La Lithops werneri, una rara succulenta che cresce esclusivamente in una piccola area della Namibia centrale, è stata classificata come specie in pericolo critico. Ne restano meno di 200 esemplari in natura.
In un’area di appena quattro chilometri quadrati tra le montagne dell’Erongo, nella Namibia centrale, sopravvive una delle piante più insolite del pianeta. La Lithops werneri, conosciuta come “pietra vivente”, è una piccola succulenta che si mimetizza quasi perfettamente con il terreno roccioso circostante. Oggi, però, questa straordinaria strategia evolutiva potrebbe non bastare più.
Secondo l’ultimo aggiornamento della Lista Rossa dell’IUCN, la specie è stata classificata come Critically Endangered (in pericolo critico), dopo aver perso oltre l’80% della sua popolazione dagli anni Ottanta. Le stime indicano che in natura rimangano meno di 200 esemplari.
La particolarità della Lithops werneri è la sua distribuzione estremamente limitata: cresce in un solo sito conosciuto al mondo. Questo la rende particolarmente vulnerabile, perché un evento climatico estremo o un’alterazione del suo habitat potrebbero comprometterne definitivamente la sopravvivenza.
La pianta affonda le radici in un sottilissimo strato di ghiaia, spesso appena due centimetri, sopra una base granitica. Si tratta di un ambiente fragile, dove l’equilibrio tra precipitazioni, temperatura e stabilità del suolo è fondamentale.
Gli studiosi ricordano infatti che la specie era già naturalmente rara, ma la situazione è peggiorata nel corso del tempo. Dopo la sua descrizione scientifica negli anni cinquanta, la pianta è stata ricercata da collezionisti e appassionati del mercato orticolo internazionale. Per un periodo si è addirittura temuto che fosse estinta, fino alla sua riscoperta nel 2012.
Oggi i ricercatori indicano nel cambiamento climatico una delle minacce più serie. Le radici superficiali rendono la Lithops werneri particolarmente sensibile ai lunghi periodi di siccità, mentre le piogge irregolari compromettono la crescita delle nuove piante. Anche le alluvioni improvvise possono decisamente danneggiare il delicato strato di ghiaia da cui dipende l’intera popolazione.


