Gli scavi condotti a Oued Beht, in Marocco, hanno portato alla luce un complesso agricolo di 5000 anni fa, considerato il più grande e antico dell’Africa al di fuori della valle del Nilo. Datato tra il 3400 e il 2900 a.C., il sito copre un’area di 9-10 ettari e ospitava una comunità stimata di circa 2000 persone. Questo villaggio neolitico, paragonabile per dimensioni alla città di Troia durante l’età del Bronzo, mostra segni di un’economia sofisticata e di un’organizzazione sociale avanzata. Lo studio è stato pubblicato dalla Cambridge University Press, con il titolo “Oued Beht, Morocco: a complex early farming society in north-west Africa and its implications for western Mediterranean interaction during later prehistory” e a firma di Cyprian Broodbank, Giulio Lucarini, Youssef Bokbot, Hamza Benattia, Aïcha Bigoulimen, Lucy Farr, Arnau Garcia-Molsosa, Hassan Hachami, Rafael Laoutari, Lorena Lombardi, Adelaide Marsilio, Louise Martin, Jacob Morales, Moad Radi, Francesco Michele Rega, Toby Wilkinson.
A new discovery of an ancient farming society at Oued Beht in #Morocco has filled a centuries-old gap in history.
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— The Conversation Africa (@TC_Africa) October 19, 2024
Tra i ritrovamenti principali vi sono numerosi silos scavati nella roccia, usati per lo stoccaggio di cereali come grano e orzo, segno di un’agricoltura intensiva. Inoltre, strumenti per la macinazione delle granaglie e migliaia di asce in pietra testimoniano la deforestazione dell’area per far spazio a campi coltivabili. La presenza di animali domestici come capre, pecore, bovini e maiali, insieme a tracce di macellazione, suggerisce una comunità che combinava agricoltura e allevamento, mentre la raccolta e la caccia erano marginali.
Un elemento distintivo del sito è rappresentato dalle ceramiche, alcune decorate con motivi polìcromi di rara qualità mai ritrovati prima in Marocco, e che mostrano somiglianze con quelle dell’Andalusia e del Portogallo. Questi collegamenti culturali e tecnologici indicano scambi tra il Nord Africa e la penisola iberica, confermati anche dalla tradizione dei silos, presente in entrambe le regioni. L’ipotesi più innovativa è che i contatti trans-mediterranei siano iniziati mille anni prima di quanto finora ritenuto, anticipando di molto l’epoca della navigazione in alto mare (circa 2400 a.C.).
La scoperta invita a rivedere la percezione tradizionale della preistoria africana. Gli archeologi sottolineano che Oued Beht rappresenta una cultura locale altamente sviluppata, capace di influenzare il mondo sociale del Mediterraneo occidentale, sfidando le narrazioni coloniali che attribuiscono i progressi del Maghreb a influenze esogene. La complessità del sito, unita alla scoperta di strumenti di estrazione per una vicina miniera di sale, apre interrogativi sul ruolo del villaggio come possibile centro economico e culturale della regione.
Le prossime campagne di scavo, previste nel 2025, cercheranno di definire i confini del sito, individuare eventuali quartieri specializzati e trovare sepolture per comprendere meglio la struttura sociale di questa comunità. Secondo gli archeologi, il livello di organizzazione di Oued Beht è paragonabile a quello delle contemporanee società europee, rappresentando un capitolo cruciale nella storia del Nord Africa e dei suoi legami con il Mediterraneo.


