Quella che doveva essere una domenica di sport e socialità si è trasformata in un bagno di sangue, in cui sono rimaste uccise almeno 29 persone. L’ ISIS ha rivendicato ufficialmente la responsabilità di un attacco coordinato contro le comunità di Guyaku e Telabala, nel distretto di Gombi, nello stato di Adamawa, nel nord-est della Nigeria. L’assalto è avvenuto domenica 26 aprile intorno alle 17:00. Secondo le testimonianze, i terroristi hanno scelto strategicamente il momento in cui la comunità era più distratta, mentre si stava svolgendo una partita di calcio amichevole tra i giovani dei villaggi di Zangula e di un’altra località vicina, organizzata presso il campo di una scuola primaria. Mentre decine di famiglie e di ragazzi erano radunati per assistere all’incontro, un commando di uomini armati ha fatto irruzione nell’area. Gli assalitori hanno iniziato a sparare sporadicamente sulla folla, seminando il terrore, poi hanno dato alle fiamme abitazioni, motociclette e una chiesa.
Attraverso i propri canali ufficiali suTelegram, l’ISIS ha confermato di essere la mente dietro l’operazione. Questa rivendicazione conferma l’allarme sulla crescente influenza del gruppo jihadista in Africa, in una regione, come quella di Adamawa, già martoriata dalle incursioni di Boko Haram e del suo gruppo derivato, l’ISWAP, ovvero la branca dello Stato Islamico attiva nell’Africa occidentale.
Il Governatore dello stato di Adamawa, Umaru Fintiri, ha interrotto i propri impegni ufficiali per recarsi immediatamente sui luoghi della strage, promettendo un rafforzamento della sicurezza attraverso una stretta collaborazione tra governo e forze militari. Il sovrano tradizionale di Gombi, Aggrey Bechour-Ali, ha sollevato un velo inquietante sulla vicenda, ipotizzando la presenza di informatori locali che avrebbero aiutato i terroristi a pianificare l’attacco proprio durante la partita, nel momento di vulnerabilità della popolazione. Le strade di Guyaku e Telabala restituiscono uno scenario desolante. Le immagini che giungono dalle zone colpite mostrano chiese sventrate, carcasse di moto annerite dal fuoco e famiglie in lacrime che abbandonano le proprie case. Nonostante le rassicurazioni del governo, molti sopravvissuti stanno fuggendo con i pochi averi rimasti, spinti dal timore che gli estremisti possano tornare a colpire, un esodo che aggrava la già critica situazione degli sfollati interni nella regione, dove migliaia di persone vivono nel timore costante di nuove incursioni.
Questo eccidio mette a nudo, ancora una volta, la fragilità della sicurezza nelle aree rurali della Nigeria e la spietata capacità dei gruppi jihadisti di colpire obiettivi civili nei momenti di vita quotidiana più insospettabili.


