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Diritti umani

Marocco, rapper condannato a 8 mesi di carcere per i testi delle sue canzoni

In Marocco il rapper Souhaib Qabli è stato condannato a otto mesi di carcere per i contenuti delle sue canzoni, riaccendendo il dibattito sui limiti della libertà di espressione.

Nel nord-est del Marocco, nella città di Taza, un tribunale ha condannato in primo grado il giovane rapper Souhaib Qabli a otto mesi di reclusione e a una multa di 1.000 dirham. La sentenza, pronunciata giovedì sera, 26 marzo 2026, riporta al centro del dibattito pubblico il rapporto tra espressione artistica, critica politica e limiti giuridici nel paese nordafricano.

Il tribunale ha riconosciuto Qabli colpevole di violazione del dovere di rispetto verso un’istituzione costituzionale attraverso mezzi elettronici con diffusione pubblica, nonché di oltraggio a una persona morale. Le accuse riguardano direttamente i contenuti delle sue canzoni, che affrontano temi sensibili come la normalizzazione delle relazioni internazionali, la democrazia, il sistema sanitario e l’istruzione.

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Allo stesso tempo, la corte ha assolto l’artista da altre imputazioni, tra cui l’insulto a funzionari pubblici nell’esercizio delle loro funzioni e la diffusione di informazioni false con intento diffamatorio. Una distinzione giuridica che, pur alleggerendo il quadro accusatorio, non modifica la portata simbolica della condanna.

L’arresto di Qabli risale al 2 marzo 2026, quando è stato fermato nella città di Fès e posto in custodia cautelare. Due giorni dopo, il procuratore di Taza ha disposto il suo rinvio a giudizio con detenzione.

Secondo il suo avvocato, Mohamed Taifi, la sentenza presenta criticità sostanziali. In dichiarazioni rilasciate a The Voice of Morocco, il legale ha sostenuto che la condanna contraddice gli elementi fattuali e giuridici del dossier, annunciando l’intenzione di presentare appello. Taifi ha inoltre sottolineato un nodo centrale: l’accusa di offesa a un “corpo organizzato” senza una chiara identificazione dell’entità in questione.

Il caso si inserisce in un contesto più ampio in cui la produzione musicale, in particolare quella rap, rappresenta uno spazio privilegiato di critica sociale e politica nel Maghreb. Proprio per questo, episodi come quello di Qabli assumono una rilevanza che va oltre la dimensione individuale, interrogando l’equilibrio tra ordine pubblico e libertà di espressione.

Sebbene il Marocco abbia negli ultimi anni promosso riforme istituzionali e aperture sul piano culturale, vicende giudiziarie legate a contenuti artistici continuano a sollevare interrogativi sulla reale estensione delle libertà civili. La condanna del giovane rapper, ancora appellabile, rischia così di diventare un caso emblematico nel confronto tra creatività giovanile e controllo istituzionale.

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