Skip to content
Focus internazionale

Medio Oriente, un’eco di cordoglio per Papa Francesco: tra omaggi sinceri e silenzi controversi

Cordoglio da tutto il Medio Oriente per la morte del Papa. Dalla Palestina al Libano, dall'Iran al Pakistan, messaggi di cordoglio per la scomparsa del Santo Padre.

Dopo aver celebrato un’altra Pasqua in tono minore, per la guerra che ancora continua a martoriare la loro terra, lunedì 21 aprile i fedeli palestinesi della comunità cristiana fi Gaza si sono radunati “con il cuore spezzato” presso la Chiesa della Santa Famiglia per partecipare alla messa in suffragio di Papa Francesco. Le campane delle chiese in tutto il
Medio Oriente hanno suonato in lutto per la morte di Papa Francesco, e molti paesi hanno dichiarato giorni ufficiali di lutto come Giordania. Anche il Libano piange Francesco, il Presidente Joseph Aoun ha proclamato tre giorni di lutto nazionale con bandiere abbassate in tutto il paese.

In tutto il Medio Oriente, i cristiani palestinesi, libanesi e siriani, sia cattolici che ortodossi, hanno elogiato il costante impegno del Santo Padre come fonte di continuo conforto, in un momento in cui le loro comunità stanno affrontando guerre, disastri, difficoltà e persecuzioni.

Annunci

“Abbiamo perso un santo che ci ha insegnato ogni giorno ad essere coraggiosi, ad essere pazienti e ad essere forti. Abbiamo perso un uomo che ha combattuto ogni giorno in ogni direzione per proteggere questo suo piccolo gregge”, ha detto George Anton, capo del comitato di emergenza della Chiesa della Santa Famiglia a Gaza. Proprio Anton ha raccontato che Francesco ha chiamato la chiesa subito dopo l’inizio della guerra a Gaza nell’ottobre 2023, cominciando quella che il Vatican News Service aveva descritto come ‘una consuetudine serale’, che non è venuta meno nonostante il peggioramento della sua salute, durante la quale il Papa si assicurava di parlare con familiarità non solo con i sacerdoti, ma con tutti coloro che erano presenti. Il Papa chiamava Gaza ogni singolo giorno per informarsi personalmente della situazione, parlando con Padre Yusuf Asad e con il parroco Padre Gabriel Romanelli, mostrando la sua vicinanza e solidarietà incrollabile a Gaza nelle sue ore più buie, come ha confermato il patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, che ha reso omaggio a Papa Francesco elogiandone la sua “solidarietà concreta” con Gaza.

Nel suo messaggio finale della domenica di Pasqua, il Santo Padre non aveva mancato di sottolineare la “deplorevole situazione umanitaria” causata dall’offensiva di Israele su Gaza e aveva espresso la sua “vicinanza alle sofferenze… di tutto il popolo israeliano e del popolo palestinese”: “Faccio appello alle parti belligeranti: cessate il fuoco, liberate gli ostaggi e venite in aiuto di un popolo affamato che aspira a un futuro di pace”, ha detto il Papa nel suo ultimo discorso dal balcone della Basilica di San Pietro.

Munther Isaac, pastore palestinese della chiesa Luterana, ha pianto la morte di Papa Francesco, dicendo che tutti i palestinesi avevano perso un “caro amico” che era “amato in Palestina”. Ricordandone la visita al muro di separazione di Israele a Betlemme, Isaac ha detto: “Il Papa se n’è andato, e l’occupazione e il muro sono rimasti”.

I messaggi di cordoglio per la scomparsa di Sua Santità si sono succeduti per tutta la giornata di ieri, 21 aprile 2025, non solo da parte dei cristiani del Medio Oriente, ma anche dalle comunità islamiche.

La morte di Papa Francesco ha suscitato un’eco significativa nei media del Medio Oriente, con una copertura ampia che riflette l’ importanza del ruolo che ha avuto il Pontefice come figura di dialogo, di speranza, di difensore dei diritti umani, anche nella complessità delle relazioni interreligiose.

Molte comunità religiose e molti leader sia cristiani che musulmani hanno espresso il loro cordoglio, riconoscendone il ruolo nella promozione della pace in questo momento così difficile.

Le principali testate giornalistiche del Medio Oriente hanno dedicato ampio spazio alla morte del Papa, con articoli, editoriali e approfondimenti sul suo pontificato e sul suo impatto nella regione, con riferimenti alle sue prese di posizione e ai suoi appelli per una soluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese, sottolineando il sostegno del Papa ai diritti del popolo palestinese. È stato evidenziato anche l’impegno di Francesco nel promuovere il dialogo tra le religioni, in particolare con l’Islam. Sono stati ricordati i suoi viaggi e i suoi appelli alla pace e alla convivenza, gli incontri con i vari leader religiosi musulmani: la storica visita a Najaf in Iraq, con il leader sciita Ayatollah Al-Sistani, quella in Marocco, dove visitò I’istituto Mohammed VI per la formazione degli imam, un centro che promuove un islam moderato e aperto al dialogo; l’incontro con il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb una delle istituzioni più prestigiose del mondo sunnita in Egitto, che ha portato alla firma del “Documento sulla Fratellanza Umana” ad Abu Dhabi nel 2019, un testo per promuovere la pace e la convivenza tra le religioni, un evento molto importante, che ha sottolineato la volontà di dialogo tra la Chiesa cattolica e I’Islam sunnita.

Testate come Arab News, dell’Arabia Saudita, lo hanno definito “paladino della libertà palestinese”. Al Jazeera ha evidenziato il suo tentativo di modernizzare la Chiesa, pur mantenendone i dogmi.

Le reazioni della stampa israeliana alla morte di Papa Francesco, invece, sono state diverse, riflettendo le complesse relazioni tra Israele e la Santa Sede. Mentre gran parte del Medio Oriente ha riconosciuto il ruolo di Papa Francesco come promotore di pace e dialogo, alcune critiche sono emerse soprattutto in Israele.

Diversi media hanno riconosciuto il contributo di Papa Francesco al miglioramento delle relazioni tra ebrei e
cristiani, sottolineando il suo impegno nel combattere l’antisemitismo e nel promuovere il dialogo interreligioso, anche attraverso visite e incontri con leader religiosi e politici israeliani, ma sono state espresse anche molte critiche nei confronti delle posizioni del Papa sulla questione palestinese, soprattutto per le sue ripetute condanne della situazione umanitaria in corso a Gaza e le richieste di una soluzione pacifica del conflitto.

In particolare, risuona il silenzio assordante di Netanyahu e molto scalpore ha suscitato la decisione del ministero degli Esteri israeliano di cancellare i post di condoglianze delle ambasciate israeliane in tutto il mondo. Agli ambasciatori è stato successivamente intimato di non firmare libri di condoglianze presso le ambasciate vaticane in tutto il mondo, scatenando una reazione diplomatica a cascata tra gli ambasciatori.

Annunci
Leggi anche
Torna su
No results found...