Sam Nujoma, primo presidente della Namibia e figura centrale nella lotta per l’indipendenza, è morto all’età di 95 anni. Leader della SWAPO, guidò il paese alla libertà dal dominio sudafricano nel 1990, dopo decenni di guerra e resistenza contro l’apartheid.
Nato nel 1929 in una famiglia di contadini, Nujoma crebbe in un contesto di oppressione coloniale, prima sotto la Germania e poi sotto il regime razzista sudafricano. Dopo aver vissuto discriminazioni nei township e lavorato come operaio ferroviario, si avvicinò al sindacalismo e alla politica indipendentista. Nel 1960 fu costretto all’esilio, viaggiando tra vari paesi africani e gli Stati Uniti per ottenere supporto internazionale. Nel 1966 avviò la lotta armata contro il regime sudafricano, guidando la SWAPO in un lungo conflitto che costò oltre 20.000 vite.
Dopo l’indipendenza, Nujoma divenne il primo presidente della Namibia e si dedicò alla costruzione della nazione, cercando di unificare un paese diviso da decenni di segregazione. Implementò politiche di riconciliazione e sviluppo, ma mantenne posizioni dure contro il colonialismo e il neocolonialismo, criticando la Germania per i crimini storici contro i popoli Herero e Nama. La sua leadership fu segnata anche da controversie: modificò la costituzione per garantirsi un terzo mandato, sostenne il presidente zimbabwese Robert Mugabe e mantenne relazioni con paesi come Cuba, Libia e Corea del Nord.
Nonostante alcune critiche, la sua figura rimane centrale nella storia della Namibia, dove il suo volto appare sulle banconote e il suo nome è sinonimo della lotta per la libertà. Dopo il ritiro dalla politica nel 2005, si dedicò agli studi, laureandosi in geologia. Il paese lo piange come il “Padre Fondatore” che ha trasformato una colonia oppressa in una nazione indipendente e stabile.


