Un nuovo cyberattacco scuote il Marocco e investe direttamente il suo apparato di sicurezza. Il gruppo di hacker Jabaroot ha rivendicato la pubblicazione dei dati personali di circa 70.000 appartenenti alla polizia e ai servizi di intelligence marocchini. La fuga di informazioni, annunciata il 24 agosto, sarebbe almeno in parte autentica, secondo ex membri dell’intelligence del Regno consultati dalla stampa internazionale.
Non è ancora possibile stabilire con certezza l’attendibilità dell’intero archivio diffuso online. Una parte delle informazioni appare tuttavia credibile e alcuni dati finora non conosciuti pubblicamente sarebbero effettivamente emersi dalla documentazione. Tra questi figurerebbe anche la data di nascita precisa del vertice della polizia e dell’intelligence interna marocchina.
Jabaroot presenta l’operazione come una rappresaglia politica e sostiene di agire a sostegno dell’Algeria, Paese con il quale il Marocco mantiene da anni rapporti fortemente conflittuali. Il gruppo ha inoltre collegato la pubblicazione dei dati alla crisi migratoria verificatasi a Ceuta alla fine di luglio, accusando esponenti degli apparati di sicurezza marocchini di aver favorito il passaggio di migliaia di migranti verso l’enclave spagnola.
🇲🇦Au #Maroc, un groupe de hackers baptisé Jabaroot affirme avoir fait fuiter les données de 70 000 personnes liées aux services de sécurité du pays. Les hackers réclament également le départ d’Abdellatif Hammouchi, patron de la police et du renseignement intérieur, et menacent de… pic.twitter.com/KS4E1uqJPP
— Brut Afrique (@BrutAfrique) August 26, 2026
Si tratta, tuttavia, di accuse che al momento non risultano provate. Gli hacker hanno definito la diffusione dei dati un “regalo” all’Europa, attribuendo così all’attacco una dimensione politica che va oltre la violazione informatica e investe contemporaneamente le relazioni tra Marocco e Algeria e quelle tra Rabat e i Paesi europei.
La portata effettiva della fuga di informazioni resta inoltre oggetto di discussione. I media marocchini hanno riservato alla vicenda un’attenzione relativamente contenuta e alcune testate ne hanno ridimensionato la novità. Secondo questa interpretazione, l’archivio pubblicato da Jabaroot sarebbe almeno in parte costituito da un assemblaggio di informazioni già sottratte in precedenti attacchi, successivamente riunite in un unico database.
Anche in questo caso, però, la presenza di informazioni precedentemente non disponibili suggerisce che non si possa considerare l’intera operazione come una semplice ripubblicazione di vecchi dati compromessi.
Jabaroot non è nuovo ad azioni di questo genere contro istituzioni marocchine. Nel 2025 aveva già rivendicato una massiccia violazione informatica ai danni della Caisse nationale de sécurité sociale (CNSS), inserendosi in una più ampia serie di attacchi che negli ultimi anni hanno interessato infrastrutture e istituzioni del Regno.
Il nuovo episodio mostra soprattutto quanto la dimensione digitale sia ormai diventata parte integrante delle tensioni geopolitiche regionali. La rivalità tra Marocco e Algeria, tradizionalmente giocata sul terreno diplomatico, militare e sulla questione del Sahara Occidentale, trova infatti nel cyberspazio un ulteriore campo di confronto, nel quale informazioni personali e dati sensibili possono trasformarsi in strumenti di pressione politica.
La connessione rivendicata dagli hacker con la crisi di Ceuta aggiunge un ulteriore elemento: quello migratorio. Anche se le accuse rivolte agli apparati marocchini non sono state dimostrate, l’operazione tenta esplicitamente di collegare sicurezza informatica, controllo delle frontiere e rapporti tra Rabat e l’Europa.
La vicenda resta quindi caratterizzata da diversi livelli di incertezza: sull’origine e sull’autenticità di tutti i dati, sulle responsabilità effettive e soprattutto sulle accuse formulate da Jabaroot. È invece evidente la vulnerabilità prodotta dalla pubblicazione di informazioni riguardanti migliaia di persone appartenenti agli apparati di sicurezza di uno Stato, in un contesto regionale già attraversato da forti tensioni politiche.


