Hamid Mahdaoui, giornalista e caporedattore marocchino di Badil.info, è stato condannato a 18 mesi di reclusione e a una multa di 150.000 dollari per diffamazione nei confronti del ministro della Giustizia, Abdellatif Ouahbi. La sentenza arriva dopo che Mahdaoui ha pubblicato un video sul suo sito web, accusando Ouahbi di corruzione e frode. Ouahbi, che guida il Partito dell’Autenticità e della Modernità, aveva respinto tali accuse. Il partito era già stato coinvolto l’anno precedente in uno scandalo per traffico di droga, in cui alcuni membri erano stati accusati di legami con uno spacciatore maliano incarcerato.
MARRUECOS | El periodista Hamid El Mahdaoui es condenando a 18 meses de cárcel y una multa de unos 130.000 euros
▶️ RSF rechaza la utilización del código penal en lugar de la ley de prensa y edición, que debería haberse aplicado.
El contexto previo👇🏼https://t.co/ckEmc7Fr8D
— RSF España (@RSF_ES) November 12, 2024
La vicenda di Mahdaoui ha attirato l’attenzione internazionale, con critiche da parte di organizzazioni per la libertà di stampa, tra cui Reporter senza frontiere, il cui rappresentante per il Nord Africa ha definito il processo un “abuso del sistema giudiziario” per intimidire la stampa indipendente. Il caso è controverso anche perché Mahdaoui è stato giudicato secondo il codice penale marocchino, anziché il codice della stampa, che solitamente regola le questioni giornalistiche.
Mahdaoui ha già una storia di persecuzioni per il suo lavoro: nel 2017 era stato condannato a tre anni di carcere per non aver segnalato alle autorità alcune informazioni che aveva ricevuto su possibili atti di violenza nelle proteste sociali in Marocco. In quella circostanza, Mahdaoui aveva sostenuto di non aver dato peso alle informazioni. Il Marocco è stato criticato negli ultimi anni per aver arrestato diversi giornalisti e attivisti critici verso il governo. A luglio, tre noti giornalisti marocchini sono stati graziati dal re Mohammed VI e rilasciati dopo anni di prigionia.
L’avvocato di Mahdaoui, Mohamed Hedach, ha dichiarato che il suo assistito non ha ancora deciso se fare appello contro la recente sentenza.


