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Diritti umani

Marocco, preoccupazione per il difensore dei diritti umani Naâma Asfari.

La famiglia dell’attivista saharawi ha diffuso un comunicato dooo l’interruzione di ogni contatto

Grande preoccupazione è stata espressa dalla famiglia del difensore saharawi dei diritti umani e prigioniero politico Naâma Asfari.
I familiari di Asfari hanno diffuso un comunicato de inviando la totale interruzione di ogni contatto con lui da lunedì scorso, mentre era detenuto nel carcere di Kenitra. Nessuna informazione ufficiale è stata fornita sulle sue condizioni di salute, circostanza che accresce notevolmente l’angoscia della famiglia per la sua vita e la sua incolumità fisica.

Questa interruzione delle comunicazioni avviene mentre Naâma Asfari prosegue lo sciopero della fame iniziato l’8 giugno. Oggi è al 40º giorno di sciopero e ha già perso circa 10 chilogrammi di peso, fatto che suscita seri timori per un grave peggioramento del suo stato di salute e per conseguenze che potrebbero risultare irreversibili.

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La famiglia ha evidenziato che le richieste di Naâma Asfari sono pienamente legittime. Egli chiede in particolare alle autorità marocchine di dare esecuzione alle decisioni dei meccanismi delle Nazioni Unite, in particolare alla decisione del Comitato contro la Tortura nel caso CAT/C/69/D/606/2014 e al parere del Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria WGAD/2023/23, che chiedono al Marocco di procedere alla sua liberazione, di riconoscergli un equo risarcimento e di adempiere ai propri obblighi internazionali.

Di fronte a questa situazione estremamente preoccupante, la famiglia ritiene le autorità marocchine, e in particolare la Delegazione Generale per l’Amministrazione Penitenziaria e il Reinserimento, pienamente responsabili di questo allarmante sviluppo, nonché di tutte le gravi conseguenze che potrebbero derivare dal protrarsi dello sciopero della fame, in un contesto caratterizzato dal rifiuto di rispondere alle sue legittime richieste e dalla totale interruzione dei contatti con lui da lunedì scorso.

La famiglia chiede alle autorità di fornire immediatamente informazioni sul suo stato di salute, di consentirgli senza ulteriore ritardo di comunicare con i propri familiari e con il proprio avvocato e di dare attuazione alle decisioni dei meccanismi delle Nazioni Unite che ne chiedono la liberazione.

Infine, la famiglia rivolge un appello all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, alle Procedure Speciali delle Nazioni Unite, nonché alle organizzazioni nazionali e internazionali per la difesa dei diritti umani, affinché intervengano con urgenza per proteggere la vita di Naâma Asfari e garantire il rispetto dei suoi diritti fondamentali.

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