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Diritti umani

Mauritania, aggredito il presidente e deputato Biram Dah Abeid

L’opposizione: il regime del colonnello Mohamed Ould Ghazouani vuole fermare l'eletto del popolo

La Mauritania del colonnello Mohamed Ould Ghazouani ha deciso! Ha dichiarato guerra efferata a chi osa contraddire il potere costituito.
Il presidente Biram Dah Abeid è stato aggredito il 1° luglio scorso mentre manifestava pubblicamente e pacificamente davanti al tribunale centrale della capitale Nouakchott per chiedere nuovamente il rilascio degli ostaggi arbitrariamente arrestati e detenuti illegalmente in prigione dallo scorso 9 aprile 2026.

Il bersaglio numero uno resta lui, Biram Dah Abeid, illustre e   nota figura nella società civile mauritana, da sempre in prima linea e nel mirino per la sua tenacia a combattere il disordine costituito – con il rispetto totale della legge – e il suo instancabile attivismo sul campo.

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Lo conosciamo abbastanza bene ormai Biram e sappiamo tutti che è l’unica persona in grado di far cadere l’indegno regime in Mauritania! Le prossime elezioni presidenziali non sono poi così lontane… il 2029 è dietro l’angolo e quest’uomo deve essere fermato, pena la perdita del potere di una classe di dirigenti che, senza alcuna vergogna, commette un reato di Stato, dietro l’altro.

Basti pensare che recentemente il Presidente della Repubblica Islamica ha fatto arrestare due deputate elette regolarmente dal popolo e un bambino di pochi mesi, figlio di una delle due deportate.

Il 1° luglio 2026, a difesa di queste due illustri personalità e degli altri attivisti e attiviste che come loro sono agli arresti arbitrari e condannati a quattro anni di prigione, il deputato del popolo è sceso in piazza, ancora una volta, insieme a una serie di attivisti del suo Movimento, l’IRA Mauritania.

Stavolta, tra le sabbiose vie di Nouakchott, è stata davvero sfiorata la tragedia perché – senza vergogna – le forze di polizia nazionali hanno aggredito il Presidente (e sua moglie Leila), con l’intento di accecarlo e molto probabilmente di avvelenarlo con dei particolari lacrimogeni puntando agli occhi del deputato inerme, che come sempre è aceso “nell’arena dei leoni”, ben conoscendo i rischi che in questo paese si corrono quando chiedi giustizia e verità.

Nulla importa se sia una personalità del Governo o un elwtyo del popolo, perché in Mauritania questi Istituti non rappresentano alcuna garanzia, ancor di più se a ricoprirli è un personaggio “scomodo” e “pericoloso” come Biram Dah Abeid o “la sua cecchia”.

Quanto sta accadendo nel paese della moderna schiavitù ci inquieta molto ed è per questo che in questi ultimi giorni la fitta rete di sostegno internazionale ha iniziato a muoversi con estrema convinzione e a seguire gli avvenimenti in Mauritania.

Fortunatamente, tante sono già le manifestazioni di sostegno al deputato Biram Dah Abeid, attivista mondiale della libertà, aggredito selvaggiamente l’altro giorno insieme ai sostenitori del suo movimento per l’abolizione della schiavitù e delle illegalità oltre oceano; è già pronta a fare luce sull’accaduto e a far partire quanto prima un’azione congiunta che possa arrivare – speriamo – ai maggiori Istituti di tutela dei diritti umani. Gli eventi indegnamente portati avanti dal Governo attuale stanno soltanto potenziando l’indignazione nel paese contribuendo al risveglio delle coscienze della popolazione nera.

Questo regime razzista, oggi più che mai, non riuscirà ad accecare i meravigliosi occhi di Biram che stanno portando sempre più luce nel paese della schiavitù. Più l’escalation crescerà in Mauritania e più la lotta pacifica troverà linfa fino a  raggiungere l’obiettivo finale.
Noi, come sempre, saremo accanto al presidente delle libertà negate e alla sua lotta per la dignità.

Nella foto , immagini del soccorso in ospedale di Biram Dah Abeid e il suo comizio prima di essere aggredito dalla polizia il 1° luglio 2026, Mme Leila, moglie di Biram Dah Abeid, aggredita con suo marito durante il sit-in pacifico per chiedere il rilascio degli ostaggi del Movimento IRA Mauritania e delle due Deputate Mariem Cheikh Dieng e Ghamou Achour, ancora nelle galere di Nouakchott dallo scorso 9 aprile, perché anch’esse scomode disturbatrici dell’ordine costituito del colonnello al potere.

 

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