La Mauritania di oggi batte un record che mai nessuno al mondo aveva ancora raggiunto in nessun Guinnes dei primati:imprigiona un neonato di tre mesi, TRE MESI.
Un essere umano che ancora non cammina, non parla, ma che rappresenta visibilmente una minaccia per l’ordine pubblico dellaMauritania.
Il Piccolo Biram, questo il nome della vittima del regime del paese della schiavitù per discendenza, di certo non ha coscienza di cosa sia la schiavitù o l’ingiustizia sociale né tantomeno cosa sia una riforma costituzionale…Eppure è ora dietro le sbarre, tra le braccia di sua madre Mariem Cheick, la Deputata eletta dal popolo e nota attivista del Movimento abolizionista IRA Mauritania.
Dallo scorso 9 aprile, madre e bambino sono insieme tenuti dietro le sbarre in una prigione della capitale mauritana Nouakchott. Tutto questo accade nel paese sub sahariano che spesso si autocelebra come uno di quelli che sta lavorando assiduamente per raggiungere gli standard della modernità. Ma qual è il pretesto per arrestare nel 2026 un bebè di appena tre mesi di vita e sua madre deputata eletta regolarmente dal popolo? Torniamo a qualche mese fa: un gruppo di militanti di IRA Mauritania manifesta come sempre in maniera pacifica nelle vie della capitale per domandare giustizia sul caso di una minore di 11anni di nome Noura, ennesima vittima di schiavitù accertata e scoperta dal Movimento di Iniziativa per l’Abolizione della schiavitù- IRA Muritania- di cui fa parte da sempre l’Onorevole aggi arresti arbitrari Mariem Cheickh e alla cui testa c’è Biram dah Abeid. Succede davvero: nel 2026 in Mauritania una minore è fatta schiava e tenuta in stato di schiavitù dalla nascita. Ricordiamo che la Mauritania ha abolito la stessa solo nel 1981, poi nel 2007 ed in ultima istanza nel 2015 ha rivisto la sua normativa grazie proprio al lavoro di denuncia dell’ IRAMauritania costata anni di lotte pacifiche, arresti arbitrari, torture, decessi da parte dei pestaggi della polizia di Stato e , non ultimo, pesanti brogli elettorali su scala locale e Nazionale. Mentre scriviamo, cinque donne sono tenute agli arresti forzati di cui due sono Deputate della Repubblica Islamica all’Assemblea Generale lasciandoci constatare che il Governo stesso, arrestando le proprie parlamentari, (Mariem Cheikh e Ghamou Achour Salem), giudica utile bloccare anche illegalmente i suoi membri…” Panico….. o Revisionismo Istituzionale”?
Arrestare gli eletti e le elette della propria Nazione tecnicamente è un affronto alla rappresentanza popolare, alla separazione dei poteri e a circa una quindicina di Convenzioni Internazionali ratificate dalla Mauritania e sempre molto ben sponsorizzati a livello Internazionale per abbagliare i partener di qua dal mondo libero. Per la Mauritania di oggi la scelta è semplice: entrare nella storia come il Paese che ha veramente e definitivamente abolito la schiavitù moderna, o passare alla storia come il paese che ha imprigionato senza motivo un infante di tre mesi. Noi qui non ci distrarremo, anzi, saremo pronti a fare la nostra parte qualora il paese propenderà per la prima scelta. La denuncia non si fermerà. Viva la libertà e il coraggio delle donne di azione in Mauritania.


