In Mauritania cresce la preoccupazione per la diffusione delle droghe tra i giovani. Il fenomeno, un tempo associato soprattutto al transito degli stupefacenti lungo le rotte dell’Africa occidentale, sembra assumere una dimensione sempre più interna, con conseguenze che investono famiglie, quartieri e sicurezza pubblica.
A riportare l’attenzione sul problema sono alcuni recenti episodi di violenza. A Nouadhibou, nel nord del Paese, una donna è stata uccisa dal figlio, che secondo le informazioni disponibili si trovava in stato di astinenza. Un episodio analogo era stato segnalato appena una settimana prima in un quartiere periferico della capitale Nouakchott. Sono casi estremi, che non permettono da soli di misurare la diffusione del consumo di stupefacenti, ma che hanno contribuito ad accrescere l’allarme nell’opinione pubblica.
Dietro il fenomeno si intrecciano diversi fattori. Povertà, disoccupazione giovanile e fragilità dei contesti sociali vengono indicati tra le condizioni che possono favorire il consumo. Il sociologo mauritano Abdoulaye Doro Sow richiama però anche trasformazioni più profonde della società, legate all’urbanizzazione, all’anonimato delle grandi città e all’affermazione di modelli individualistici. Parla, in particolare, di una «ideologia della scorciatoia»: l’aspirazione ad avere rapidamente ciò che appare difficilmente raggiungibile attraverso il lavoro e i percorsi ordinari di mobilità sociale.
È un’interpretazione che sposta il problema dalla sola dimensione criminale a quella sociale. In una popolazione giovane, alle prese con disoccupazione e disuguaglianze, la droga può inserirsi nelle fratture prodotte dalla rapida trasformazione delle città e dall’indebolimento di alcune forme tradizionali di controllo e solidarietà. Ridurre il fenomeno alla devianza individuale rischia dunque di nascondere le condizioni nelle quali essa prende forma.
C’è poi la posizione geografica della Mauritania. Affacciato sull’Atlantico e collocato tra il Maghreb, il Sahel e l’Africa occidentale, il Paese si trova lungo rotte utilizzate anche dai traffici illegali. Secondo l’esperto di sicurezza Mansour Ly, il cambiamento più significativo consiste proprio nel passaggio da territorio di transito a possibile mercato di consumo: la droga, sostiene, non si limita più ad attraversare il Paese, ma alimenta progressivamente una domanda locale.
Questa trasformazione rende insufficiente una risposta esclusivamente nazionale. Le reti del narcotraffico oltrepassano le frontiere e collegano il Sahel ai Paesi della costa atlantica, rendendo necessaria una maggiore cooperazione regionale sia sul piano investigativo sia su quello della prevenzione.
Il governo mauritano ha intanto scelto la strada dell’inasprimento della risposta penale. Nelle ultime settimane il Consiglio dei ministri ha adottato un progetto di legge destinato a rafforzare le sanzioni contro il traffico e il consumo di droga. A Nouakchott, inoltre, la gendarmeria ha annunciato lo smantellamento di una rete dedita al traffico di stupefacenti e alcol e l’arresto di otto persone.
La repressione, tuttavia, rappresenta soltanto una parte della questione. Se il consumo cresce soprattutto tra i giovani, il problema riguarda anche le opportunità di lavoro, le reti familiari, la prevenzione, l’educazione e la capacità delle istituzioni di intervenire prima che il disagio diventi dipendenza o violenza.
È forse questo l’aspetto più delicato del fenomeno mauritano: il cambiamento delle rotte della droga racconta anche un cambiamento della società. Un Paese che per lungo tempo ha dovuto confrontarsi con i traffici che attraversavano il proprio territorio deve ora fare i conti con ciò che quelle stesse rotte possono lasciare dietro di sé.


