Le periodicamente rinnovate minacce, gli insulti istituzionali e le dichiarazioni apertamente ostili rilasciate dai vertici del Cremlino e dai loro megafoni mediatici nei confronti dell’Italia e delle sue maggiori istituzioni non possono più essere liquidati come mera propaganda per uso interno. Di fronte a una postura russa costantemente aggressiva, la tradizionale dottrina diplomatica italiana – storicamente improntata al dialogo felpato e alla mediazione a oltranza – rischia di essere interpretata a Mosca come debolezza o, peggio, passività.
Analizzando lo scenario dei rapporti diplomatici tra i due paesi, oggi l’Italia si trova in una posizione di evidente asimmetria logistica, numerica e geopolitica rispetto alla Federazione Russa. Se è vero che al governo abbiamo qualcuno che ha la Nazione nel cuore, e non solo e unicamente in bocca, è giunto il momento di delineare, sebbene in prospettiva, una strategia di reazione chiara, legale e progressiva, da attivare preventivamente e da far scattare alla prossima, inevitabile provocazione del Cremlino, per ristabilire la dignità istituzionale del nostro Paese e mettere in sicurezza i confini nazionali.
Cronologia di un’umiliazione passiva: tutti gli attacchi che i “patrioti” del governo di Roma anno finto di non vedere
Negli ultimi anni, questa Nazione (come è solita dire Giorgia Meloni) è stata ripetutamente bersaglio di attacchi verbali, minacce strategiche e spregiudicate operazioni di ingerenza da parte di Mosca. Di fronte a questa escalation, la reazione della nostra Premier e dei suoi ministri è rimasta quasi sempre confinata a timide note di protesta o a un silenzio accondiscendente (se non di appoggio indiretto con le proposte di Matteo Salvini di ricominciare a comprare il petrolio russo che nonostante tali attacchi russi hanno continuato ad essere avanzate). Il dossier delle provocazioni subìte delinea un quadro di eccezionale gravità:
- I volgari attacchi televisivi di Vladimir Solovyov a Meloni e Mattarella: Il principale propagandista televisivo di Vladimir Putin ha scatenato una vera e propria crociata mediatica contro le massime istituzioni italiane, alimentata anche dal risentimento personale per il sequestro delle sue ville di lusso sul Lago di Como. In diretta sul canale di Stato Rossija 1, Solovyov è arrivato a insultare la premier Giorgia Meloni definendola in lingua italiana “una cattiva donnuccia, una traditrice, un’idiota certificata e una bestia fascista”. Non contento, ha virato sul Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accusandolo pubblicamente di “non capire di cosa sta parlando” e intimando al popolo italiano di “vergognarsi dei propri antenati”. Un attacco frontale, sessista e sguaiato che ha superato ogni linea rossa del rispetto internazionale.
- Gli attacchi mirati al Quirinale: La diplomazia del Cremlino e i media di Stato russi non hanno risparmiato il Presidente Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato è stato bersaglio di dure note ufficiali da parte del Ministero degli Esteri di Mosca, che lo hanno accusato di “mancanza di obiettività” e asservimento alle logiche occidentali. A questo si sono aggiunte violente campagne orchestrate di disinformazione e character assassination (fango mediatico) sui canali social russi, volte a screditare la figura del Presidente e la sua ferma linea di difesa della legalità internazionale.
- Il dossieraggio e gli insulti di Medvedev: L’ex presidente russo Dmitrij Medvedev ha più volte utilizzato i propri canali social per bollare i leader politici italiani come “servitori degli Stati Uniti” e “imbecilli”, evocando regolarmente scenari di scontro e punizione nucleare contro l’Europa.
- Le liste nere e le minacce strutturali di Zakharova: La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha formalmente inserito l’Italia nella lista dei “Paesi ostili”, avvertendo che il supporto politico e militare all’Ucraina avrebbe comportato “conseguenze irreversibili” e ritorsioni concrete per l’economia e la sicurezza italiana.
- La missione “Dalla Russia con amore” (2020): Durante la prima ondata di Covid-19, l’Italia ha improvvidamente permesso l’ingresso sul suolo nazionale di un intero contingente militare russo con la scusa di aiuti sanitari. Quella missione si è rivelata una colossale operazione di propaganda e, soprattutto, di mappatura logistica del territorio vicino alle basi NATO, gestita direttamente da uomini legati all’intelligence militare (GRU).
- La guerra cibernetica e gli attacchi hacker alle istituzioni: I collettivi di hacker filorussi (come Killnet e NoName057) hanno a più riprese preso di mira, con attacchi di tipo DDoS, i siti web istituzionali italiani – tra cui il Ministero della Difesa, il Senato e i portali governativi – nel tentativo di paralizzare i servizi digitali e i sistemi informatici del Paese.
- La nazionalizzazione forzata di Ariston: L’atto ostile più grave sul piano economico è stato il decreto con cui il Cremlino ha espropriato la filiale russa del colosso italiano Ariston, trasferendone la gestione operativa a Gazprom. Una vera e propria rapina di Stato a cui l’Italia è rimasta a guardare, incapace di opporre contromisure efficaci.
