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Cooperazione

Mozambico, il gas africano entra nella strategia energetica dell’Ucraina

Il Mozambico entra nella strategia energetica dell’Ucraina come possibile fornitore di gas mentre Kiev cerca alternative alla produzione compromessa dalla guerra.

Nel pieno di una crisi energetica aggravata dal conflitto con la Russia, l’Ucraina amplia il proprio raggio d’azione e guarda sempre più lontano per diversificare le fonti di approvvigionamento. L’ultimo segnale arriva dal colloquio telefonico del 23 marzo tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il suo omologo mozambicano Daniel Chapo, che ha aperto un nuovo fronte nella geografia energetica di Kiev.

Al centro della conversazione, oltre a temi più ampi di cooperazione economica e formativa, è emersa con chiarezza la questione del gas. Zelensky ha esplicitamente menzionato la possibilità di importazioni dal Mozambico, inserendo il Paese africano tra le opzioni in fase di valutazione, accanto ad altri interlocutori già coinvolti, come gli Stati Uniti.

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La mossa riflette una necessità strutturale: dal 2022, la produzione interna ucraina di gas ha subito un deterioramento significativo, legato sia ai danni diretti delle operazioni militari sia alle difficoltà logistiche e infrastrutturali. In questo contesto, la strategia energetica di Kiev si sta progressivamente orientando verso una diversificazione geografica che include nuovi attori emergenti.

Tra questi, il Mozambico occupa una posizione peculiare. Divenuto produttore di gas naturale liquefatto nel 2022, il Paese ha avviato le esportazioni l’anno successivo grazie al progetto Coral South FLNG, con una capacità di circa 2,5 milioni di tonnellate annue. Si tratta di volumi ancora contenuti rispetto ai grandi esportatori africani, come Algeria e Nigeria, ma sufficienti a inserirlo nella mappa globale del GNL.

Il vero potenziale, tuttavia, risiede nelle riserve. Il Mozambico è attualmente il terzo Paese africano per quantità di gas disponibili e punta a un salto di scala con il progetto Mozambique LNG, guidato da TotalEnergies. Il rilancio dell’iniziativa, annunciato all’inizio del 2026, potrebbe aumentare sensibilmente la capacità produttiva e consolidare il ruolo del Paese come hub energetico regionale.

Resta però un elemento critico: la sicurezza. L’area di Cabo Delgado, dove si concentrano i principali giacimenti, è da anni teatro di instabilità e violenze. La presenza di forze armate straniere, in particolare contingenti ruandesi, ha finora contribuito a contenere la minaccia, ma un eventuale ritiro potrebbe riaprire scenari di incertezza. Non a caso, anche questo aspetto è stato discusso tra Zelensky e Chapo, con riferimento a possibili soluzioni per affrontare le sfide securitarie.

L’interesse ucraino per il gas mozambicano non va letto solo in chiave contingente. Si inserisce in una più ampia ridefinizione delle rotte energetiche globali, accelerata dalla guerra e dalle tensioni geopolitiche. In questo scenario, l’Africa subsahariana emerge come uno spazio sempre più rilevante, capace di attrarre nuove relazioni e ridefinire equilibri consolidati.

Per Kiev, la partita resta complessa: assicurarsi forniture stabili richiederà non solo accordi commerciali, ma anche una valutazione attenta dei rischi politici e logistici. Per Maputo, invece, si apre una finestra di opportunità per rafforzare il proprio peso internazionale, a condizione di riuscire a stabilizzare il proprio territorio e garantire continuità produttiva.

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