anno in cui, però, il voto legislativo coincideva con comunali e regionali, una configurazione che tende a mobilitare di più. Il quadro non è però uniforme sul territorio. In controtendenza rispetto al dato nazionale, nelle regioni meridionali, quelle del Sahara Occidentale, territorio conteso e rivendicato dal Marocco, però, la partecipazione al voto è stata altissima (77% a Laâyoune-Sakia El Hamra, 61% a Dakhla-Oued Eddahab), segno di un forte attaccamento alle istituzioni statali in quelle aree dove il voto è vissuto anche come un’affermazione di appartenenza al Marocco. Per adesso nessun partito dispone dei 198 seggi necessari per governare da solo: la formazione del governo dipenderà da una coalizione, e la Costituzione impone che il capo del governo venga scelto all’interno del partito arrivato primo; da qui le ipotesi su una possibile premier donna nella figura di Fatima Zahra Mansouri, coordinatrice del PAM. Il premier uscente Aziz Akhannouch ha riconosciuto pubblicamente la vittoria avversaria, mentre il PAM ha definito il risultato una “responsabilità nazionale” più che un trionfo di parte, aprendo alle altre forze politiche.
Il voto arriva in un momento in cui il Marocco può vantare progressi economici reali, ma questi progressi, da soli, non stanno bastando a ricucire il malessere sociale che serpeggia soprattutto tra i giovani. Il Paese continua a crescere sul piano economico, ma questa crescita non si sta traducendo in maggiore fiducia verso le istituzioni. I progressi sono evidenti. L’inflazione è scesa dal 6,6% del 2022 allo 0,8% del 2025, e il Paese sta portando avanti investimenti infrastrutturali imponenti, anche in vista dei Mondiali 2030, co-organizzati con Spagna e Portogallo, per un valore stimato di 20 miliardi di dollari. Sul piano istituzionale, la legge elettorale destina 90 dei 395 seggi a liste regionali riservate per legge a sole candidate donne: un correttivo che garantisce alla rappresentanza femminile un accesso in Parlamento che altrimenti, lasciato alla sola scelta dei partiti nei collegi ordinari, sarebbe molto più difficile da ottenere. Questi progressi convivono con problemi strutturali che il voto ha reso più evidenti che risolti. Nonostante il calo dell’inflazione, la percezione di un potere d’acquisto che si sta riducendo resta diffusa, mentre la disoccupazione tra la fascia dei giovani tra i 15 e i 24 anni sfiora il 37%, a fronte di una media nazionale intorno al 13%: un divario che pesa soprattutto sulle giovani generazioni. È proprio tra i giovani che si registra la distanza più marcata dalla politica: appena il 4% degli elettori registrati ha tra 18 e 24 anni, contro il 29% degli over 60. Le proteste del movimento Gen Z 212 nell’autunno 2025, nate da richieste su sanità, istruzione e lavoro, non si sono tradotte in mobilitazione elettorale, molti giovani hanno scelto l’astensione come forma di protesta consapevole contro “le regole del gioco”, proseguendo idealmente le manifestazioni di piazza.
Sullo sfondo resta anche la crisi migratoria di Ceuta: a fine luglio circa 60.000 persone, in gran parte giovani, hanno tentato di attraversare il confine verso l’exclave spagnola. Il fenomeno non è stato un tema centrale della campagna, ma è stato letto come un ulteriore sintomo dello stesso disagio giovanile alla base delle proteste, più che una causa autonoma del non voto; il suo effetto più diretto e circoscritto è stato semmai sulla sicurezza del giorno delle elezioni, con un rafforzamento dei controlli di frontiera dopo appelli online a un nuovo attraversamento coincidente con il voto. A completare il quadro della sfiducia c’è infine la gestione post-terremoto 2023: la lentezza e l’opacità della ricostruzione nelle aree colpite dal sisma resta un motivo di malcontento tra le cause del malessere verso le istituzioni. Il risultato è un Paese che cresce economicamente e si presenta al mondo con i Mondiali 2030 come vetrina, ma che al proprio interno fatica a ricucire il rapporto tra cittadini, soprattutto giovani, ceto medio urbano e istruito, e classe politica, dove l’affluenza del 38% non rappresenta solo un semplice dato tecnico, ma un segnale di allarme da leggere in chiave di protesta verso l’intero sistema, non solo verso i singoli partiti.
Al di là dei diversi angoli di lettura, il Marocco dei grandi cantieri e della crescita economica corre su un binario che non sempre incrocia quello di una parte consistente dei suoi cittadini, in particolare i più giovani, che restano ai margini di questo stesso racconto di progresso.


