La Coppa d’Africa 2025 si chiude con una decisione destinata a fare scuola nella storia del calcio internazionale. A quasi due mesi dalla finale disputata a Rabat, il verdetto sportivo viene completamente ribaltato: il Marocco è stato ufficialmente proclamato campione d’Africa al posto del Senegal, inizialmente vincitore sul campo.
La svolta è arrivata il 17 marzo 2026, quando il Jury d’Appello della Confederazione Africana di Calcio (CAF) ha accolto il ricorso presentato dalla Federazione reale marocchina, annullando la precedente decisione del tribunale disciplinare e assegnando la vittoria a tavolino ai padroni di casa con il punteggio di 3-0.
Le Jury d’Appel de la Confédération Africaine de Football (CAF) a décidé, en application de l’article 84 du Règlement de la Coupe d’Afrique des Nations (CAN), de déclarer l’équipe nationale du Sénégal forfait lors de la finale de la TotalEnergies CAF Coupe d’Afrique des Nations…
— CAF Media (@CAF_Media) March 17, 2026
Una decisione che affonda le sue radici nei minuti finali di una partita già segnata da tensioni e controversie. Il 18 gennaio, infatti, il Senegal aveva conquistato la finale per 1-0 dopo i tempi supplementari, ma il match era stato caratterizzato da un episodio chiave: un rigore assegnato al Marocco nei minuti di recupero, dopo revisione VAR, immediatamente successivo a un gol annullato ai senegalesi.
La decisione arbitrale aveva scatenato una reazione senza precedenti. Parte dei giocatori del Senegal, sostenuti dal commissario tecnico Pape Thiaw, aveva lasciato il terreno di gioco in segno di protesta. Parallelamente, sugli spalti, alcuni tifosi senegalesi avevano tentato di invadere il campo, contribuendo ad aggravare una situazione già fuori controllo.
È proprio su questo comportamento che si è concentrata la valutazione del Jury d’Appello. Secondo l’articolo 82 del regolamento della Coppa d’Africa, una squadra che rifiuta di continuare la partita o abbandona il campo senza autorizzazione dell’arbitro viene automaticamente dichiarata perdente. L’articolo 84 consente inoltre di omologare il risultato con una sconfitta a tavolino.
Il verdetto è stato quindi netto: il Senegal ha violato il regolamento e viene dichiarato forfait, mentre il Marocco è riconosciuto vincitore ufficiale del torneo.
La sentenza non si limita alla riassegnazione del titolo, ma interviene anche su una serie di episodi collaterali. Il giocatore marocchino Ismaël Saibari è stato sanzionato con una squalifica ridotta a due partite (di cui una con la condizionale), mentre diverse ammende inflitte alla federazione marocchina sono state ridimensionate, pur confermandone alcune responsabilità organizzative, tra cui il comportamento dei raccattapalle e l’uso di laser sugli spalti.
Si tratta di una decisione senza precedenti recenti nel calcio internazionale, soprattutto per il livello della competizione coinvolta. La revoca di un titolo continentale dopo la disputa della finale solleva interrogativi profondi sul rapporto tra giustizia sportiva e risultato sul campo, ma anche sulla gestione delle tensioni in contesti ad alta pressione.
Dal punto di vista politico-sportivo, la scelta della CAF rappresenta un’affermazione rigorosa del principio di disciplina regolamentare, anche a costo di sovvertire l’esito agonistico. Per il Senegal, campione uscente e simbolo di stabilità calcistica africana negli ultimi anni, si tratta di un colpo durissimo. Per il Marocco, invece, la vittoria assume un valore storico, seppur accompagnato da inevitabili polemiche.
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Resta ora da capire quali saranno le conseguenze a lungo termine di questa decisione: non solo in termini di eventuali ricorsi o tensioni diplomatiche tra federazioni, ma anche rispetto alla credibilità e all’equilibrio delle competizioni africane.