L’anomalia delle sei bandiere: la mappa del sovradimensionamento russo a Roma
L’asimmetria sul territorio è numericamente schiacciante. Mentre a Mosca la presenza istituzionale e diplomatica italiana è storicamente ridotta a soli quattro presidi (Ambasciata, Consolato Generale, Istituto di Cultura e lo sportello ICE), la mappa della presenza statale russa a Roma racconta una storia di occupazione urbana della Capitale. Nelle strade romane sventolano, su complessi immobiliari indipendenti, almeno sei bandiere della Federazione Russa:
- L’Ambasciata bilaterale principale (Via Gaeta, zona Stazione Termini).
- Il massiccio Ufficio Consolare distaccato (Un intero comprensorio blindato in Via Nomentana).
- L’Ambasciata presso la Santa Sede (Via della Conciliazione, a ridosso del Vaticano).
- La Rappresentanza Permanente presso la FAO e le Agenzie ONU (Piazza Barberini).
- La Rappresentanza Commerciale (Via Clitunno).
- Il Centro Culturale “Casa Russa” / Rossotrudnichestvo (Palazzo Santacroce, Piazza Cairoli).
Questo iper-trofismo logistico, dove enormi bandiere russe, che nulla hanno a che fare col paesaggio, sventolano nella maggior parte dei casi inopinatamente a inquinare visivamente di se le più belle vie e piazze romane (eclatante è il caso di Piazza Barberini), non risponde a reali necessità di cooperazione burocratica. Come evidenziato dalle relazioni annuali della nostra intelligence (AISI) e da clamorosi casi giudiziari – primo fra tutti l’arresto del capitano di fregata Walter Biot, sorpreso a vendere segreti NATO a funzionari russi – l’eccezionale quantità di personale accreditato con passaporto diplomatico a Roma funge da hub strategico regionale e da copertura per attività di spionaggio (GRU, SVR, FSB), legalmente protette dall’istituto dell’immunità diplomatica.
La scusa delle “mani legate” e la sovranità reale dell’Italia
Molti politici di questo governo sovranista nelle parole ma imbelle nei fatti, appoggiati da alcuni analisti geopolitici, sostengono che l’Italia abbia le mani legate, poiché i canali legati alla Città del Vaticano (regolati dall’Articolo 12 dei Patti Lateranensi) e alle Nazioni Unite (accordi di sede FAO) sono intoccabili e protetti da trattati internazionali terzi.
In realtà, se è vero che l’Italia non può forzare legalmente la Russia a trasferire la sua ambasciata papale dentro le mura vaticane per ragioni di spazio e di sovranità della Santa Sede, è altrettanto vero che lo Stato italiano possiede pieni poteri sovrani per intervenire radicalmente sui canali bilaterali. La Convenzione di Vienna del 1961 non impone affatto la passività: offre gli strumenti legali per attenuare o spegnere la macchina logistica e di intelligence ostile senza violare il diritto internazionale.
Una possibile road map: dal de-risking economico al progressivo abbattimento dell’elefantiasi logistica
Per reagire con acume, fermezza e freddezza alla prossima provocazione del Cremlino, prevenendo le scontate ritorsioni di Mosca a danno delle nostre istituzioni, l’azione del Ministero degli Affari Esteri dovrebbe seguire, ove ne fosse capace, una sequenza d’azione rigida e preventiva.
Step 0: Il prerequisito della messa in sicurezza economica (de-risking)
Prima di muovere qualsiasi leva diplomatica a Roma, l’Italia deve azzerare la propria vulnerabilità in Russia. Nel mercato russo operano ancora circa 150 aziende italiane (tra cui colossi del credito, dell’alimentare e dell’industria come Unicredit, Ferrero, Barilla e Pirelli). Lo Stato dovrebbe:
- Agevolare il disinvestimento protetto: Supportare l’uscita e la vendita controllata degli asset sensibili a soggetti di Paesi terzi neutrali, anticipando i decreti russi di esproprio forzato.
- Svuotare preventivamente l’Ambasciata a Mosca: Ridurre al minimo il personale italiano con passaporto diplomatico a Mosca, aumentando preventivamente i già esistenti funzionari con passaporto russo e contratti lavorativi locali per la gestione civile ordinaria. In questo modo, l’ambasciata italiana a Mosca diventerebbe un “bersaglio vuoto” per le prevedibili future ritorsioni del Cremlino.
Step 1: L’eliminazione della facilitazioni burocratiche nel rilascio dei visti
Alla prima successiva intimidazione da parte di Mosca, l’Italia non deve rispondere con espulsioni teatrali (che costringerebbero il Cremlino a risposte speculari per orgoglio geopolitico), ma con l’intasamento burocratico:
- Congelamento dei visti di ricambio: La Farnesina renderebbe terribilmente più lento o sospenderebbe a tempo indeterminato il rilascio di nuovi visti diplomatici e di servizio per il personale russo in arrivo. Quando i funzionari attualmente a Roma termineranno il loro mandato ordinario, nessuno potrà legalmente sostituirli. Le sedi russe inizieranno a svuotarsi per “estinzione burocratica naturale”.
