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Focus internazionale

Massacro a Kunar, pioggia di droni pakistani sulle università afghane

Dopo la strage di Kabul, la tregua mediata dalla Cina svanisce sotto le bombe: il confine scivola verso un conflitto senza ritorno.

La fragile tregua tra Pakistan e Afghanistan, mediata dalla Cina meno di tre settimane fa, sembra essere andata in frantumi. Nelle ultime ore, la provincia orientale afghana di Kunar è stata teatro di una violenta offensiva condotta dalle forze armate pakistane, che hanno impiegato caccia e droni per colpire obiettivi che sembrano essere quasi esclusivamente civili.

​Le notizie che arrivano dai distretti di Asadabad, Marawara, Sarkano e Kerhala, punti critici sulla “Linea Durand”, il confine conteso, descrivono uno scenario di devastazione. Sebbene i numeri siano ancora in fase di aggiornamento, le autorità locali e sanitarie, secondo quanto ha riportato la BBC, indicano una vera e propria strage di civili, almeno 13 morti accertati, tra cui donne e bambini e circa 130 feriti. Tra questi, la situazione più critica riguarda i giovani: 30 studenti universitari e un professore dell’Università di Kunar sono stati colpiti mentre si trovavano all’interno del campus, dove i missili hanno centrato il dormitorio dell’Istituto di Educazione e Formazione e diversi edifici.Un professore dell’ateneo ha riferito di esplosioni potentissime che hanno sventrato gli edifici scolastici proprio mentre le lezioni erano in corso. Inoltre sarebbero stati colpiti depositi di carburante, provocando incendi secondari che hanno distrutto le abitazioni civili circostanti. Gli ospedali locali, poco attrezzati e già logorati da anni di isolamento e da una crisi economica sempre più pesante, sono ora sovraffollati e faticano a gestire l’afflusso costante di civili mutilati dalle esplosioni. Gravi danni si segnalano anche nei villaggi di Saagay e Yargul. Mentre il Ministero dell’Informazione pakistano nega ogni responsabilità e respinge ufficialmente le accuse definendole “false”, ma l’operazione non sembra casuale o improvvisata, mentre continua l’avanzata delle truppe pakistane per diversi chilometri all’interno del territorio afghano, che suggerisce un tentativo di prendere il controllo delle rotte chiave che attraversano il Kunar e il Nuristan verso il Badakhshan, una provincia che confina con Tagikistan, Cina e Pakistan. L’obiettivo strategico sarebbe quello di isolare la regione e colpire le catene di approvvigionamento dei combattenti del Fronte di Resistenza Nazionale (NRF). Il Kunar non è solo una provincia di confine; è il punto di ingresso per una serie di corridoi naturali che portano direttamente alle roccaforti della resistenza. Potrebbe sembrare paradossale che il Pakistan colpisca un gruppo (l’NRF) che si oppone ai Talebani (con cui Islamabad ha rapporti tesi). Tuttavia, la strategia pakistana risponde a logiche interne, Islamabad teme che un Kunar instabile e fuori controllo possa diventare un santuario non solo per l’NRF, ma soprattutto per il TTP (Talebani Pakistani), che usano le stesse rotte per colpire all’interno del Pakistan. Tuttavia, il fatto che nessuna struttura governativa talebana sia stata colpita solleva seri interrogativi sulla natura dell’operazione. Più che una missione antiterrorismo, l’attacco sembra aver mirato a seminare il terrore tra la popolazione. Spingendo i civili a fuggire verso l’interno dell’Afghanistan, il Pakistan può creare una terra di nessuno de facto, in una scia di violenza transfrontaliera sempre più cruenta.  Solo all’inizio di marzo, un raid pakistano su un centro di riabilitazione dalla droga a Kabul aveva causato la morte di 269 persone, un evento condannato duramente dalle Nazioni Unite, ma senza alcuna conseguenza internazionale tangibili. Questa volta a essere state prese di mira sono le istituzioni educative.

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All’inizio di aprile, sotto l’egida di Pechino, i rappresentanti di Kabul e Islamabad si erano seduti allo stesso tavolo a Urumqi, in Cina nella regione dello Xinjiang. L’obiettivo dichiarato era quello di stabilizzare il confine, frenare le incursioni dei gruppi militanti e avviare una cooperazione economica, ma il fatti nel Kunar smentiscono ogni parola.

​Senza un intervento diplomatico immediato, la polveriera lungo la contoversa linea Durand potrebbe esplodere, facendo della provincia di Kunar l’epicentro di una nuova, sanguinosa guerra di confine che, come sempre, vede i civili pagare il prezzo più alto.

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