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Economia

Mauritania, divieto di esportazione degli alimenti per contenere il caro-prezzi

In Mauritania il governo ha vietato l’esportazione di prodotti alimentari per frenare l’aumento dei prezzi interni e contrastare il contrabbando lungo le rotte commerciali del Sahara occidentale.

Il governo della Mauritania ha introdotto un divieto generale di esportazione dei prodotti alimentari, sia quelli prodotti localmente sia quelli importati, con l’obiettivo di stabilizzare i prezzi sul mercato interno e proteggere il potere d’acquisto della popolazione. La misura è entrata in vigore la scorsa settimana dopo una decisione presa dal presidente Mohamed Ould Ghazouani durante una riunione del Consiglio dei ministri.

Il provvedimento prevede il rafforzamento dei controlli alle frontiere e nei principali punti di transito del paese. Le autorità hanno intensificato le ispezioni su veicoli e viaggiatori, con la possibilità di confiscare generi alimentari sospettati di essere destinati all’esportazione illegale. Secondo il governo, l’iniziativa risponde alla necessità di contenere l’aumento dei prezzi registrato negli ultimi mesi nei mercati locali, un fenomeno che aveva alimentato crescente malcontento tra i cittadini.

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Particolare attenzione è rivolta ai principali corridoi commerciali, tra cui il valico di Guerguerat, che collega la Mauritania al Marocco e rappresenta uno snodo strategico per il commercio regionale. In questo punto di frontiera le autorità hanno rafforzato la sorveglianza per impedire che prodotti alimentari transitino informalmente verso altri mercati della regione.

Negli ultimi anni diverse fonti del settore commerciale avevano segnalato l’esistenza di reti informali che utilizzavano il territorio mauritano per far transitare prodotti agricoli provenienti dal Marocco, tra cui pomodori, ortaggi e frutta, diretti verso il sud dell’Algeria. Parte di queste merci, secondo tali ricostruzioni, sarebbe arrivata anche nella zona di Tindouf, dove si trovano i campi profughi amministrati dal Fronte Polisario.

Secondo fonti governative, il divieto mira soprattutto a evitare che queste attività di riesportazione informale sottraggano prodotti al mercato interno, aggravando la pressione sui prezzi in un paese dove l’offerta alimentare è limitata. L’uscita di grandi quantità di derrate verso l’estero avrebbe infatti contribuito a creare squilibri nella disponibilità di beni di prima necessità.

Nei primi giorni dopo l’entrata in vigore delle nuove regole, alcuni commercianti nei mercati di Nouakchott e di altre città hanno segnalato un leggero calo dei prezzi di alcuni prodotti ortofrutticoli. Le autorità sperano che il provvedimento possa ridurre le speculazioni e contribuire a riportare stabilità nei mercati alimentari.

La decisione potrebbe tuttavia avere effetti anche oltre i confini del paese. Alcuni mercati del sud dell’Algeria, infatti, dipendono in parte da flussi indiretti di prodotti agricoli marocchini che transitano attraverso la Mauritania. Un controllo più severo delle frontiere potrebbe quindi modificare gli equilibri delle rotte commerciali informali che attraversano l’area del Sahara occidentale.

Analisti regionali osservano che la scelta di Nouakchott appare motivata principalmente da ragioni economiche interne e non segnala un cambiamento nella posizione diplomatica del paese. La Mauritania ha tradizionalmente mantenuto un equilibrio nelle relazioni con Marocco e Algeria rispetto alla questione del Sahara Occidentale.

In un contesto regionale segnato da pressioni economiche e volatilità dei prezzi alimentari, il governo mauritano sembra dunque puntare a rafforzare il controllo sui propri confini e a preservare le risorse disponibili per il mercato interno, nel tentativo di evitare nuove tensioni sociali legate al costo del cibo.

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