- Allineamento alla linea dura europea: L’Italia si potrebbe unire formalmente al blocco dei Paesi Baltici e Scandinavi, azzerando i visti d’ingresso e revocando ogni corsia preferenziale o facilitazione per i flussi istituzionali russi.
Step 2: L’intasamento finanziario e la riduzione forzata (Il “Cap”)
Il mantenimento di palazzi storici ed enormi tenute private a Roma (come i 33 ettari blindati di Villa Abamelek, residenza dell’ambasciatore russo) ha costi immensi. L’Italia può colpire la logistica della manutenzione e bloccare il rilascio dei permessi comunali e i nulla-osta della sovrintendenza sui beni artistici vincolati per i lavori di ristrutturazione in corso che tendono a una sempre maggiore blindatura dei complessi in uso alla Russia all’interno di Roma:
- Blocco dei canali bancari ordinari: Applicando in modo rigidissimo le sanzioni antiriciclaggio europee e i controlli sui flussi finanziari, si limita l’operatività dei conti correnti dell’ambasciata russa, impedendo il pagamento di utenze (luce, gas), tasse sui rifiuti (TARI) e i canoni di locazione delle sedi commerciali distaccate in affitto. Mantenere uffici vuoti, freddi e senza servizi manutentivi diventerà economicamente insostenibile per Mosca.
- Imposizione del tetto paritetico: In coordinamento con la NATO e l’UE, l’Italia applica l’Articolo 11 della Convenzione di Vienna, imponendo un tetto massimo (ad esempio, massimo 20 funzionari) su base bilaterale [VC, TF].
- Attivazione della Potenza Protettrice: Per tutelare i pochissimi italiani rimasti in Russia, l’Italia trasferisce formalmente la protezione dei propri interessi a una Potenza Protettrice neutrale, come la Svizzera, aprendo una “Sezione Interessi Italiani” presso l’ambasciata elvetica a Mosca ed eliminando ogni margine di ritorsione diretta da parte del Cremlino sui nostri funzionari.
Il confronto impietoso: l’asimmetria tra l’Italia e i Paesi dell’Est Europa
L’inerzia strategica italiana risalta in modo ancora più netto se confrontata con i dati tecnici e le decisioni giuridiche adottate dai Paesi dell’Est europeo (Estonia, Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca e Polonia), che hanno sfruttato la Convenzione di Vienna al massimo delle sue potenzialità per neutralizzare la minaccia russa:
Approccio diplomatico dei paesi dell’Est Europa vs attuale approccio Italiano
Attuale approccio Paesi dell’Est Europa:
- a) Applicazione Art. 11 (Vienna): Parità Numerica Rigida (“Strict Parity”): Se lo Stato dell’Est ha 10 diplomatici a Mosca, la Russia può averne solo 10 nella capitale ospitante. Forzato il rimpatrio di oltre il 70% del personale russo.
- b) Politica dei Visti Schengen: Blocco Totale: Azzeramento dei visti turistici e istituzionali. Stop totale ai visti di ricambio diplomatico.
- c) Livello dei Rapporti Ufficiali: Degradazione Diplomatica: Espulsione degli Ambasciatori russi. Rapporti declassati al livello minimo di “Incaricato d’Affari” e chiusura dei consolati periferici.
Attuale Approccio Italiano:
- a) Applicazione Art. 11 (Vienna): Tolleranza del Sovradimensionamento: L’Italia permette che il personale russo a Roma sia storicamente più del doppio rispetto a quello italiano a Mosca.
- b) Politica dei Visti Schengen: Valvola di Sfogo: L’Italia rimane tra i primi Paesi europei per volume di visti rilasciati a cittadini russi, permettendo loro di circolare nello spazio Schengen.
- c) Livello dei Rapporti Ufficiali: Pieno Riconoscimento: Mantenimento dell’interlocuzione al massimo livello con l’Ambasciatore russo a Roma, offrendo una prestigiosa vetrina politica.
Una questione di sovranità e volontà politica
Gli strumenti giuridici per agire esistono, sono pienamente legali e sono già stati sperimentati con successo dalle altre democrazie europee alleate. Ciò che è mancato finora a Roma non è la copertura del diritto internazionale, ma la determinazione strategica e la volontà politica della leadership a Palazzo Chigi e alla Farnesina.
Continuare a tollerare un sovradimensionato “esercito” di funzionari russi a Roma, a fronte di continui insulti alle nostre massime cariche dello Stato, non è diplomazia: è rinuncia alla propria sovranità, è avere la Nazione sulla bocca e la coda sempre tra le gambe. La prossima provocazione del Cremlino dovrà trovare l’Italia pronta a inaugurare una nuova stagione di fermezza burocratica asimmetrica. Disarmare la rete d’influenza russa a Roma non è solo possibile, ma è diventato un atto necessario per la sicurezza nazionale e la dignità del Paese. Se non lo dovesse fare questo governo, questa road-map dovrebbe diventare parte del programma del governo prossimo.


