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Crisi

Medio Oriente, la guerra in arriva a toccare un Eurofighter italiano in Arabia Saudita

La guerra in Medio Oriente colpisce direttamente il contingente italiano. Danneggiato un caccia a Ta'if: Roma valuta la risposta mentre l'opposizione chiede il passaggio parlamentare.

Un caccia Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica Militare italiana è stato colpito e danneggiato nella notte tra giovedì 17 e venerdì 18 settembre durante un attacco alla base aerea di Ta’if, in Arabia Saudita, dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve. Il velivolo si trovava a terra, all’interno della base ma in un’area decentrata rispetto al grosso delle infrastrutture. A confermare l’episodio è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha seguito personalmente e in contatto costante con il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, l’evolversi della situazione nella base saudita. Il ministro ha voluto rassicurare subito sul fronte umano: nessun militare italiano risulta coinvolto, e non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal personale nazionale. La base aerea King Fahd di Ta’if è uno dei principali centri operativi della Royal Saudi Air Force nell’ovest del paese, situata sull’altopiano omonimo a circa 70 chilometri dalla Mecca. Dal marzo 2026 ospita anche una parte del dispositivo militare italiano schierato nel Golfo, e nei giorni scorsi era già stata più volte colpita da allarmi e attacchi legati alla nuova escalation tra Riad e gli Houthi, il movimento sciita yemenita filo-iraniano. Il contingente italiano nella regione conta circa 300 militari dell’Aeronautica, distribuiti tra Arabia Saudita e Kuwait, articolati in diversi gruppi operativi. Il Task Group Typhoon dispone di quattro Eurofighter F-2000A impiegati per la difesa dello spazio aereo assegnato — uno dei quattro è il velivolo colpito nella notte — mentre il Task Group Argo opera con un E-550A CAEW, aereo specializzato nella sorveglianza e nell’allarme precoce. Il comando della Task Force è stato affidato di recente al colonnello Simone Agostino Rocca, che ha preso il posto del colonnello Michele Schiavi il primo settembre, proprio nella base di Ta’if. Secondo l’analista yemenita Maged al-Madhaji, presidente del Sana’a Center for Strategic Studies, l’aereo italiano probabilmente non era l’obiettivo primario dell’attacco degli Houthi, che può essere letto come un segnale indirizzato a più attori internazionali e non solo all’Arabia Saudita. Al-Madhaji osserva che, anche senza un bersaglio diretto contro l’Italia, il fatto che una base con presenze internazionali possa essere colpita dimostra come le conseguenze del conflitto tra Houthi e Riad possano estendersi ben oltre il rapporto bilaterale tra le due parti. Sul piano internazionale, Crosetto ha scritto all’Alta Rappresentante dell’Unione Europea Kaja Kallas per chiedere un ultimo sforzo europeo nel rafforzare l’operazione Aspides, la missione UE per la sicurezza della navigazione nel Mar Rosso, prima di un eventuale intervento italiano autonomo nello stretto di Bab el-Mandeb. L’attacco a Ta’if arriva peraltro a poche ore dall’annuncio di questa possibile missione italiana, che prevede l’invio di fregate per la protezione dei mercantili in transito in una delle rotte più strategiche del commercio mondiale. Al di là dei danni materiali — un caccia da oltre cento milioni di euro colpito a terra — l’episodio segna un punto di svolta simbolico: per la prima volta da quando l’Italia ha inviato personale nella regione, un mezzo delle Forze Armate italiane è finito materialmente dentro l’escalation tra Riad e gli Houthi. Una crisi che, fino a pochi giorni fa, appariva confinata a rotte commerciali lontane e che ora si misura direttamente sulla sicurezza dei militari italiani schierati sul terreno.

L’episodio riaccende inevitabilmente il dibattito interno. Le opposizioni chiedono a gran voce il coinvolgimento del Parlamento, ponendo l’interrogativo cruciale sulla sostenibilità e sui rischi di un’escalation che vede l’Italia esposta su più fronti. Resta da capire quali decisioni concrete adotterà il governo italiano sia sul piano della sicurezza del contingente a Ta’if, sia su quello, più ampio, dell’impegno militare nel Golfo, e se il Parlamento verrà davvero coinvolto, come chiedono le opposizioni, nelle prossime scelte su una missione che rischia di esporre l’Italia a un conflitto sempre più diretto.

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